Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
al cinema con charlie brown
amalteo
being mastroianni
bellatrix
colazione da splinder
conte nebbia
erikaluna
giovane e innocente
ho sognato un gatto parlante
i viaggi del nano
in movimento
l'eleganza del riccio
miss blum
piacere cinefago
seaweeds leaves
tenda rossa
Rear Window
*loading*
![]() |
![]() |
|
|
George: I love you. I've loved you since the first moment I saw you. I guess maybe I've even loved you before I saw you.
Angela: You're the fellow that wondered why I invited you here tonight. I'll tell you why. I love... are they watching us? Angela: I love you, too. It scares me. But it is a wonderful feeling. George: It's wonderful when you're here. I can hold you. I can, I can see you. I can hold you next to me. But what's it gonna be like next week? All summer long? I'll still be just as much in love with you. You'll be gone. Angela: But I'll be at the lake. You'll come up and see me. Oh, it's so beautiful there. You must come. I |
|
know my parents will be a problem, but you can come on the weekends when the kids from school are up there. You don't have to work weekends. That's the best time. If you don't come, I'll drive down here to see you. I'll pick you up outside the factory. You'll be my pickup. Oh, we'll arrange it somehow, whatever way we can. We'll have such wonderful times together, just the two of us.
George: I am the happiest person in the world. Angela: The second happiest. George: Oh, Angela, if I could only tell you how much I love you, if I could only tell you all. Angela: Tell mama, tell mama all. Ispirato al romanzo di Theodore Dreiser An American Tragedy del 1925, "Un posto al sole" narra le vicende di George Eastman, ambizioso giovane di provincia, che si trasferisce in città in cerca di fortuna. Nella fabbrica dello zio conosce Alice, una giovane operaia con cui inizia una relazione. Durante una cena dell'alta società, incontra però Angela Vickers, una ricca e bella ereditiera di cui si innamora ricambiato e che vorrebbe sposare al più presto. L'unico ostacolo è Alice, che scopre di essere incinta e si rifiuta di lasciarlo. Costretto a scegliere, George decide di eliminarla. La seduce nuovamente, la invita in una gita al lago, ma nel momento di agire desiste dal suo intento. Destino vuole però che la ragazza cada incidentalmente in acqua, morendo affogata. Per George si prospetta l'inizio di un vero e proprio incubo.
Il capolavoro di George Stevens, vincitore di 6 premi Oscar, è un film differente da tutti gli altri girati ad Hollywood prima di quel momento. La cinepresa viene utilizzata sapientemente: a volte si mantiene distante, osservatrice imparziale, quasi assente, dando così agli attori tempo e spazio per prendere pienamente possesso dei rispettivi caratteri. A queste riprese si alternano sia dei primissimi piani che proiettano il pubblico dentro gli stati d'animo e i sentimenti dei protagonisti, sia delle lunghe dissolvenze incrociate che fanno montare la tensione e che intendono sottolineare le differenze fra le classi sociali dei principali personaggi implicati nella vicenda. Obiettivo del film è infatti anche quello di mostrare il fallimento del Sogno Americano, ossia l'incapacità del protagonista di aderire a quella che lui considera la parte rispettabile della società americana. Per Stevens costituisce un grosso colpo di fortuna che l'allora diciassettenne Elizabeth Taylor (che inizialmente non era a conoscenza dell'omosessualità del partner), si innamori perdutamente del ventinovenne Montgomery Clift, perchè in tal modo può profittare della loro complicità e del loro affiatamento per filmare alcune delle scene d'amore più intense della storia del Cinema, fra le quali un memorabile primo piano in cui la Taylor sussurra maternamente a Monty «Tell mama, tell mama all». Dialogo andato poi perso nel doppiaggio italiano, perchè tradotto con un banale «Dimmelo George, dimmelo», ed invece assolutamente emblematico dell'importanza storica della pellicola, perchè è proprio con "Un posto al sole" che il protagonista maschile di un film può, per la prima volta, mostrarsi fragile ed insicuro, ed assumere senza vergogna quella parte di debolezza che, fino ad allora, era considerata solo femminile.
Monty semplicemente giganteggia, connotando il film di una sorprendente forza drammatica. L'attore fornisce una prova suntuosa, ben evidenziando la passionalità tribolata del protagonista, il senso di accettazione dell'inevitabile, e l'aspetto inquieto ed ambivalente di un uomo che per un attimo riesce ad afferrare la felicità, ma che, a causa della sua natura e della sorte avversa, pone in essere una serie di azioni che lo conducono ineluttabilmente alla tragica sconfitta. Di lui, la sua partner Elizabeth Taylor ebbe a dire: "Fu il primo protagonista ed il primo vero attore con cui lavoravo. Mi misi in ascolto e realizzai che c'era qualcosa che poteva farlo scuotere totalmente da un punto di vista emotivo... c'era qualcosa in lui che lo faceva trasudare e gli riempiva gli occhi di lacrime come George Eastman e non come Montgomery Clift".
|
![]() |
|
|
Nel 1927 Picasso compie 46 anni, è un artista già ricco e famoso ma profondamente insoddisfatto della sua vita privata con una moglie che, a causa della sua ossessiva passione per le donne, diventa sempre più gelosa. Durante le vacanze a Cannes, incontra la diciassettenne Marie-Thérèse Walter, che diviene la sua amante e che gli dà una figlia, motivo per il quale l'artista decide di divorziare. La moglie per vendetta lo trascina in tribunale e fa apporre i sigilli a tutte le proprietà del pittore, compresi i colori, i pennelli e i dipinti in lavorazione: "il peggior periodo della mia vita" definirà in seguito questi mesi terribili, che si concludono con la definitiva separazione da Olga, la quale morirà vent’anni dopo completamente pazza. Anche se vive in Francia, Picasso segue da vicino gli eventi della guerra civile spagnola del 1936 che lo porta alla sua opera più famosa e importante: Guernica, una condanna durissima delle brutalità della guerra. Nello stesso anno si stabilisce vicino a Cannes e qui conosce Dora Maar, una giovane fotografa jugoslava che corrisponde fisicamente al suo tipo di donna: bassa, come lui, formosa, bruna, elegante e colta. L’opposto di Marie-Therese, l’amante-bambina che lo attraeva sessualmente senza interessarlo sul piano intellettuale, ma che lui non vuole lasciare e che resta nella sua vita ancora per una quindicina d’anni, durante i quali andrà sempre a trovarla i giovedì e le domeniche. Nel 1943 incontra poi la pittrice Françoise Gilot, una giovane donna che ha fascino, classe, 41 anni meno di lui, e che gli dà due figli. Nonostante la sua inguaribile infedeltà, Picasso sente per Françoise una passione bruciante che gli accende la fantasia e l’ispirazione, dandogli - semmai ce ne fosse bisogno - una carica sensuale ed artistica inesauribile. Insieme a lei vive fino al 1954, quando, settantatreene, conosce Jacqueline Rocque che sposa 7 anni dopo, e che gli sta accanto sino alla morte nel 1973. Sarebbero passati pochi mesi ed il figlio Paulo, primo ed unico avuto da Olga, si toglie la vita, come faranno sia Marie-Therese impiccandosi nel 1977, che la seconda moglie nel 1986. |
|
"Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi." "La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto." "Se si sa esattamente che cosa si farà, perchè farlo?" "Ci si mette molto tempo per diventare giovani." "I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano." "Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole."
|
|
![]() |
|
|
Gilberto Govi nacque nella mia città, Genova, il 22 ottobre 1885. Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti, trovò impiego come disegnatore alle Officine Elettriche Genovesi: aveva la passione per il disegno e le caricature. Ma il suo vero amore era il teatro. S'iscrisse quindi all' Accademia filodrammatica del Teatro Nazionale, un ambiente un po' tetro dove era costretto a recitare nel più impeccabile italiano. Le critiche positive non bastavano a soddisfarlo, perchè nel sangue aveva il dialetto. Intenzionato a portare sulle scene un repertorio tipicamente genovese, Govi si separò dall'Accademia Filodrammatica per dar vita alla Dialettale Genovese, con cui riportò un grande seguito e dove conobbe, e nel 1917 sposò, Rina Gaioni. Dopo un lungo apprendistato, nel 1923 la compagnia approdò al teatro di Milano, dove il successo de "I manezzi pe' majâ na figgia" fu strepitoso. Gli anni successivi sanzionarono il prestigio dell'attore, prima grazie ad una tournèe in Argentina e poi a parecchie rappresentazioni a Roma e Parigi. Interrotta l'attività teatrale durante la guerra, Govi la riprese successivamente, accogliendo in compagnia diversi nuovi elementi e replicando con consensi unanimi il suo vecchio repertorio. Nel frattempo iniziò anche una breve carriera cinematografica,
|
|
anche se in realtà non amava molto il cinema, perchè era costretto a recitare a memoria, a scapito dell'improvvisazione che invece gli garantiva il teatro. In anni più recenti, la bonaria maschera goviana apparve con notevolissimo esito sugli schermi televisivi, dove esordì nel 57 con le teleriprese dei Manezzi e di "Pignasecca e Pignaverde". Gilberto Govi morì quasi ottantunenne, assistito amorevolmente dalla moglie. Sino all'ultimo si mantenne lucido e poche ore prima del decesso, con una delle sue caratteristiche battute, intrise di umana ironia, esclamò: «Quanto ghe voe pe' moi!».
|
|
![]() |
|
![]() |
|
|
«Help me Clarence, please... please! I want to live again! I want to live again! I want to live again... please God, let me live again!». Clarence è un angelo di seconda classe, un essere semplice dalla fede pura come quella di un bimbo. E' a lui, di turno la sera di Natale, che viene affidato il caso di George Bailey, un uomo che ha deciso di togliersi la vita. Se Clarence riuscirà ad aiutarlo, potrà finalmente avere le ali che attende da 200 anni. George è un uomo che per rispetto delle proprie responsabilità ha lasciato sfumare il sogno giovanile di laurearsi ed affrontare il mondo, per restare invece nella cittadina natale, in qualità di presidente di un'agenzia mutui fondata dal padre, sempre
|
|
sull'orlo del fallimento, perché troppo soccorrevole verso il prossimo in difficoltà. Ma ora il suo altruismo l'ha messo nei guai ed un banchiere ha deciso la sua totale rovina. Mentre George fissa da un ponte lo scorrere dell'acqua gelida, è Clarence a gettarsi e salvarlo e poi, per dissuaderlo dalla triste convinzione che sarebbe stato meglio non essere mai nato, gli mostra come sarebbe stato il mondo senza di lui: una dimensione parallela che evidenzia i fitti intrecci di un sistema in cui ogni vita tocca e condiziona centinaia di altre esistenze, fino a consentirne la stessa sopravvivenza. In quella notte George sceglie di vivere, nonostante tutto, e torna alla sua famiglia in tempo per scoprire che la solidarietà della sua piccola cittadina lo ha salvato dalla bancarotta. George Bailey potrebbe ben rappresentare l’uomo che agisce solo per gli altri, non trovando mai tempo per se stesso. La nuova visione di come sarebbe stato il mondo senza di lui, gli fa prendere coscienza sul significato della parola "destino" ed il destino concede sempre una rivincita a chi ha il coraggio di lottare. Il suo altruismo spontaneo fa sì che, nel momento di maggiore difficoltà, qualcuno si ricordi altrettanto spontaneamente di lui. Non è buonismo dal sapore melenso, ma l’accettazione ottimista della propria realtà e dei propri limiti, perché la felicità sta nelle piccole cose. Il pensare al peggio, a volte, aiuta a riprendere in mano le redini della propria vita al fine di rendere migliore la strada da seguire, perché la si vede con occhi diversi. E, come gli rammenta Clarence nel finale del film, "Nessun uomo è un fallito, se ha degli amici".
Una favola agrodolce che stringe alla gola con il più lungo nodo di commozione che il cinema ricordi. "La vita è meravigliosa" è un mito intramontabile che ha saputo rendersi attuale in ogni circostanza. Il senso profondo dell'esistenza è racchiuso in questa pellicola che non ha vinto l’Oscar, ma il premio più ambito per un regista che vuole raccontare agli altri la sua visione della vita: il successo di pubblico che supera le barriere del tempo. Prevale sulla folla di attori, la prova maestosa dell’indimenticabile James Stewart che riveste il suo personaggio di chiaroscuri adattati all’evolversi della figura complessa di un uomo che sa passare da momenti di grande slancio gioioso, al pessimismo più tragico, al dolore acutissimo per la sorte dei suoi cari. Di lui Frank Capra disse: "Il protagonista non avrebbe potuto essere altri che James Stewart, l'unico capace di rendere con naturalezza e credibilità lo stato d'animo di un uomo sull'orlo del suicidio, ma ancora disposto a spendere un soldo di speranza".
|
![]() |
|
Mahatma Bondi e il digiuno per Re Silvio.![]() |
|
|
Visto il successo del post di fine agosto, che, prendendo le mosse da una storica trasmissione radiofonica della BBC, chiedeva ai miei intrepidi lettori quali fossero le 8 canzoni che avrebbero portato su un'isola deserta, ho deciso di rilanciare, immaginando che su quest'isola ci facciano compagnia anche 10 film. Ecco dunque l'elenco delle mie personali scelte:
Nelle prossime settimane, sotto la nuova tag "Finestra consiglia", seguiranno post monografici su ogni singolo film da me citato.
|
|
|
1. La Vita è Meravigliosa
Frank Capra [1946] 2. Un posto al Sole George Stevens [1951] 3. La Finestra sul Cortile Alfred Hitchcock [1954] 4. Psycho Alfred Hitchcock [1960] 5. A Qualcuno Piace Caldo Billy Wilder [1959] 6. Viale del Tramonto Billy Wilder [1950] 7. Io e Annie Woody Allen [1977] 8. La grande Guerra Mario Monicelli [1959] 9. Oltre il Giardino Hal Ashby [1979] 10. Il Favoloso Mondo di Amelie Jean-Pierre Jeunet [2002] |
|
![]() |
|
![]() |
|
|
Un giorno trovai un grande libro sepolto in profondità nella terra. Stavo camminando attraverso la foresta, cercando il fungo raro dell'amore eterno. Lo raccolsi delicatamente, facendo molta attenzione a levare la terra dalla voluminosa copertina. Sotto la sporcizia comparve una fotografia sbiadita di una giovane donna. Ero io. Malgrado questo aspetto allarmante, sperai in un racconto di un cavaliere in un'armatura brillante ed una bellissima principessa da salvare. Provai ad immaginarmi in una buia notte invernale, seduta davanti al fuoco, immersa in un'avventura antica. Così aprii il libro, tremando di paura ed eccitazione. Tutte le pagine erano bianche. Stavo per piangere fra il disappunto ed il sollievo, quando, con mia grande sorpresa, il libro cominciò a scriversi da solo, come se fosse magico. "Un giorno trovai un grande libro sepolto in profondità nella terra. Stavo camminando attraverso la foresta, cercando il fungo raro dell'amore eterno". C'era scritto ciò che stavo facendo là in quel momento. Sembrava seguire ogni mia mossa. "E' una sorta di diario automatico" pensai. "Immagino che spetti a me creare la storia mentre, al tempo stesso, vivo la mia vita". Questo pensiero mi rattristò. "Chi mai desidererebbe scoprire, pagina dopo pagina, una persona come me? La mia vita è cosi semplice che non costituirebbe mai una buona lettura". Ma in quel momento comparve una nuova frase: "Dovetti lasciare la foresta". E poi un'altra ancora: "Realizzai che il libro non stava semplicemente raccontando cosa facessi. In realtà mi diceva anche cosa avrei dovuto fare. Era tempo che lasciassi la mia casa ed iniziassi ad esplorare il mondo". Improvvisamente la foresta si aprì in uno spettacolo sconosciuto di colori, suoni e profumi, come se desiderasse fissarsi nella mia mente, in tutta la sua sua sorprendente bellezza. Ero pronta ad andare via. Presi il treno per arrivare in città. La campagna sparì in un momento. Mi sedetti in uno scompartimento e cominciai a leggere del mio viaggio. La narrazione era sempre un passo avanti rispetto a quello che mi stava succedendo. Il treno scivolava via veloce. I villaggi si trasformarono in città, le città divennero periferie, ed infine le periferie si tramutarono nella mia città.
Non appena il treno arrivò in stazione e la folla mi spinse sulla strada, consultai il libro per sapere cosa dovessi fare dopo. Una frase si scrisse da sola: "Esplorai la città come prima la foresta". Così, fu proprio quello che feci. Stranamente la città non mi spaventava. Le costruzioni mi ricordavano gli alti pini della foresta. La luce nelle finestre scintillava come la neve sui loro rami. Le automobili correvano lungo le vie come piccoli animali che si preparassero industriosamente per l'inverno. E le luci al neon? Oh, quelle: erano le mie luci per il Nord. I giorni trascorrevano e le pagine si riempivano di parole. Seguivo la scrittura del libro come una ricetta per l'elisir di lunga vita. Lui mi mostrava cosa fare ed io seguivo le sue indicazioni. Se non lo avessi fatto, la mia meravigliosa avventura si sarebbe dissolta come un sogno. Era una regola facile da rispettare. Ma una cosa cominciò a preoccuparmi. Le pagine bianche diminuivano sempre più. Seguitando così, non avrei mai saputo come sarebbe terminata la mia storia. Iniziai a temere il peggio e non smettevo di pensarci un solo attimo. Sarei svanita? Oppure sarei morta? Stavo meditando seriamente di disfarmi del libro, quand'esso venne in mio aiuto. Lo scrisse piano per me, parola dopo parola. Stava facendo ciò che tutti i buoni libri fanno: creano la suspense per le loro ultime pagine. Risi forte, là dove mi trovavo in |
|
quel momento. Per celebrare la mia rinnovata fiducia, il libro scrisse sulla parte superiore dell'ultima pagina: "Portai la mia storia a Clark - l'editore - sull'angolo fra Easy Street e la Ventitreesima". Una volta arrivata al modesto ufficio di Clark, gli diedi il libro. Lui mi offrì una comoda sedia e, attraverso la sua scrivania, lo guardai leggere la mia storia. Potevo rendermi conto di quanto le parole lo commuovessero e di come reagisse a ciò che stava leggendo, come se riguardasse lui stesso. Mentre i suoi occhi scivolavano sull'ultima pagina, apparve la frase finale e la conclusione del mio racconto: "Compresi che il mio cuore era suo e che lo avrei amato per sempre…".
[Bjork > Bachelorette] |
|
![]() |
|