Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
al cinema con charlie brown
amalteo
being mastroianni
bellatrix
colazione da splinder
conte nebbia
erikaluna
giovane e innocente
ho sognato un gatto parlante
i viaggi del nano
in movimento
l'eleganza del riccio
miss blum
piacere cinefago
seaweeds leaves
tenda rossa
Rear Window
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La leggenda vuole che la comicità di Mel Brooks (80 anni oggi) sia nata come un espediente. Vale a dire salvarsi la pelle dai coetanei, tutti più grossi di lui e non inclini alla dialettica, che frequentava nel quartiere di Brooklyn dove era nato il 28 giugno 1926 da genitori russi ebrei immigrati. Melvin Kaminsky, questo il suo vero nome, diventa così, prima cabarettista nei locali notturni di New York e poi autore di testi televisivi, arrivando a scrivere battute per personaggi del calibro di Woody Allen. Nel 1964 sposa Anne Bancroft (l'indimenticabile Mrs. Robinson, scomparsa l'anno scorso) che lo spingerà verso il cinema. Quattro anni dopo il comico è pronto per il suo esordio con "Per favore non toccate le vecchiette" con Zero Mostel e Gene Wilder, che gli fa vincere subito l'Oscar per la migliore sceneggiatura. Nel 1974 si afferma definitivamente, prima con "Mezzogiorno e mezzo di fuoco" e dopo, sempre nello stesso anno, con il suo capolavoro: "Frankenstein Junior" che lo vede ancora collaborare con Gene Wilder, co-sceneggiatore e protagonista del film insieme a Marty Feldman, un altro ottimo attore e grande caratterista, mai così incisivo come nel ruolo dell'assistente Igor ("Aigor") dell'incredulo nipote del dottor Frankenstein.

La più divertente parodia dei classici dell’orrore prende in giro con ironia, leggerezza e un po’ di simpatica volgarità i luoghi comuni del brivido. Riuscitissimi i giochi linguistici ("lupo ulu-là e castello ulu-lì") e le gag del film che si sprecano e si ricordano anche a distanza di anni: dall'incontro del dottor "Frankenstin" con "Aigor" alla stazione Transilvania ("si aiuti con questo" dice Igor porgendo al dottore il suo minuscolo bastone), all'arrivo al castello quando il dottore, scorgendo i due grossi cerchi utilizzati come battenti e, contemporaneamente, abbracciando la sua assistente con il seno prorompente dice "mai visti due così", dalla gobba che c'è e non c'è di Igor e che cambia lato, all'ispettore con il braccio di legno su cui appoggia le freccette e che viene utilizzato come ariete per accedere al castello nel finale del film, dal mostro che balla il tip tap a Frau Blucher, la vecchia assistente del barone Frankenstein, il cui nome, ogni volta che viene pronunciato, fa imbizzarrire i cavalli.
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Sabato mattina in autostrada la mia auto era la sola a salire verso il capoluogo lombardo, mentre, nell'altro senso di marcia, legioni di "barbari" calavano, senza alcuna pietà, per prendere d'assedio le spiaggie della costa ligure (ma quanto mi piace essere controcorrente). Ho trascorso un weekend milanese in occasione della Notte Bianca, rovinata solo in parte della pioggia che, tempestiva come le tasse quando si è speso tutto lo stipendio, ha iniziato a scendere alle 8 di sera per circa 3 ore. Fuochi artificiali, concerti, spettacoli, locali pieni, musei, gallerie e negozi aperti, tantissime persone lungo le strade dei principali quartieri della città, fin quasi all'alba. Il Castello Sforzesco illuminato con eleganza e Piazza del Duomo allegramente aggredita dalle note di Edoardo Bennato ed Alex Britti, tra le cose da rimarcare.

Un altro evento che avevo voglia di vedere era la mostra fotografica "Vicini alle stelle" (organizzata dalla Fondazione Mazzotta in collaborazione con l'assessorato alla cultura della Provincia di Milano, fino al 9 luglio). Oltre 300 scatti di tre grandi fotografi che celebrano i miti del cinema degli anni 50, 60 e 70. Tra i numerosi soggetti, spiccano gli omaggi a Marilyn Monroe e Marlon Brando, Sofia Loren e Marcello Mastroianni. I primi immortalati da Sam Shaw, gli altri da Tazio Secchiaroli. A loro si aggiunge una carrellata di splendide attrici, catturate dall'obiettivo di Chiara Samugheo: da Monica Vitti a Claudia Cardinale, passando per Virna Lisi, Anna Maria Pierangeli, Stefania Sandrelli e molte altre ancora. La mostra appare come un doppio tributo: da una parte quello esplicito ai 3 fotografi, e dall'altra parte quello implicito alla magia del cinema e cioè all'arte che, più di ogni altra, ha segnato il secolo scorso. Curiosa e divertente la foto di quello che fu considerato "l'uomo più fortunato del mondo", ossia l'operaio che, sul set di "Quando la moglie è in vacanza", stava sotto la grata dove si trovava Marilyn Monroe, per azionare il ventilatore contro la sua gonna e farla quindi sollevare, in una delle immagini simbolo di tutto il cinema americano.
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Non dormo e ho gli occhi aperti per te E quando arrivi E ancora mi innamora E se mi trovi stanco I vecchi già lo sanno il perché E ancora proteggi |
Ho sassi nelle scarpe Mi spiace se ho peccato Ma ancora proteggi In ricchezza e in fortuna Ovunque proteggi Ovunque proteggi |
| "Ovunque proteggi" di Vinicio Capossela può essere ascoltata alla radio presente nel mio blog (traccia 22) | |
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"L’incombente referendum sulla nuova costituzione investe argomenti molto difficili. I più non li capiscono, e quindi se ne disinteressano. A torto perché una scelta sbagliata danneggerà tutti, ivi inclusi i disinteressati. Ma tant’è. Il referendum è indetto, e il dovere della Rai come servizio pubblico è di spiegarlo onestamente e imparzialmente. [...] Pilucco tra i vari spot e filmatini che per dovere di ufficio mi sono dovuto sorbire in questi giorni. Un tema molto insistito, non a caso, è quello della riduzione del numero dei parlamentari. Il tema è popolare e gli strateghi al servizio di Sua Emittenza hanno capito che è più facile da vendere agli ignari di tutto. E così si ripete a distesa che i deputati passeranno, con la riforma, da 630 a 518 e i senatori da 313 a 252. Vero o falso? Semi-vero, e quindi semi-falso. E anzi più falso che vero. Non solo perché la sinistra ha proposto un taglio più drastico, ma anche perché ne propone l’attuazione subito mentre la destra la rinvia addirittura al 2016. Mediaset, poi, è ancora più imbrogliona. Perché nella sua animazione di questo punto, le figurine dei parlamentari si trasformano in simboli dell’euro. Come per dire: votate Sì e risparmierete soldi. E questa non è una mezza verità ma una sicura falsità. Secondo esempio: il bicameralismo perfetto (paritario). La riforma Bossi-Berlusconi lo ha eliminato. Ma lo aveva anche eliminato prima la sinistra. Sul che la Rai tace, mentre il problema dovrebbe essere di chi lo abbia sostituito peggio. Imperturbato lo spot Rai illustra così: «La riforma prevede tre tipi di leggi», norme approvate soltanto dalla Camera (alle quali però il Senato federale può proporre modifiche); secondo, norme approvate soltanto dal Senato federale (alle quali la Camera può anch’essa proporre modifiche); e infine «norme che disciplinano norme sia dello Stato e delle Regioni». Quasi tutti i costituzionalisti hanno detto che questo è un caos ingestibile. Ma questo non va detto. [...] Venendo al dibattito, mi fa specie che il bicameralismo paritario sia il solo «mostro», per chi in realtà ne propone di ben più mostruosi: ![]() |
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In una delle stanze del Rijksmuseum (il più grande museo olandese con più di un milione di visitatori all'anno), ho vissuto una bella ed inattesa emozione, quando ho avuto il piacere di sedere accanto a Peter Greenaway. Il famoso regista inglese ha realizzato una suggestiva e teatrale presentazione del capolavoro di Rembrandt: "La Ronda di Notte". Uno dei quadri più celebri al mondo, da 4 secoli circondato dal mistero, dà vita a diversi interrogativi: perchè ha questo titolo? Chi sono in realtà i personaggi rappresentati? Greenaway fornisce la propria interpretazione, attraverso un allestimento riuscitissimo che dà una dimensione scenica al gioiello di Rembrandt, ricreando con l'aiuto della luce, di immagini in movimento e del suono, il contesto del dipinto del XVII secolo. Al termine il regista è stato applaudito e congratulato per l'intensità dello spettacolo.

Il Van Gogh Museum è di per sè un'emozione. Quest'anno, alla monumentale collezione permanente dedicata a Van Gogh, si aggiunge uno straordinario raffronto tra due giganti dell'arte figurativa barocca: Rembrandt (di cui si festeggia il 400esimo anniversario della nascita) e Caravaggio. Ai visitatori è offerta la rara opportunità di ammirare circa quaranta loro capolavori, che l'allestimento ha sapientemente disposto a coppie, come in un "faccia a faccia", così da favorire l'individuazione di analogie e differenze tra i due stili pittorici. Sorprendente ed intensissimo "La Sposa Ebrea" di Rembrandt, in cui è ritratto un uomo che pone la mano sul seno della moglie, con un gesto che potrebbe essere interpretato come tenero ed affettuoso, ma che è anche un atteggiamento di chi intende esibire la propria sposa come un trofeo. Van Gogh una volta disse di questo dipinto: "Darei dieci anni della mia vita per poterlo contemplare due settimane filate, con una crosta di pane per unico cibo".

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Un'atmosfera da ombelico del mondo e' quella che ho respirato quando sono arrivato alla Central Station, scendendo dal treno che dall’aeroporto di Schipol porta al centro di Amsterdam. Bianchi, neri, mulatti, cristiani, musulmani, indiani. E’ un amalgamarsi di culture diverse che si confondono tra loro. E’ incrocio magico del mondo dove le diverse etnie, anche per il passato dell’Olanda di grande paese colonizzatore, di mercanti e marinai, si mescolano disinvoltamente. Tante popolazioni hanno portato ad Amsterdam le loro tradizioni, i loro costumi e le loro religioni imparando a convivere, tollerandosi e adattandosi l'una con l'altra con rispetto reciproco. Ciò è quello che succede, ancora oggi, insieme a cose che possono accadere solo qui: la prostituzione legalizzata dallo stato, la liberazione del fumo della cannabis e dei funghi allucinogeni, l'apertura nei confronti del sesso. Tutto questo e molto altro ancora è Amsterdam.

Una città che vive un armonioso e naturale equilibrio fra la storia, la cultura, l'arte e le bellezze architettoniche da una parte e l'estrema libertà, l'apertura a nuove idee e pensieri, la vita notturna e la trasgressione dall'altra. Amsterdam, da sempre abituata ad essere ricettiva ed accogliente, offre una cornice unica al mondo, costituita da un reticolo di canali, ponti e stradine strettissime, dove s’innalzano case di legno, alte fino a 4 o 5 piani, coloratissime in stile secolo XVII. E’ l’unica città al mondo dove ci sono più biciclette che auto, ogni abitante infatti ne possiede almeno una, ed è anche la città con più musei al mondo, ne ha ben 42, tra cui anche quello dedicato a Van Gogh, che da solo vale l’intero viaggio.
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Se domani mattina qualcuno avrà l'occasione di puntare il proprio bel(?) nasino all'insù, potrà probabilmente vedermi sfrecciare nei cieli d'Europa, alla volta della capitale olandese. Dal blu dei cieli si va verso l'azzurro dell'acqua... si, perchè Amsterdam è prima di tutto un insieme di isole e canali, di case impiantate su una selva di pali dalla punta di ferro. E' un sistema complesso di chiuse che impediscono all'acqua di rovinare i pali sui quali si reggono gli edifici e di far inabissare ancor di piu la città. Essa infatti è situata a 3 metri sotto il livello del mare, e da parecchi secoli sprofonda millimetro dopo millimetro. Tutte le notti si pompa acqua fresca, la si trasporta nei canali della città finchè le acque usate ritornano al mare del nord attraverso il Noordzeekanaal.
Nata circa 700 anni fa, la città ha sempre legato il suo destino all'acqua, il suo nome ("Amstellodamme" la diga sull'Amstel) è citato per la prima volta in un documento di dogana, datato 1275. Nei secoli, da piccolo villaggio di pescatori, divenne tra le città più economicamente potenti d'Europa, raggiungendo l'apogeo nel XVII secolo (che fu definito "l'età dell'oro"), avventurandosi inoltre in quello che sarà un impero coloniale di lunga durata. Alla crescita economica ed urbanistica (che venne definita la piu bella metropoli del Rinascimento), si accompagnò anche quella culturale, che ebbe il suo culmine quando Rembrandt diede origine alla fiorente scuola pittorica. Successivamente, a causa del disastroso attacco simultaneo da parte di Francesi ed Inglesi iniziò un lungo declino, terminato nella seconda metà dell'800 in cui, oltre ad una ripresa commerciale, la città si sviluppò nell'industria. Ma la seconda guerra mondiale la colpì profondamente, non per i bombardamenti che non la devastarono, ma per tutti gli ebrei che, facendo parte della popolazione, vennero deportati nonostante l'esemplare aiuto fornito alle famiglie ebree, come quello offerto ad Anna Frank che si nascose in una casa di Prinsengracht e che si innalzò a simbolo di opposizione.
"Nasconderci! Dove dovremmo nasconderci, in città, in campagna, in una casa, in una capanna, quando, come, dove…? Erano problemi ch'io non dovevo pormi, e che tuttavia continuamente riaffioravano. Margot e io cominciammo a stipare l'indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arricciacapelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciare nella borsa le cose più assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di più ai ricordi che ai vestiti"
Tale brano tratto dal diario di questa ragazzina, il cui sogno di diventare scrittrice si infranse con la morte, avvenuta a soli 15 anni, mi induce a pensare che uno dei motivi (tanti) per cui amo viaggiare ed una delle ragioni stesse che fanno della vita (quando riusciamo ad esserne consapevoli) un'avventura così appassionata e ricca nei suoi chiaroscuri, è il potere dirompente e per certi versi magico dei ricordi.
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Il miglior interprete dell'Era del Computer non è un sociologo né un tecnologo. E' un buffo omino con la testa allungata, gli occhiali ed una cravatta a strisce rosse e nere con la punta immancabilmente piegata verso l'alto. Si chiama Dilbert, ed esce dalla penna di Scott Adams, un disegnatore di fumetti che è riuscito a concentrare nel suo personaggio speranze, idiosincrasie e trepidazioni dei "techies", i milioni di ingegneri, tecnici e impiegati qualunque che lavorano nelle grandi aziende di ogni parte del mondo. Dilbert vive in un "cubicolo aziendale", ama e capisce i computer molto meglio delle persone e combatte via email una vana battaglia contro l'insipienza dei suoi capi, la cui complessiva stupidità è superata solo dalla più completa ignoranza tecnologica. Da un certo punto di vista, Dilbert è l'erede anni novanta di storiche "strisce impiegatizie" come il britannico Bristow, reso famoso in Italia dalla rivista "Linus" ormai trent'anni fa. Ma nei fumetti di Dilbert non c'è solo la satira dei meccanismi perversi delle aziende, opportunamente aggiornata per tener conto delle nuove tendenze introdotte dai computer. La ragione del suo enorme successo (negli Stati Uniti lo pubblicano più di 800 quotidiani), è soprattutto l'ironia, affettuosa, ma implacabile, con cui descrive vizi e manie dell' "homo tecnologicus" di oggi.

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