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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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lunedì, 31 luglio 2006
Match Points

Ho letto "Match Points", un interessante libro curato da Marco Spagnoli, che raccoglie numerose interviste fatte a Woody Allen negli ultimi 8 anni, in cui il regista newyorchese traccia il suo percorso d'autore con grande sincerità, lucidità e, ovviamente, con l'autoironia che lo ha sempre contraddistinto. Molto gustosa la prefazione di Carlo Verdone. Ecco alcune considerazioni che ho estrapolato su arte, amore e politica:
 

Match PointsNel suo lavoro lei ha sempre espresso una profonda filosofia. Come definirebbe il suo atteggiamento nei confronti dell'esistenza?
(...) Credo che la cosa peggiore nella vita sia quella di avere forti convinzioni rispetto ad alcuni aspetti dell'esistenza come l'amore, il dolore, la religione e non riuscire a esprimerli. Il talento per tirare fuori i propri sentimenti, per incanalare le proprie passioni e le proprie amarezze è qualcosa di magnifico. Guardi cosa hanno fatto i poeti soffrendo: non solo hanno creato opere intense e meravigliose, ma sono anche riusciti - in qualche maniera - a mitigare il proprio dolore.

In "Hollywood Ending" lei gioca molto con le aspettative che la produzione ha nei confronti dei registi. Quanto è consapevole un autore della qualità di ciò a cui sta lavorando?
Personalmente credo che le vere creazioni artistiche non possano prescindere dall'inconscio. L'arte non è qualcosa di superficiale, ma emerge dal profondo. Dal mondo interiore. Un artista inconsciamente manipola la forma e la materia. Altrimenti, se fosse cosciente di ciò che fa, produrrebbe opere già stantie alla loro nascita e tutt'altro che originali.

Uno dei temi centrali del suo lavoro è il rapporto fra i due sessi. In "Crimini e misfatti" il suo personaggio legge un brano di un'intervista ad un filosofo, il quale sostiene: «Quando ci innamoriamo, si verifica uno stranissimo paradosso: da una parte cerchiamo di ritrovare tutte od alcune delle persone a cui eravamo attaccati da bambini e dall'altra chiediamo alla persona amata di correggere quei torti che quegli originari genitori o fratelli ci hanno inflitto nella verde età. Cosicchè l'amore contiene in sè la contraddizione fra il tentativo di ritornare al passato e il tentativo di annullare il passato». Crede anche lei che le cose stiano in questo modo?
Si, penso che sia vero. Passiamo tutta la vita cercando di far questo. Cerchiamo di tornare al passato ed insieme di risolvere i nostri problemi.

Lei non ha mai realizzato un film politico in senso "puro"
No, perchè non credo che la politica sia profonda abbastanza dal punto di vista artistico. Come cineasta non sono interessato ad affrontare tematiche politiche perchè, se guardi a un quadro più vasto, tutto diventa molto piccolo e la storia prende il sopravvento sugli eventi dei nostri anni. La storia del mondo segue questo ritmo: lui mi uccide? Io lo uccido. Una regola che viene applicata di volta in volta a protagonisti differenti. Alcuni fanatici hanno ucciso degli americani? Be', adesso questi ultimi ammazzano degli iracheni. Quando ero piccolo i nazisti uccidevano degli ebrei. Oggi alcuni ebrei e alcuni palestinesi si massacrano a vicenda. Se si torna indietro di migliaia di anni, le questioni politiche sono e restano effimere e non rilevanti. La storia è sempre la stessa, mentre io sono più interessato ai conflitti e ai  sentimenti degli esseri umani.



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sabato, 29 luglio 2006
Una posizione piuttosto scomoda

Una posizione piuttosto scomodaChe in Italia esista un'emergenza carceri, penso sia fuori discussione, ma ho qualche dubbio che ciò che si sta ponendo in essere in questi giorni sia il modo migliore per affrontarla. L’indulto dovrebbe consentire ai condannati di uscire prima della scadenza della condanna. Non agisce sul reato, che resta, ma si va a casa prima. Però per approvarlo è indispensabile anche la partecipazione dell'opposizione, perchè occorre una maggioranza dei due terzi; ed ecco quindi che questa legge, nata inizialmente per dare una risposta ad un problema rispetto al quale non ci si può nascondere, viene estesa a reati di falso in bilancio, corruzione, reati fiscali e finanziari anche nei confronti della Pubblica Amministrazione. Eugenio Scalfari sostiene "Ora l'indulto che il centrosinistra propone al Parlamento, con l'accordo di Forza Italia, realizzerà ciò che non era riuscito al governo Berlusconi. Di più: le persone responsabili di reati contro la pubblica amministrazione sono in tutto sessantasette; un numero esiguo che non contribuirà in nessun modo a quello sfoltimento della popolazione carceraria che è l'intento principale del provvedimento di clemenza. C'è infine un'ultima ragione che ci spinge a criticare la posizione del governo e a concordare con quella di Di Pietro: gran parte dei parlamentari di An voteranno contro il provvedimento di Mastella. Per ragioni che non condividiamo, ma resta il fatto che i colpevoli di reato contro lo Stato per corruzione e concussione avranno sconti di pena col voto del centrosinistra e di Forza Italia e con il voto contrario di Alleanza Nazionale. È una posizione piuttosto scomoda, non vi pare?"



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la cosa pubblica
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Fra le tue ciglia

Fra le tue ciglia



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poesia e scoperta
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giovedì, 27 luglio 2006
Certe notti sei sveglio o non sarai sveglio mai

Il ghiaccio nel bicchiere tintinnava in modo nuovo. Non avevo mai sentito un suono del genere prima di quella sera. Era evidente a tutti che qualcosa avesse rapito la mia attenzione, perchè me ne stavo in silenzio, con la sguardo perso dentro il poster dei Beatles. Avevo la sensazione che John cantasse solo per me "my life has changed in oh so many ways". Ho sempre ritenuto che quell' "oh" a metà del verso fosse un indice incontestabile del genio di Lennon. L'appartamento mi era stranamente familiare visto che, prima di quella sera, c'ero stato soltanto un'altra volta. E' curioso come certi appartamenti parlino così diffusamente del padrone di casa che non hai bisogno di chiedere più nulla, che tanto già lo sai come stanno le cose. Bello quando si conosce senza domandare. Si risparmia tempo, così da poter fare battute sceme, che è cosa molto più seria. Film, dischi e fumetti occhieggiavano straripanti da ogni angolo. Mi giravo e ne trovavo sempre qualcuno che mi si arrampicava sulle spalle, evidentemente invidioso della visuale di cui godevo, accomodato sul divano. In vita mia non ero mai stato così fisicamente vicino ad Orson Welles ed ammetto che la sua mole iniziava alquanto a preoccuparmi, ed insieme mi sfuggiva un sorriso amaro al pensiero di come oggi il "Quarto Potere" sia altrettanto degradato che gli altri tre. Tutto questo quando, d'un tratto, qualcuno nella stanza fece il mio nome ed io mi sentii oh così  sveglio. Oltre l'aria condizionata e le finestre se ne stava, mollemente, il centro storico più esteso d'Europa, ed io, senza pensarci su neppure un istante, mi presi la libertà di farlo aspettare ancora un pò.



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filosofie e cazzeggi, miei preferiti
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martedì, 25 luglio 2006
Nuove tracce di vita... e della mia playlist

1. Don't punish me with brutality, talk to me, so you can see what's going on... (Marvin Gaye)
2. È la pioggia di marzo, è quello che è, la speranza di vita che porti con te... (Carlos Jobim)
3
. Però volersi bene no, partecipare è difficile, quasi come volare. Per diventare noi, veramente noi: uniti indivisibili vicini, ma irraggiungibili... (Lucio Battisti)

4. I've travelled all this way for your embrace, enraptured by the recognition on your face. Hold me now while my old life dies tonight and i surrender... (David Sylvian)
5. Precious and fragile things need special handling... (Depeche Mode)
6. Stancami e parlami, abbracciami, guarda dietro le mie spalle. Poi racconta e spiegami tutto questo tempo nuovo che arriva con te... (Ivano Fossati)
7. Some of them want to use you. Some of them want to get used by you... (Eurythmics)
8. Il tempo cambia molte cose nella vita, il senso le amicizie le opinioni, che voglia di cambiare che c'è in me. Si sente il bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni, da questa falsa personalità... (Franco Battiato)

9. Change your heart, look around you. Change your heart, it will astound you... (Korgis)
10. E dimmi ancora tutto quello che mi aspetto già: che il tempo insiste perchè esiste il tempo che verrà...
(Ornella Vanoni)
11. Fly me to the moon. Let me play among the stars. Let me see what spring is like on Jupiter and Mars... (Frank Sinatra)
12. Oh, these are the days, these are the strangest of all. These are the nights, these are the darkest to fall. But who knows?... (David Bowie)
13.
The nerves are sending shimmering signals all through my fingers. The veins support blood that gushes pulsively towards the triumph of a heart that gives all, that gives all... (Bjork)
14. Sono sicuro che dentro qualcosa ti manca; di rose e di noia devi essere stanca. Che strade percorri toccando il cuscino? A volte, lo so, mi vorresti vicino... (Decibel) 
15. Let down and hanging around, crushed like a bug in the ground... (Radiohead)
16. La paura di restare soli e il futuro che incombe terrorizza chi riempie la sua vita con un niente, e magari ha trovato l’amore e l’ha scansato... (Otto Ohm)
17. You say in love there are no rules. Oh love, sweetheart, you're so cruel...
(U2)
18. Quei giorni perduti a rincorrere il vento, a chiederci un bacio e volerne altri cento. Un giorno qualunque li ricorderai, amore che fuggi da me tornerai... (Fabrizio De Andrè)

19. I don't know why nobody told you how to unfold your love. I don't know how someone controlled you, they bought and sold you...(Beatles)
20. Mi conforta credere che ti potrai accontentare di un uomo che può garantire soltanto le proprie funzioni primarie... (Velvet)
21. You've never met anyone who is as everything as I am sometimes. And you're still here... (Alanis Morissette)
22. Quando arrivi, quando verrai per me, guarda all'angolo del cielo dove è scritto il tuo nome ed è scritto nel ferro del cerchio di un anello dove ancora mi innamoro... (Vinicio Capossela)

Ho rinnovato per una buona metà la mia playlist, che, ricordo, può essere ascoltata utilizzando la radio presente nella colonna di destra del blog.



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domenica, 23 luglio 2006
Monty

Montgomery CliftTormentato, introverso e taciturno, intenso e disperato, intelligente e colto, emblema di una tipologia maschile che rifugge dal machismo, l'attore incarnò, con perfetta aderenza, la gioventù americana del dopoguerra, con le sue insicurezze, le sue ansie, le sue frustazioni, i suoi fallimenti affettivi e sentimentali. Nel 1950,  a 30 anni, era la star più richiesta in America. Tuttavia, a dispetto del suo enorme successo, era costantemente afflitto da un’angoscia sommersa che lo rendeva senza pace. L'omosessualità mai negata, ma mai completamente accettata fu senz'altro uno dei motivi di questo disagio esistenziale. Però anche l'irrisolto rapporto con la madre autoritaria e protettiva, l'acuta sensibilità in conflitto con un mondo già dominato dal culto del denaro e dell'apparenza, la difficoltà di stabilire profondi legami personali, non furono di certo motivi secondari. Si accompagnò sempre a donne più grandi di lui, come ad esempio Libby Holman, vedova di un miliardario americano. Fu lei a consigliargli alcool e pillole per guarire dalla depressione. Quando l'attore morì, anche lei si suicidò, facendosi intossicare dai gas di scarico della sua auto.

M.Clift e L.Taylor in "Un Posto al Sole"Montgomery Clift fu a tutti gli effetti un "mostro sacro" di Hollywood, pur avendo interpretato solo 17 film. Era certamente dotato di una personalità complessa, un uomo dal fascino ribelle e dalle enormi capacità interpretative. I suoi illustri contemporanei come Marlon Brando o James Dean riconoscevano in lui il più grande talento della loro generazione. Lavorò sotto la guida di registi straordinari come Howard Hawks e George Stevens, John Houston e Alfred Hitchcock, Vittorio De Sica ed Elia Kazan, scegliendo per sè parti drammatiche e complesse, sempre impreziosite dall'eccezionale profondità di sentimento che il suo volto comunicava, e dalla forza e l'espressività dei suoi gesti. Tra le sue amicizie, la più importante fu quella con Elizabeth Taylor, che quando lo vide la prima volta nel 1951, sul set di "Un posto al sole" di George Stevens, rimase folgorata dalla sua bellezza siderale e se ne innamorò perdutamente. Amore che poi si trasformò in sincera amicizia, quando Monty le fece capire, presentandosi sul set in compagnia di un ragazzo a cui era evidentemente legato, che non avrebbe mai potuto amarla: «Per qualunque cosa tu abbia bisogno, io ci sarò sempre e comunque» gli disse la diva. Fu proprio lei a salvargli la vita nel 1956, subito dopo il tragico incidente stradale occorsogli mentre lasciava la villa dell'attrice successivamente ad un party,  cavandogli  dalla gola i denti che lo stavano soffocando, mentre si lamentava con il volto sfigurato. Grazie ad una serie di interventi di chirurgia estetica e alle pressioni della Taylor sui produttori, tornò a lavorare, ma il suo viso aveva irrimediabilmente perso l'antica bellezza e ciò non fece altro che aggravare il suo stato depressivo. Marilyn Monroe, sua partner nel disperato "Gli spostati" di John Huston, del 1961, disse: «E' la sola persona che conosco che sta peggio di me». Ponendo fine a quello che fu definito il "più lungo suicidio di tutta la storia del cinema", colpito da un attacco di cuore, già minato dall'alcool e dalle droghe, morì esattamente 40 anni fa, il 23 luglio del 1966, all'età di quarantasei anni.



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venerdì, 21 luglio 2006
La Setta dei Bloggisti Abbastanza Vivi

Si è tenuta a Genova, alcune sere fa, la prima riunione della "Setta dei Bloggisti Abbastanza Vivi", denominata per brevità anche SBAV. La setta non ha (per adesso) scopo di lucro e persegue la finalità di costituire punto di riferimento per il mantenimento in vita (apparente) dei bloggers liguri e dintorni (isole comprese).

Gli (af)fondatori della Setta sono:

 l'egocentrico FinestraSulCortile

SBAV
 http://rearwindow.splinder.com

 il preoccupato Seaweeds

 http://seaweeds.splinder.com

 la petulante Biancac

 http://simplest.splinder.com

 

La SBAV indìce (medìo, anùlare, mignòlo nonchè pollìce) un concorso aperto (o semichiuso o sprangato) nella blogosphera per l'ammissione di un numero imprecisato di adepti, che dovranno cimentarsi nelle seguenti prove iniziatiche:

Le richieste di ammissione, con le soluzioni ai compiti proposti e l'indirizzo del proprio blog su Splinder (o altre piattaforme), dovranno pervenire al blog di Seaweeds (qualunque post va bene)  entro e non oltre il 5 settembre. Per qualsiasi chiarimento o domanda invece utilizzare l'indirizzo di posta elettronica: sbav.atura@gmail.com

La prima riunione della SBAV, allargata ai nuovi adepti, si terrà nel mese di settembre.



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mercoledì, 19 luglio 2006
Varigotti

VarigottiUn giorno di ferie durante la settimana. Una calda e ventosa giornata di sole. Un'amica e l'indispensabile Micra che mi conduce diligentemente ovunque. Quaranta minuti di autostrada ed eccoci arrivati. La scorsa estate non c'ero stato a Varigotti, ma la scorsa estate è stata uno sbaglio sotto molti punti di vista. Non ero me stesso... non ero presente a me stesso, se sapete cosa intendo. La grande spiaggia è deserta, considerando l'affollamento della costa ligure specie nei weekend. Non ho mai sopportato le spiagge affollate. Dieci giorni prima ad Arenzano avevo dovuto sciropparmi un'ora di conversazione su motociclette e scooter, portata avanti da due (troppo) vicini d'asciugamano. Due amici neppure giovanissimi, per i quali sembrava che non esistesse nient'altro che le moto. 30-35 anni sono un' età in cui si suppone si abbiano svariati interessi, che dovrebbero indurre a parlare di tante cose che non siano esclusivamente il suono di un motore piuttosto che di un altro. Minuto 7: "eh si... e devi anche tener molto saldi i polsi sul manubrio, perchè altrimenti..." ed io che pensavo: vedrai che ora passano ad affrontare il tema della drammatica escalation della crisi israeliano libanese. Minuto 13: " eh si... e bisogna pure considerare che questo motore è alimentato da un doppio carburatore..." ed io che mi dicevo: non disperare, sono convinto che fra poco si metteranno ad elencare gli ultimi libri letti o quelli che vorrebbero comperare. Minuto 26: "eh si... e il tutto va a vantaggio della portabilità e del peso, senza tener conto che gli ammortizzatori posteriori..." ed io: forse ho preteso troppo con i libri, magari però si entusiasmeranno parlando della mostra che hanno appena visitato, o di un film che sono andati a vedere, oppure... Inutile dire che sono andati avanti ancora per molto, senza alcuna pietà per le mie orecchie. Non ho mai sopportato le spiagge affollate. Per fortuna però c'è Varigotti, l'acqua trasparente, una birra in un bar davanti al mare, un giorno di ferie durante la settimana ed infine me stesso, se sapete cosa intendo.



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lunedì, 17 luglio 2006
Cieli azzurri e mari verdi nel nostro sottomarino giallo

Yellow SubmarineLa popolazione del regno di Pepperland sta ascoltando la musica della Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club band, quando irrompono i Biechi Blu, che congelano le persone e cancellano tutti i colori. Il direttore della band fugge a Liverpool, sul suo sottomarino giallo e chiede aiuto ai Beatles, i quali, grazie alla musica, riescono a sconfiggere i cattivi e a riportare vita e colore.

Precisamente 38 anni fa, il 17 luglio 1968, avviene a Londra la prima proiezione del film d'animazione "Yellow Submarine" diretto da George Dunning. Secondo lungometraggio animato prodotto in inghilterra dopo "La fattoria degli animali" del 1955, "Yellow Submarine" è una sorta di summa visiva e concettuale degli anni sessanta. Una favola surrealista e psichedelica,  assolutamente rivoluzionaria per l'epoca, che rompe con i canoni vigenti nel mondo dell'animazione, allora dominato dalla Disney. La pellicola combina gli stili più disparati, mescolando Andy Warhol, Salvator Dalì, Richard Avedon, Art Noveau, Espressionismo, Pop Art e cosi via. I disegni sono audaci, vivaci, squadrati e contrastano in tutto e per tutto con quanto si era visto fino ad allora. Fotografie e disegni convivono e si completano, fondendosi perfettamente con la musica meravigliosa dei Beatles. La grafica del film, curata dall'illustratore tedesco Heinz Edelmann, ruota infatti attorno a 12 brani del quartetto di Liverpool, tre dei quali composti per l'occasione. Ad ogni canzone è dedicato un look speciale, frutto della sperimentazione di diverse innovazioni tecniche. All'elemento visivo corrisponde inoltre, in modo perfetto, il messaggio di questo piccolo grande gioiello, incentrato sulla triade Pace - Amore - Musica. Un'opera ancora fresca a quasi 40 anni di distanza, frutto di un approccio estetico assolutamente anticonvenzionale. Animali surreali, invenzioni meccaniche, l'uso di parole e numeri viventi e altri divertenti tocchi, restano splendide e bizzarre creazioni. Per quanto semplice poi, la storia si mantiene tuttora accattivante, in modo da trascinare lo spettatore nell'avventura del salvataggio di Pepperland dai nemici della musica.

Qui il trailer originale del film.



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venerdì, 14 luglio 2006
Molto forte, incredibilmente vicino

Ho appena terminato di leggere "Molto forte, incredibilmente vicino" di Jonathan Safran Foer (già autore di "Ogni cosa è illuminata" che non ho letto, ma di cui ho visto il film con Elijah "Frodo" Wood come protagonista). E' un libro tenero, poetico, struggente e al tempo stesso ironico e divertente. Racconta la storia di Oskar (l'io narrante), un ragazzino newyorkese di 9 anni a cui piace ideare strane invenzioni, come dei piccoli microfoni da inghiottire affinché diffondano i suoni del cuore grazie a piccoli altoparlanti contenuti nella tasca della salopette, oppure dei bollitori del the che suonino "Yellow Submarine" dei Beatles, o ancora un sistema di tubi che raccolgano le lacrime di chi piange sul cuscino prima di addormentarsi, per poi convogliarle nel laghetto del Central Park e mostrare quanto sia grande la sofferenza della città. Oskar è un bambino triste perché suo padre, un gioielliere di origine ebraica, è morto durante l’attacco alle Torri Gemelle, ma cerca di sopportare il dolore che lo attanaglia con la forza della fantasia e della curiosità. Estremamente intelligente, sensibile ed introverso, si interroga continuamente sul destino di suo padre fino a quando, curiosando tra gli oggetti a lui appartenuti, scopre una chiave in una busta con su scritto un nome: Black. Decide allora che andrà a parlare con tutti i Black dell’elenco telefonico di New York per cercare chi possa dirgli qualcosa sul papà e spiegargli che serratura apra quella chiave. Inizia quindi un’indagine personale che lo porterà fino a scoprire i segreti dei nonni paterni che affondano nell'Europa devastata dalla Seconda Guerra Mondiale.  Un modo originale di affrontare la tragedia dell'11 settembre senza citare il terrorismo, impiegandola in realtà come spunto per parlare, in un quadro più vasto, del senso della perdita. Così come originale è la scrittura di Foer che si affida anche a fotografie, a pagine di una sola riga o con caratteri sovrapposti che rendono impossile leggere, a sottolineature rosse, ecc. Uno stile fresco ed insieme poetico, che arriva in profondità nel cuore di chi legge. Il libro termina con una toccante invenzione visiva: una sequenza di quindici foto che ritraggono un uomo che si getta dalle torri. Una fotografia per ogni pagina in ordine inverso, di modo che, sfogliando le pagine velocemente, proprio come si fa con certi libri per bambini per dare il senso dell'animazione, il corpo dell' uomo (che Oskar immagina essere suo padre) sembri risalire verso il cielo, quasi come se rientrasse dalla finestra da cui si è gettato, come se si potesse davvero riavvolgere il nastro della vita, come se quel giorno non ci fosse mai stato e nessuno di noi avesse perduto una persona amata.
 
Molto forte, incredibilmente vicino"Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia prima lezione di jujitsu. La difesa personale era una cosa che mi incuriosiva al massimo per ovvie ragioni, e la mamma pensava che mi avrebbe fatto bene un'altra attività fìsica oltre a suonare il tamburello, perciò tre mesi e mezzo fa ho preso la prima lezione di jujitsu. Al corso eravamo in quattordici, e avevamo tutti dei pigiami bianchi ultrapuliti. Ci siamo esercitati a far l'inchino, poi ci siamo seduti come gli indiani, e dopo il Sensei Mark mi ha detto di avvicinarmi e mi ha ordinato: «Tirami un calcio nelle pallottole». Qui mi sono sentito in imbarazzo e gli ho chiesto: «Excusez-moi?» Lui ha allargato le gambe e mi ha risposto: «Voglio che mi dai un calcio nelle pallottole, più forte che puoi». Si è messo le mani sui fianchi, ha tirato il fiato e ha chiuso gli occhi, così ho capito che parlava sul serio. «Acci» gli ho detto, e dentro di me pensavo: Ma che...? Lui ha insistito: «Su, avanti. Distruggimi le palle». «Devo distruggerti le palle?» Sempre a occhi chiusi, lui si è scompisciato e mi ha detto: «Anche se provi a distruggermi le palle, non ci riuscirai. E quello che si impara qui dentro. Una dimostrazione della capacità che ha un corpo ben allenato di assorbire un colpo diretto. Ora, distruggimi le palle». Gli ho risposto: «Io sono pacifista» e dato che la maggioranza dei bambini della mia età non sa cosa vuoi dire, mi sono voltato e ho spiegato agli altri: «Io credo che non sia giusto distruggere le palle alla gente. Mai». Il Sensei Mark ha detto: «Posso chiederti una cosa?» Io mi sono girato e gli ho risposto: «'Posso chiederti una cosa?' è già chiedermi una cosa». Mi ha chiesto: «Tu sogni di diventare un maestro di jujitsu?» «No» gli ho risposto, anche se non sogno più neanche di prendere in mano la gioielleria di famiglia. Lui mi ha chiesto: «Vuoi sapere come fa un allievo di jujitsu a diventare maestro?» «Voglio sapere tutto» gli ho risposto, anche se non è più vero neanche questo. Allora mi ha spiegato: «Un allievo di jujitsu diventa maestro, distruggendo le palle al suo maestro». Gli ho risposto: «Affascinante». Tre mesi e mezzo fa ho preso la mia ultima lezione di jujitsu."



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