Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
al cinema con charlie brown
amalteo
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bellatrix
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ho sognato un gatto parlante
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tenda rossa
Rear Window
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Desert Island Discs è una leggendaria trasmissione radiofonica della BBC nata nel 1942 e tutt'ora in onda. E' nel guinnes dei primati per essere il programma musicale più duraturo della storia. Il primo anchorman dello show si chiamava Roy Plomley e lo condusse fino alla sua morte, avvenuta nel 1985. Da allora si sono succeduti solo altri due presentatori, l'ultimo dei quali ha annunciato l'addio alla trasmissione proprio in questi giorni. Il suo format è molto semplice: ogni settimana si invita un personaggio celebre a raccontare gli otto dischi che porterebbe con sé su un'isola deserta. Ecco, per esempio, le otto canzoni scelte da un attore americano, da uno scrittore brasiliano... e da un bloggista ligure! E le vostre 8?
| George Clooney | Paulo Coelho | Finestra sul Cortile |
| 1. I'm So Lonesome I Could Cry - Hank Williams | 1. Mysterious Ways - U2 | 1. Let it Be - Beatles |
| 2. Brick in the Wall - Pink Floyd | 2. The Long and Winding Road - Beatles | 2. Emozioni - Lucio Battisti |
| 3. Destination Moon - Dinah Washington | 3. Father's Shout - Pink Floyd | 3. Heroes - David Bowie |
| 4. Nice and Easy - Frank Sinatra | 4. Quero Que Vá Tudo Pr'o Inferno - Roberto Carlos | 4. Something - Beatles |
| 5. Artificial Flowers - Bobby Darin | 5. Ode to Joy - Beethoven | 5. Sweet Dreams - Eurythmics |
| 6. Who Is He (and what is he to you)? - Bill Withers | 6. Because - Beatles | 6. I'm a Fool to Want You - Billie Holiday |
| 7. Moondance - Van Morrison | 7. Second Movement of Chopin's Concerto for Piano and Orchestra No 1 - Chopin | 7. Enjoy the Silence - Depeche Mode |
| 8. Lucy in the Sky with Diamonds - William Shatner | 8. Nothing Compares 2 U - Sinead O'Connor | 8. Insieme - Mina |
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«Meglio essere feriti dalla verità piuttosto che essere consolati da una menzogna» e «Esiste un modo per tornare ad essere buoni». In queste due frasi si riassume il senso de "Il cacciatore di aquiloni" di Khaled Hosseini. E' una storia con un impianto classico, narrata con un stile semplice ma molto vivo. Un’amicizia vera, ricca di dedizione totale, un tradimento, la storia di un giovane afgano e dei suoi sensi di colpa, delle sue ferite profonde che appartengono al passato e che lo spingono verso un riscatto, una redenzione, attraverso cui poter essere finalmente uomo, come il padre che ha profondamente amato. La sofferenza umana deriva dalla debolezza; solo superandola, in un coraggioso e difficile percorso di crescita, si può trovare l'integrità e la serenità. Il romanzo è idealmente diviso in tre parti. La prima è fra le cose più belle e suggestive che abbia letto negli ultimi anni. Le successive purtroppo non reggono il confronto e paiono, in alcuni punti, piuttosto prevedibili e forzate. Resta nel complesso un ottimo ed avvolgente libro che emoziona e commuove, denso di riflessioni sull'affetto, sul rispetto e sulla dignità, e che, peraltro, ha il pregio di ripercorrere trent'anni di storia afgana, dalla fine della monarchia all'invasione russa, dal regime dei Talebani all'Alleanza del Nord.
«Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto».
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Il mio blog ritorna ai suoi intrepidi lettori dopo la pausa ferragostana e, notizia di qualche giorno fa, David Bowie ritorna su un set cinematografico. La pellicola si intitola "The Prestige" ed il cantante inglese vi interpreta il ruolo dell'ingegnere inventore serbo-americano Nikola Tesla, realmente esistito e considerato uno dei geni dimenticati del XX° secolo: inventore dei dispositivi per sfruttare la corrente elettrica alternata, del telegrafo senza fili, della turbina idraulica cuore delle centrali idroelettriche. Il film diretto da Christopher Nolan, già regista di "Batman begins", "Insomnia" e "Memento" (sicuramente il thriller più intelligente degli ultimi anni, di cui consiglio la visione), è tratto dall'ononimo romanzo di Christopher Priest, vincitore del World Fantasy Award nel 1996, e narra la misteriosa storia di due prestigiatori da sempre rivali nella Londra di fine Ottocento. La voglia di primeggiare li porta a una sfida continua, prima amichevole, poi sempre più piena di ossessioni e gelosie dalle mortali conseguenze. Fra gli altri protagonisti: Hugh Jackman, Christian Bale, Michael Caine e Scarlett Johansson.
Bowie, 60 anni il prossimo gennaio, torna all'attività artistica dopo che nel 2004 aveva subito una delicata operazione al cuore. La sua ultima apparizione cinematografica risale al 2001, quando interpretò un cameo in "Zoolander". Tra i suoi film più famosi vi sono: "L'uomo che cadde sulla Terra" (1976), "Miriam si sveglia a mezzanotte" (1983), "Furyo" (1983), "Labyrinth" (1986), "L'ultima tentazione di Cristo" (1988) di Martin Scorsese e "Basquiat" (1996).
David Bowie & Annie Lennox > Under Pressure (live)
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L'intelligenza sta anche, come suggerisce questa vignetta di Altan, nel saper allontanare i cretini. Soltanto se si è fortunati, i cretini si allontanano da soli e comunque sia, ciò che conta è il risultato. Al di là di questo pensiero estemporaneo, ecco cosa mi riprometto di fare nelle prossime settimane:
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Il fondo marino, giocar da terzino, la spiaggia al mattino presto e la fedeltà! Entrare nel bosco e fermarsi a dormire sul muschio, scordarsi un po' il rischio e la slealtà! Se è il caso lottare, più spesso lasciare. Saper aspettare chi viene e chi va. Curare il giardino e saper fuggire un cretino, usare poco i motori e poco gli allori. Non temere la notte, però amando più il giorno e partire senza mai pensare a un sicuro ritorno. Guardando nell'azzurro degli occhi di un neonato sentirsi già resuscitato, e inventare la vita, una vita viva, una vita viva! (da "Una vita viva" di Battisti-Mogol) |
Questo Blog va in vacanza per un pò. Allegramente esausto dopo migliaia di visite, 61 post, più di 600 commenti, ed alcune piacevoli amicizie nella vita viva. Lui ed io, modesto scrivano (!!!???), auguriamo a chiunque passerà di qui un sereno Ferragosto!
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Negli scacchi si chiama Zugzwang la posizione in cui un giocatore si trova quando ogni sua possible mossa conduce inevitabilmente al disastro. Al momento il premier israeliano Ehud Olmert si trova esattamente in questa situazione: se decidesse di dichiarare il cessate il fuoco, Hezbollah canterebbe vittoria per aver resistito, con tutti gli orrori e le tragedie che ne sono seguiti, a tre settimane di pressione da parte di uno degli eserciti più forti e organizzati del mondo. Se invece Olmert dovesse decidere di intensificare gli attacchi, Israele rischierebbe di impantanarsi in una guerriglia dissanguante simile al conflitto in Libano dal quale è riuscita a tirarsi fuori solo sei anni fa. Per evitare entrambi i rischi, il primo ministro israeliano ha imboccato una terza via quantomeno improbabile. Il 2 agosto ha dichiarato che Israele continuerà gli attacchi in Libano finché una forza internazionale "forte" non arriverà per disarmare Hezbollah. Semplice quanto vago. Non solo questa forza internazionale non esiste ma non si parla neppure di come costituirla. Che truppe dovrebbero farne parte? Sarebbero veramente in grado di disarmare i guerriglieri sciiti con la forza? Altrimenti che tipo di accordo potrebbero offrire a Hezbollah? [...]
Le violenze devono cessare subito ma la mediazione è difficilissima: il fatto è che non ci sono vere e proprie questioni da risolvere tra i due paesi che non hanno dispute territoriali o politiche in corso. L'impressione è che dietro Israele e gli hezbollah libanesi ci siano i due veri protagonisti della guerra – Iran e Stati Uniti – decisi a scontrarsi attraverso i loro due "protetti" nella regione per il controllo del Medio Oriente dopo la caduta dell'Iraq di Saddam Hussein. Per Teheran la condotta di Hezbollah contro Israele è un inno all'audacia della corrente sciita dell'Islam. [...] La situazione libanese crea malconento in Egitto e Giordania, che in passato hanno raggiunto accordi decisamente poco popolari con Israele, e rafforza Hamas nei Territori palestinesi. Persino Al Qaeda, che perseguita gli sciiti in Iraq, è stata costretta ad appoggiare la guerriglia: qualche giorno fa Ayman al Zawahiri, il vice di Osama bin Laden, ha dichiarato in un ennesimo video che Iraq, Afghanistan, Libano e Palestina sono un unico fronte della stessa guerra contro i crociati e Israele. Come uscire allora dall'ennesimo pantano mediorientale? Il primo obiettivo deve essere il dialogo tra Iran e Stati Uniti e, auspicabilmente, il lancio di colloqui che ammorbidiscano l'annosa inimicizia tra i due paesi. Se in seno all'amministrazione statunitense prevalesse l'ala realista della diplomazia contro quella neoconservatrice, allora sarebbe possible anche pensare a un accordo globale che riordini finalmente molte delle questioni irrisolte in Medio Oriente. Senza dimenticare che il nodo principale della questione e' la pace tra israeliani e palestinesi. Solo Israele può dare uno stato ai palestinesi e solo i palestinesi possono dare a Israele la legittimazione di cui ha bisogno in Medio Oriente: alla fine la pace dipende sempre dall'accordo tra questi due attori.
(da "The Economist")
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"The End" è idealmente l'ultimo brano dell'ultimo album dei Beatles. Poco più di due minuti. Una prima parte strumentale con chitarre distorte e un ritmo che freneticamente sale sempre più, per poi sciogliersi quieto ed appagato, come illuminato dalla verità, nel verso finale della canzone: il testamento artistico del gruppo, quello che John Lennon definì un verso cosmico e filosofico, che non smette mai di emozionarmi.
"...e alla fine l'amore che ricevi è uguale all'amore che dai". Mi piace pensare che sia così. Mi piace pensarlo oggi.
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Il concorso funziona così: nelle prime due settimane di ogni mese tutti i partecipanti al blog VolObliquo possono scrivere e far conoscere le proprie poesie. Al termine delle due settimane, la Giuria ne sceglierà solo 10, che verranno riportate per una più attenta consultazione nel sito Un battito d'ali. Qui verranno da voi votate, attraverso un sistema molto semplice, nel corso della terza settimana; dopo di che sarà notificata la poesia con più voti. Ogni mese il concorso seguirà le stesse procedure di cui sopra. A fine anno, con una "super votazione", verranno giudicate tutte le poesie vincitrici mensili e sarà eletto un vincitore assoluto, che con la sua opera avrà ottenuto il massimo consenso da parte dei componenti della Giuria.
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