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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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venerdì, 30 giugno 2006
In queste stanze

In Queste Stanze



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mercoledì, 28 giugno 2006
Lupo ulu-là e castello ulu-lì

La leggenda vuole che la comicità di Mel Brooks (80 anni oggi) sia nata come un espediente. Vale a dire salvarsi la pelle dai coetanei, tutti più grossi di lui e non inclini alla dialettica, che frequentava nel quartiere di Brooklyn dove era nato il 28 giugno 1926 da genitori russi ebrei immigrati. Melvin Kaminsky, questo il suo vero nome, diventa così, prima cabarettista nei locali notturni di New York e poi autore di testi televisivi, arrivando a  scrivere battute per personaggi del calibro di Woody Allen. Nel 1964 sposa Anne Bancroft (l'indimenticabile Mrs. Robinson, scomparsa l'anno scorso) che lo spingerà verso il cinema. Quattro anni dopo il comico è pronto per il suo esordio con "Per favore non toccate le vecchiette" con Zero Mostel e Gene Wilder, che gli fa vincere subito l'Oscar per la migliore sceneggiatura.  Nel 1974 si afferma definitivamente, prima con  "Mezzogiorno e mezzo di fuoco"  e dopo, sempre nello stesso anno, con il suo capolavoro:  "Frankenstein Junior" che lo vede ancora collaborare con Gene Wilder, co-sceneggiatore e protagonista del film insieme a Marty Feldman, un altro ottimo attore e grande caratterista, mai così incisivo come nel ruolo dell'assistente Igor ("Aigor") dell'incredulo nipote del dottor Frankenstein.


Frankenstein Junior

La più divertente parodia dei classici dell’orrore prende in giro con ironia, leggerezza e un po’ di simpatica volgarità i luoghi comuni del brivido. Riuscitissimi i giochi linguistici ("lupo ulu-là e castello ulu-lì") e le gag del film che si sprecano e si ricordano anche a distanza di anni: dall'incontro del dottor "Frankenstin" con "Aigor" alla stazione Transilvania ("si aiuti con questo" dice Igor porgendo al dottore il suo minuscolo bastone), all'arrivo al castello quando il dottore, scorgendo i due grossi cerchi utilizzati come battenti e, contemporaneamente, abbracciando la sua assistente con il seno prorompente dice "mai visti due così", dalla gobba che c'è e non c'è di Igor e che cambia lato, all'ispettore con il braccio di legno su cui appoggia le freccette e che viene utilizzato come ariete per accedere al castello nel finale del film, dal mostro che balla il tip tap a Frau Blucher, la vecchia assistente del barone Frankenstein, il cui nome, ogni volta che viene pronunciato, fa imbizzarrire i cavalli.



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lunedì, 26 giugno 2006
Milanodabere

Sabato mattina in autostrada la mia auto era la sola a salire verso il capoluogo lombardo, mentre, nell'altro senso di marcia, legioni di "barbari" calavano, senza alcuna pietà, per prendere d'assedio le spiaggie della costa ligure (ma quanto mi piace essere controcorrente). Ho trascorso un weekend milanese in occasione della Notte Bianca, rovinata solo in parte della pioggia che, tempestiva come le tasse quando si è speso tutto lo stipendio, ha iniziato a scendere alle 8 di sera per circa 3 ore. Fuochi artificiali, concerti, spettacoli, locali pieni, musei, gallerie e negozi aperti, tantissime persone lungo le strade dei principali quartieri della città, fin quasi all'alba. Il Castello Sforzesco illuminato con eleganza e Piazza del Duomo allegramente aggredita dalle note di Edoardo Bennato ed Alex Britti, tra le cose da rimarcare.


Vicini alle Stelle

Un altro evento che avevo voglia di vedere era la mostra fotografica "Vicini alle stelle" (organizzata dalla Fondazione Mazzotta in collaborazione con l'assessorato alla cultura della Provincia di Milano, fino al 9 luglio). Oltre 300 scatti di tre grandi fotografi che celebrano i miti del cinema degli anni 50, 60 e 70. Tra i numerosi soggetti, spiccano gli omaggi a Marilyn Monroe e Marlon Brando, Sofia Loren e Marcello Mastroianni. I primi immortalati da Sam Shaw, gli altri da Tazio Secchiaroli. A loro si aggiunge una carrellata di splendide attrici, catturate dall'obiettivo di Chiara Samugheo: da Monica Vitti a Claudia Cardinale, passando per Virna Lisi, Anna Maria Pierangeli, Stefania Sandrelli e molte altre ancora. La mostra appare come un doppio tributo: da una parte quello esplicito ai 3 fotografi, e dall'altra parte quello implicito alla magia del cinema e cioè all'arte che, più di ogni altra, ha segnato il secolo scorso. Curiosa e divertente la foto di quello che fu considerato "l'uomo più fortunato del mondo", ossia l'operaio che, sul set di "Quando la moglie è in vacanza", stava sotto la grata dove si trovava Marilyn Monroe, per azionare il ventilatore contro la sua gonna e farla quindi sollevare, in una delle immagini simbolo di tutto il cinema americano.



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sabato, 24 giugno 2006
L'ultima volta che mi sono commosso ascoltando una canzone

Non dormo e ho gli occhi aperti per te
Guardo fuori e guardo intorno
Com’è gonfia la strada
Di polvere e vento
Nel viale del ritorno

E quando arrivi
Quando verrai per me
Guarda all’angolo del cielo
Dov’è scritto il tuo nome
Ed è scritto nel ferro
Del cerchio di un anello

E ancora mi innamora
E mi fa sospirare così
Adesso e per quando
Tornerà l’incanto

E se mi trovi stanco
Se mi trovi spento
Se il meglio è già venuto
E non ho saputo
Tenerlo dentro me

I vecchi già lo sanno il perché
E anche gli alberghi tristi
Che troppo è per poco
E non basta ancora
Ed è una volta sola

E ancora proteggi
La grazia del mio cuore
Adesso e per quando
Tornerà l’incanto
L’incanto di te
Di te vicino a me

Ho sassi nelle scarpe
E polvere sul cuore
Freddo nel sole
E non bastan le parole

Mi spiace se ho peccato
Mi spiace se ho sbagliato
Se non ci sono stato
Se non sono tornato

Ma ancora proteggi
La grazia del mio cuore
Adesso e per quando
Tornerà nel tempo
Il tempo per partire
Il tempo di restare
Il tempo di lasciare
Il tempo di abbracciare

In ricchezza e in fortuna
In pena e povertà
Nella gioia e nel clamore
Nel lutto e nel dolore
Nel freddo e nel sole
Nel sonno e nel rumore

Ovunque proteggi
La grazia del mio cuore
Ovunque proteggi
La grazia del tuo cuore

Ovunque proteggi
Proteggimi nel male
Ovunque proteggi
La grazia del tuo cuore

"Ovunque proteggi" di Vinicio Capossela può essere ascoltata alla radio presente nel mio blog (traccia 22)



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giovedì, 22 giugno 2006
Io voto NO

"Votare Sì per dare una lezione al governo Prodi, al governo con undici ministri comunisti, in cui ci sono ministri che vanno in piazza assieme ai centri sociali e con gli omosessuali" e poi "Nessun italiano può sentirsi degno di essere tale se domenica non sarà andato a dare il proprio sì alla riforma Costituzionale". Basterebbero queste inqualificabili affermazioni di berlusconi (la mia tastiera, ben coadiuvata dalle mie dita, si rifiuta di scrivere la "b" iniziale in maiuscolo) a fornire una motivazione di tutto rispetto per votare NO al prossimo referendum. Per fugare gli ultimi dubbi, se mai qualcuno ne avesse ancora, basterebbe il principio elementare e democratico (a cui però questa destra pare estranea) per il quale la Costituzione non può essere riformata soltanto da una parte politica. Se si volesse poi affrontare l'argomento in modo serio, basterebbe rifarsi a quanto sostenuto da uno dei più apprezzati costituzionalisti italiani: Giovanni Sartori.
 
Spot Mediaset"L’incombente referendum sulla nuova costituzione investe argomenti molto difficili. I più non li capiscono, e quindi se ne disinteressano. A torto perché una scelta sbagliata danneggerà tutti, ivi inclusi i disinteressati. Ma tant’è. Il referendum è indetto, e il dovere della Rai come servizio pubblico è di spiegarlo onestamente e imparzialmente. [...] Pilucco tra i vari spot e filmatini che per dovere di ufficio mi sono dovuto sorbire in questi giorni. Un tema molto insistito, non a caso, è quello della riduzione del numero dei parlamentari. Il tema è popolare e gli strateghi al servizio di Sua Emittenza hanno capito che è più facile da vendere agli ignari di tutto. E così si ripete a distesa che i deputati passeranno, con la riforma, da 630 a 518 e i senatori da 313 a 252. Vero o falso? Semi-vero, e quindi semi-falso. E anzi più falso che vero. Non solo perché la sinistra ha proposto un taglio più drastico, ma anche perché ne propone l’attuazione subito mentre la destra la rinvia addirittura al 2016. Mediaset, poi, è ancora più imbrogliona. Perché nella sua animazione di questo punto, le figurine dei parlamentari si trasformano in simboli dell’euro. Come per dire: votate Sì e risparmierete soldi. E questa non è una mezza verità ma una sicura falsità. Secondo esempio: il bicameralismo perfetto (paritario). La riforma Bossi-Berlusconi lo ha eliminato. Ma lo aveva anche eliminato prima la sinistra. Sul che la Rai tace, mentre il problema dovrebbe essere di chi lo abbia sostituito peggio. Imperturbato lo spot Rai illustra così: «La riforma prevede tre tipi di leggi», norme approvate soltanto dalla Camera (alle quali però il Senato federale può proporre modifiche); secondo, norme approvate soltanto dal Senato federale (alle quali la Camera può anch’essa proporre modifiche); e infine «norme che disciplinano norme sia dello Stato e delle Regioni». Quasi tutti i costituzionalisti hanno detto che questo è un caos ingestibile. Ma questo non va detto. [...] Venendo al dibattito, mi fa specie che il bicameralismo paritario sia il solo «mostro», per chi in realtà ne propone di ben più mostruosi:
1) l’elezione popolare diretta del premier
2) il potere del suddetto premier di sciogliere le Camere «sotto sua esclusiva responsabilità», e cioè a suo arbitrio
3) la normativa anti-ribaltone
4) il ritorno pressoché automatico alle urne se le elezioni non producono la maggioranza voluta
Qui abbiamo quattro mostri che sono davvero tali, non solo perché non esistono in nessuna parte del mondo, ma ancor più perché distruggono il sistema parlamentare per sostituirlo con Quasimodo (il mostro di Notre Dame del romanzo di Victor Hugo). Ciò precisato, al momento mi preme soltanto di ribadire che non dobbiamo certo digerire la devolution bossiana per addivenire a un bicameralismo differenziato".



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martedì, 20 giugno 2006
Passare il giorno a visitar musei, monumenti e chiese, parlando inglese

In una delle stanze del Rijksmuseum (il più grande museo olandese con più di un milione di visitatori all'anno), ho vissuto una bella ed inattesa emozione, quando ho avuto il piacere di sedere accanto a Peter Greenaway. Il famoso regista inglese ha realizzato una suggestiva e teatrale presentazione del capolavoro di Rembrandt: "La Ronda di Notte". Uno dei quadri più celebri al mondo, da 4 secoli circondato dal mistero, dà vita a diversi interrogativi: perchè ha questo titolo? Chi sono in realtà i personaggi rappresentati? Greenaway fornisce la propria interpretazione, attraverso un allestimento riuscitissimo che dà una dimensione scenica al gioiello di Rembrandt, ricreando con l'aiuto della luce, di immagini in movimento e del suono, il contesto del dipinto del XVII secolo. Al termine il regista è stato applaudito e congratulato per l'intensità dello spettacolo.

La Ronda di Notte

Il Van Gogh Museum è di per sè un'emozione. Quest'anno, alla monumentale collezione permanente dedicata a Van Gogh, si aggiunge uno straordinario raffronto tra due giganti dell'arte figurativa barocca: Rembrandt (di cui si festeggia il 400esimo anniversario della nascita) e Caravaggio. Ai visitatori è offerta la rara opportunità di ammirare circa quaranta loro capolavori, che l'allestimento ha sapientemente disposto a coppie, come in un "faccia a faccia", così da favorire l'individuazione di analogie e differenze tra i due stili pittorici. Sorprendente ed intensissimo "La Sposa Ebrea" di Rembrandt, in cui è ritratto un uomo che pone la mano sul seno della moglie, con un gesto che potrebbe essere interpretato come tenero ed affettuoso, ma che è anche un atteggiamento di chi intende esibire la propria sposa come un trofeo. Van Gogh una volta disse di questo dipinto: "Darei dieci anni della mia vita per poterlo contemplare due settimane filate, con una crosta di pane per unico cibo".

La Sposa Ebrea



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domenica, 18 giugno 2006
Un armonioso e naturale equilibrio

Un'atmosfera da ombelico del mondo e' quella che ho respirato quando sono arrivato alla Central Station, scendendo dal treno che dall’aeroporto di Schipol porta al centro di Amsterdam.  Bianchi, neri, mulatti, cristiani, musulmani, indiani. E’ un amalgamarsi di culture diverse che si confondono tra loro. E’ incrocio magico del mondo dove le diverse etnie, anche per il passato dell’Olanda di grande paese colonizzatore, di mercanti e marinai, si mescolano disinvoltamente. Tante popolazioni hanno portato ad Amsterdam le loro tradizioni, i loro costumi e le loro religioni imparando a convivere, tollerandosi e adattandosi l'una con l'altra con rispetto reciproco. Ciò è quello che succede, ancora oggi, insieme a cose che possono accadere solo qui: la prostituzione legalizzata dallo stato, la liberazione del fumo della cannabis e dei funghi allucinogeni, l'apertura nei confronti del sesso. Tutto questo e molto altro ancora è Amsterdam.


Amsterdam giugno 06

Una città che vive un armonioso e naturale equilibrio fra la storia, la cultura, l'arte e le bellezze architettoniche da una parte e l'estrema libertà, l'apertura a nuove idee e pensieri, la vita notturna e la trasgressione dall'altra. Amsterdam, da sempre abituata ad essere ricettiva ed accogliente, offre una cornice unica al mondo, costituita da un reticolo di canali, ponti e stradine strettissime, dove s’innalzano case di legno, alte fino a 4 o 5 piani, coloratissime in stile secolo XVII. E’ l’unica città al mondo dove ci sono più biciclette che auto, ogni abitante infatti ne possiede almeno una, ed è anche la città con più musei al mondo, ne ha ben 42, tra cui anche quello dedicato a Van Gogh, che da solo vale l’intero viaggio.



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lunedì, 12 giugno 2006
Ci tengo di più ai ricordi

Se domani mattina qualcuno avrà l'occasione di puntare il proprio bel(?) nasino all'insù, potrà probabilmente vedermi sfrecciare nei cieli d'Europa, alla volta della capitale olandese. Dal blu dei cieli si va verso l'azzurro dell'acqua... si, perchè Amsterdam è prima di tutto un insieme di isole e canali, di case impiantate su una selva di pali dalla punta di ferro. E' un sistema complesso di chiuse che impediscono all'acqua di rovinare i pali sui quali si reggono gli edifici e di far inabissare ancor di piu la città. Essa infatti è situata a 3 metri sotto il livello del mare, e da parecchi secoli sprofonda millimetro dopo millimetro. Tutte le notti si pompa acqua fresca, la si trasporta nei canali della città finchè le acque usate ritornano al mare del nord attraverso il Noordzeekanaal.

Nata circa 700 anni fa, la città ha sempre legato il suo destino all'acqua, il suo nome ("Amstellodamme" la diga sull'Amstel) è citato per la prima volta in un documento di dogana, datato 1275. Nei secoli, da piccolo villaggio di pescatori, divenne tra le città più economicamente potenti d'Europa, raggiungendo l'apogeo nel XVII secolo (che fu definito "l'età dell'oro"), avventurandosi inoltre in quello che sarà un impero coloniale di lunga durata. Alla crescita economica ed urbanistica (che venne definita la piu bella metropoli del Rinascimento), si accompagnò anche quella culturale, che ebbe il suo culmine quando Rembrandt diede origine alla fiorente scuola pittorica.  Successivamente, a causa del disastroso attacco simultaneo da parte di Francesi ed Inglesi iniziò un lungo declino, terminato nella seconda metà dell'800 in cui, oltre ad una ripresa commerciale, la città  si sviluppò nell'industria. Ma la seconda guerra mondiale la colpì profondamente, non per i bombardamenti che non la devastarono, ma per tutti gli ebrei che, facendo parte della popolazione, vennero deportati nonostante l'esemplare aiuto fornito alle famiglie ebree, come quello offerto ad Anna Frank che si nascose in una casa di Prinsengracht e che si innalzò a simbolo di opposizione.

Anna Frank"Nasconderci! Dove dovremmo nasconderci, in città, in campagna, in una casa, in una capanna, quando, come, dove…? Erano problemi ch'io non dovevo pormi, e che tuttavia continuamente riaffioravano. Margot e io cominciammo a stipare l'indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arricciacapelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciare nella borsa le cose più assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di più ai ricordi che ai vestiti"

Tale brano tratto dal diario di questa ragazzina, il cui sogno di diventare scrittrice si infranse con la morte, avvenuta a soli 15 anni, mi induce a pensare che uno dei motivi (tanti) per cui amo viaggiare ed una delle ragioni stesse che fanno della vita (quando riusciamo ad esserne consapevoli) un'avventura così appassionata e ricca nei suoi chiaroscuri, è il potere dirompente e per certi versi magico dei ricordi.



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sabato, 10 giugno 2006
Il tennis, la Johansson e gli urti della vita

Era circa due anni che non giocavo più a tennis. Assolutamente logico quindi che fossimo turbati e pieni di apprensione durante il viaggio che ci portava al campo, dove, da lì a poco, avrei dovuto riprendere la mia avventura così a lungo interrotta. Ho usato il plurale perchè al centro sportivo non mi ci sono recato da solo. Ero infatti in compagnia del mio cardiologo, il quale, molto più preoccupato di me, tentava in tutti i modi di dissuadermi da quella che considereva (cito testualmente) una sconsiderata follia! "Beh... sono intorno ai quaranta è vero, anche se nessuno me li darebbe (neppure con la condizionale)... evidentemente dormire tutte le notti nel freezer per conservarsi nel miglior modo possibile, alla fine paga! E' altrettanto vero che non faccio sport da tempo, ma questo non significa che dovrei temere qualsivoglia pericoloso contraccolpo sul mio fisico". Il tono della mia voce non era molto convinto, e lo fu ancor meno quando, poco dopo,  mi interessai che il compare (per l'occasione cardiologo ed arbitro) avesse con sè il numero del pronto soccorso più vicino! Il complesso sportivo era davvero bello: immerso nel verde di una ridente località della riviera, vicino Genova... la cosa mi piacque parecchio perchè mi indusse a pensare che se si deve morire, tanto vale farlo in un gran bel posto, facendo qualcosa che piace moltissimo (non so bene per quale strana associazione di idee, ma subito dopo pensai alle cosce di Scarlett Johansson... ma lasciamo stare, altrimenti si divaga).

Ma perchè poi avrei dovuto preoccuparmi cosi tanto? Del resto la persona con cui avrei dovuto incrociare la racchetta era un'amica - si, avete capito bene  - avrei dovuto giocare con una donna, una femmina, insomma qualcuno appartenente ad un sesso fisicamente inferiore (so che questa affermazione "politically incorrect" incontrerà le ire delle mie intrepide lettrici, ma conto sulla clemenza della corte). Continuavo pertanto a ripetermi che non avevo nulla da temere, che avrei fatto la mia porca figura, sia di fronte all'amica, che al cardiologo sempre più angosciato e rassegnato al peggio. Sarei stato all'altezza della situazione, avrei dimostrato che non ho solo una bella testa, ma anche un fisico che resiste "agli urti della vita, a quel che leggi sul giornale e certe volte anche alla sfiga" (per dirla con il poeta). Primi palleggi di riscaldamento... tutto apparentemente bene, fino a quando, dopo una manciata di minuti, iniziai ad avvertire un anomalo ed esponenziale aumento delle pulsazioni... le gambe cominciarono a farsi sempre piu pesanti, ed il campo, per qualche strana legge fisica di cui fino allora ero a sconoscenza, più grande della pista di atterraggio dell'aeroporto di New York.

Iniziò la partita, il sudore scendeva copioso sulla fronte, la vista si annebbiava, avevo piccoli crampi ovunque lungo il corpo, ad un certo punto mi sorpresi di avere ancora un corpo, perchè non lo sentii più... per quanto veloce mi sembrava di correre, dall'altra parte della rete la mia avversaria pareva andare in motocicletta, tanta era la differenza di passo. Il primo set terminò velocemente con un eloquente 6-3 a suo vantaggio! Cominciò il successivo e con esso le prime allucinazioni a sfondo mistico... fu nel momento esatto in cui la Madonna mi invitava ad officiare una messa alla presenza dell'arcangelo Gabriele, Don Mazzi e l'avvocato Previti, finalmente agli arresti (anche se solo domiciliari), che mi accorsi che in un attimo avevo perso per 6 a 2 anche il secondo set e con lui l'onore e l'orgoglio. Tralascio tutto il resto ed in particolare gli sfottò della mia avversaria (evidentemente figlia illegittima di Lea Pericoli, nonchè sorellastra maggiore della Hingis), perchè confido sulla vostra fertile e galoppante immaginazione e sul fatto che non vorrete infierire su uomo distrutto, o comunque su quel che resta di lui!



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giovedì, 08 giugno 2006
L'Era del Computer

Il miglior interprete dell'Era del Computer non è un sociologo né un tecnologo. E' un buffo omino con la testa allungata, gli occhiali ed una cravatta a strisce rosse e nere con la punta immancabilmente piegata verso l'alto. Si chiama Dilbert, ed esce dalla penna di Scott Adams, un disegnatore di fumetti che è riuscito a concentrare nel suo personaggio speranze, idiosincrasie e trepidazioni dei "techies", i milioni di ingegneri, tecnici e impiegati qualunque che lavorano nelle grandi aziende di ogni parte del mondo. Dilbert vive in un "cubicolo aziendale", ama e capisce i computer molto meglio delle persone e combatte via email una vana battaglia contro l'insipienza dei suoi capi, la cui complessiva stupidità è superata solo dalla più completa ignoranza tecnologica. Da un certo punto di vista, Dilbert è l'erede anni novanta di storiche "strisce impiegatizie" come il britannico Bristow, reso famoso in Italia dalla rivista "Linus" ormai trent'anni fa. Ma nei fumetti di Dilbert non c'è solo la satira dei meccanismi perversi delle aziende, opportunamente aggiornata per tener conto delle nuove tendenze introdotte dai computer. La ragione del suo enorme successo (negli Stati Uniti lo pubblicano più di 800 quotidiani), è soprattutto l'ironia, affettuosa, ma implacabile, con cui descrive vizi e manie dell' "homo tecnologicus" di oggi.

Dilbert



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