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Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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domenica, 29 ottobre 2006
E' un bicchiere di vino con un panino

La storia della felicità inizia con la parola eudaimonia, composta dal suffisso greco eu (buono) più la qualificazione positiva daimon (demone). Nella tradizione filosofica greca, dunque, essere felici significa avere un buon demone, una protezione sicura che aiuta a superare gli ostacoli della vita. In quel contesto la felicità è strettamente legata alla sorte. E questo significato originario, caratteristico della cultura mitica e del mondo pre-socratico, è mantenuto nelle moderne lingue anglosassoni: in tedesco glück significa sia felicità che fortuna, happiness viene da to happen, accadere, capitare. La radice della parola felicità viene invece dal prefisso indoeuropeo "fe", da cui derivano fecundus e femina (in quanto generante), tanto che i latini parlavano di terra felix quando la stagione era stata fertile.
 
La storia occidentale della felicità trae origine dalla riflessione dei Greci sulla Tyche, la divinità terribile e incontrollabile a cui si affidava la distribuzione dei doni del destino tra gli uomini. Con Platone la felicità si identifica con l’Eros. Nel Simposio, per esempio, il mito di Aristofane racconta della punizione di Zeus, che tramuta l’Uno in Due attraverso un taglio, trasformando la vita umana in un doloroso pellegrinaggio alla ricerca della propria metà. E' l’Eros a guarire la ferita attraverso la sua funzione terapeutica, assicurando così alla stirpe la più grande felicità. Per Aristotele l’eudaimonia è eu zein (vivere bene) e eu prattein (far bene). Di conseguenza l'eudaimonia ha smesso di essere uno stato passivo, di esclusivo godimento corporale, e ha cominciato a essere considerata come un processo, una tensione, un progresso verso una struttura di adeguamento della persona al mondo circostante. Intesa in questo senso, l'eudaimonia può essere vista come un percorso collegato con l'evoluzione di una società in cui ormai non si dipende più da quanto gli dèi concedono arbitrariamente. L'eudaimonia entra così in rapporto con le possibilità offerte da una collettività in cui tutti gli elementi che la compongono collaborano a un progetto comune. La felicità dell'individuo pertanto si trova ad essere condizionata e determinata dalla felicità altrui. Il filosofo della felicità per eccellenza è Epicuro, il quale colloca nel piacere il sommo bene (edonismo). Epicuro distingue due fondamentali tipologie di piacere: il piacere cinetico, che dura per un istante e lascia poi l'uomo più insoddisfatto di prima (come, ad esempio, i piaceri legati al corpo, alla soddisfazione dei sensi) ed il  piacere catastematico che invece è durevole, e consta della capacità di sapersi accontentare della propria vita, di godersi ogni momento come se fosse l'ultimo, senza preoccupazioni per l'avvenire.
 
Con la matrice ideologica cristiana si delinea una frattura rispetto ai Greci. Per fare un esempio, anche un autore influenzato da Aristotele come Tommaso d'Aquino dichiara imperfetta la felicità raggiungibile dall’uomo in questo mondo e riserva la perfezione della beatitudine all’oltretomba. I secoli d’oro per discutere sull’argomento sono il Seicento e il Settecento. Secondo John Locke, per esempio, la felicità è "il massimo piacere di cui siamo capaci e l’infelicità è il massimo dolore". Con Kant, invece, essere felici diventa impossibile. Secondo il filosofo tedesco il sommo bene consiste nell’unione fra virtù e felicità. Al fine di raggiungere la virtù è necessario soffocare ogni istinto ed ogni sentimento, tipici della natura umana e ciò non può generare felicità: ecco che il sommo bene di Kant sembra non essere raggiungibile. Per risolvere ciò anche Kant si trova costretto a postulare un mondo dell’aldilà nel quale possa realizzarsi l’equazione virtù = felicità. Jean-Jacques Rousseau sostiene invece che la felicità non è soltanto il creare, il produrre le condizioni per il suo ottenimento ma soprattutto il saper accogliere, il saper accettare. E allora, da questo punto di vista, la felicità non può essere più un qualcosa che un uomo può prodursi strumentalmente, ma sarà, di contro, sempre qualcosa raggiungibile entrando in sintonia con gli altri e con la Natura, in particolare con l'innocenza, la semplicità e la quotidianità del mondo naturale.
 
 The Beatles > Happiness is a warm gun



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giovedì, 26 ottobre 2006
2. Un posto al sole

George: I love you. I've loved you since the first moment I saw you. I guess maybe I've even loved you before I saw you.
Angela: You're the fellow that wondered why I invited you here tonight. I'll tell you why. I love... are they watching us?
Angela: I love you, too. It scares me. But it is a wonderful feeling.
George: It's wonderful when you're here. I can hold you. I can, I can see you. I can hold you next to me. But what's it gonna be like next week? All summer long? I'll still be just as much in love with you. You'll be gone.
Angela: But I'll be at the lake. You'll come up and see me. Oh, it's so beautiful there. You  must  come.  I
know my parents will be a problem, but you can come on the weekends when the kids from school are up there. You don't have to work weekends. That's the best time. If you don't come, I'll drive down here to see you. I'll pick you up outside the factory. You'll be my pickup. Oh, we'll arrange it somehow, whatever way we can. We'll have such wonderful times together, just the two of us.
George: I am the happiest person in the world.
Angela: The second happiest.
George: Oh, Angela, if I could only tell you how much I love you, if I could only tell you all.
Angela: Tell mama, tell mama all.


Ispirato al romanzo di Theodore Dreiser An American Tragedy del 1925, "Un posto al sole" narra le vicende di George Eastman, ambizioso giovane di provincia, che si trasferisce in città in cerca di fortuna. Nella fabbrica dello zio conosce Alice, una giovane operaia con cui inizia una relazione. Durante una cena dell'alta società, incontra però Angela Vickers, una ricca e bella ereditiera di cui si innamora ricambiato e che vorrebbe sposare al più presto. L'unico ostacolo è Alice, che scopre di essere incinta e si rifiuta di lasciarlo. Costretto a scegliere, George decide di eliminarla. La seduce nuovamente, la invita in una gita al lago, ma nel momento di agire desiste dal suo intento. Destino vuole però che la ragazza cada incidentalmente in acqua, morendo affogata. Per George si prospetta l'inizio di un vero e proprio incubo.

Il capolavoro di George Stevens, vincitore di 6 premi Oscar, è un film differente da tutti gli altri girati ad Hollywood prima di quel momento. La cinepresa viene utilizzata sapientemente: a volte si mantiene distante, osservatrice imparziale, quasi assente, dando così agli attori tempo e spazio per prendere pienamente possesso dei rispettivi caratteri. A queste riprese si alternano sia dei primissimi piani che proiettano il pubblico dentro gli stati d'animo e i sentimenti dei protagonisti, sia delle lunghe dissolvenze incrociate che fanno montare la tensione e che intendono sottolineare le differenze fra le classi sociali dei principali personaggi implicati nella vicenda. Obiettivo del film è infatti anche quello di mostrare il fallimento del Sogno Americano, ossia l'incapacità del protagonista di aderire a quella che lui considera la parte rispettabile della società americana. Per Stevens costituisce un grosso colpo di fortuna che l'allora diciassettenne Elizabeth Taylor (che inizialmente non era a conoscenza dell'omosessualità del partner), si innamori perdutamente del ventinovenne Montgomery Clift, perchè in tal modo può profittare della loro complicità e del loro affiatamento per filmare alcune delle scene d'amore più intense della storia del Cinema, fra le quali un memorabile primo piano in cui la Taylor sussurra maternamente a Monty «Tell mama, tell mama all». Dialogo andato poi perso nel doppiaggio italiano, perchè tradotto con un banale «Dimmelo George, dimmelo», ed invece assolutamente emblematico dell'importanza storica della pellicola, perchè è proprio con "Un posto al sole" che il protagonista maschile di un film può, per la prima volta, mostrarsi fragile ed insicuro, ed assumere senza vergogna quella parte di debolezza che, fino ad allora, era considerata solo femminile.

Monty semplicemente giganteggia, connotando il film di una sorprendente forza drammatica. L'attore fornisce una prova suntuosa, ben evidenziando la passionalità tribolata del protagonista, il senso di accettazione dell'inevitabile, e l'aspetto inquieto ed ambivalente di un uomo che per un attimo riesce ad afferrare la felicità, ma che, a causa della sua natura e della sorte avversa, pone in essere una serie di azioni che lo conducono ineluttabilmente alla tragica sconfitta. Di lui, la sua partner Elizabeth Taylor ebbe a dire: "Fu il primo protagonista ed il primo vero attore con cui lavoravo. Mi misi in ascolto e realizzai che c'era qualcosa che poteva farlo scuotere totalmente da un punto di vista emotivo... c'era qualcosa in lui che lo faceva trasudare e gli riempiva gli occhi di lacrime come George Eastman e non come Montgomery Clift".



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martedì, 24 ottobre 2006
Pablo e le donne

Les demoiselles d'AvignonPablo Picasso è una figura chiave del Novecento, capace di rinnovare continuamente il proprio linguaggio, attraverso modalità espressive sempre nuove. Con un numero sterminato di dipinti, sculture e altre opere che crea nel corso degli anni, diventa il più grande rappresentante dell'Arte Moderna. Nasce il 25 ottobre 1881 a Malaga in Spagna e, come figlio di un pittore e insegnante d'arte, comincia ad esplorare la sua vena artistica in giovane età. Il periodo della sua vita tra la prima mostra, avvenuta a Barcellona nel 1900, e il trasferimento a Parigi del 1904, è definito come il suo Periodo Blu, durante il quale i protagonisti delle opere sono i poveri, rappresentati attraverso un colore che l'artista associa al dolore e alla morte. Il periodo successivo, il Periodo Rosa (dal 1905 al 1906), si distingue per i toni più caldi del rosa, ed è ispirato al mondo del circo. Con Les demoiselles d'Avignon Picasso rivoluziona la storia dell'arte: nasce il cubismo. I piani del reale sono scomposti e frammentati, i punti di vista sono moltiplicati e le prospettiva lineare centrica abolita. Lo sfondo è annullato, i colori sono diventati violenti e le forme si avvicinano allo stile di Cezanne e all'arte primitiva africana. Dal 1909, insieme a Braque, Picasso continua nella ricerca cubista, di cui sono individuate due fasi: quella analitica e quella sintetica, fase in cui sperimenta la tecnica del collage. Nel 1917 un soggiorno in Italia permette al pittore di conoscere l'arte antica, ritornando alla figurazione con opere di impianto monumentale e neoclassico. L'anno successivo Picasso sposa la bellissima ballerina russa Olga Koklova e con lei, pur viaggiando molto, si stabilisce a Parigi. Attraverso l'opera di Mirò ed Ernst si avvicina poi al surrealismo, cui aderisce per un breve periodo. Successivamente inizia ad interessarsi alla scultura. Espone le sue opere in molte gallerie in Europa e la sua fama cresce sempre più.

Nel 1927 Picasso compie 46 anni, è un artista già ricco e famoso ma profondamente insoddisfatto della sua vita privata con una moglie che, a causa della sua ossessiva passione per le donne, diventa sempre più gelosa. Durante le vacanze a Cannes, incontra la diciassettenne Marie-Thérèse Walter, che diviene la sua amante e che gli dà una figlia, motivo per il quale l'artista decide di divorziare. La moglie per vendetta lo trascina in tribunale e fa apporre i sigilli a tutte le proprietà del pittore, compresi i colori, i pennelli e i dipinti in lavorazione: "il peggior periodo della mia vita" definirà in seguito questi mesi terribili, che si concludono con la definitiva separazione da Olga, la quale morirà vent’anni dopo completamente pazza. Anche se vive in Francia, Picasso segue da vicino gli eventi della guerra civile spagnola del 1936 che lo porta alla sua opera più famosa e importante: Guernica, una condanna durissima delle brutalità della guerra. Nello stesso anno si stabilisce vicino a Cannes e qui conosce Dora Maar, una giovane fotografa jugoslava che corrisponde fisicamente al suo tipo di donna: bassa, come lui, formosa, bruna, elegante e colta. L’opposto di Marie-Therese, l’amante-bambina che lo attraeva sessualmente senza interessarlo sul piano intellettuale, ma che lui non vuole lasciare e che resta nella sua vita ancora per una quindicina d’anni, durante i quali andrà sempre a trovarla i giovedì e le domeniche. Nel 1943 incontra poi la pittrice Françoise Gilot, una giovane donna che ha fascino, classe, 41 anni meno di lui, e che gli dà due figli. Nonostante la sua inguaribile infedeltà, Picasso sente per Françoise una passione bruciante che gli accende la fantasia e l’ispirazione, dandogli - semmai ce ne fosse bisogno - una carica sensuale ed artistica inesauribile. Insieme a lei vive fino al 1954, quando, settantatreene, conosce Jacqueline Rocque che sposa 7 anni dopo, e che gli sta accanto sino alla morte nel 1973. Sarebbero passati pochi mesi ed il figlio Paulo, primo ed unico avuto da Olga, si toglie la vita, come faranno sia Marie-Therese impiccandosi nel 1977, che la seconda moglie nel 1986.

"Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi."


"La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto."


"Se si sa esattamente che cosa si farà, perchè farlo?"


"Ci si mette molto tempo per diventare giovani."


"I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano."


"Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole."


Nude Woman in a Red Armchair



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domenica, 22 ottobre 2006
Con quella faccia un po' così

Gilberto Govi nacque nella mia città, Genova, il 22 ottobre 1885 Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti, trovò impiego come disegnatore alle Officine Elettriche Genovesi: aveva la passione per il disegno e le caricature. Ma il suo vero amore era il teatro. S'iscrisse quindi all' Accademia filodrammatica del Teatro Nazionale, un ambiente un po' tetro dove era costretto a recitare nel più impeccabile italiano. Le critiche positive non bastavano a soddisfarlo, perchè nel sangue aveva il dialetto. Intenzionato a portare sulle scene un repertorio tipicamente genovese, Govi si separò dall'Accademia Filodrammatica per dar vita alla Dialettale Genovese, con cui riportò un grande seguito e dove conobbe, e nel 1917 sposò, Rina Gaioni. Dopo un lungo apprendistato, nel 1923 la compagnia approdò al teatro di Milano, dove il successo de "I manezzi pe' majâ na figgia" fu strepitoso. Gli anni successivi sanzionarono il prestigio dell'attore, prima grazie ad una tournèe in Argentina e poi a parecchie rappresentazioni a Roma e Parigi. Interrotta l'attività teatrale durante la guerra, Govi la riprese successivamente, accogliendo in compagnia diversi nuovi elementi e replicando con consensi unanimi il suo vecchio  repertorio. Nel  frattempo  iniziò  anche una  breve carriera cinematografica,
anche se in realtà non amava molto il cinema, perchè era  costretto a recitare a memoria, a scapito dell'improvvisazione che invece gli garantiva il teatro. In anni più recenti, la bonaria maschera goviana apparve con notevolissimo esito sugli schermi televisivi, dove esordì nel 57 con le teleriprese dei Manezzi e di "Pignasecca e Pignaverde". Gilberto Govi morì quasi ottantunenne, assistito amorevolmente dalla moglie. Sino all'ultimo si mantenne lucido e poche ore prima del decesso, con una delle sue caratteristiche battute, intrise di umana ironia, esclamò: «Quanto ghe voe pe' moi!».



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giovedì, 19 ottobre 2006
Parole in circolo

Ho trovato quest 'idea da SoloUnaParola:

1.  Da Clare imparai anche i burrascosi piaceri delle discussioni serie. Sollevava spesso imprevedibili dispute sui miei gusti incolti, più che altro per mettere alla prova la mia intelligenza. All'inizio io rimanevo cautamente sulla falsariga delle sue opinioni, ma alle volte mi sbagliavo. Un giorno, conoscendo la sua profonda ammirazione per Ingmar Bergman, mi arrischiai a lodare Il posto delle fragole. Clare mi fulminò con lo sguardo, affermando di detestare quel film. "Una piagnucolosa autoindulgenza da menopausa" fu la sua lapidaria definizione, e quella notte fui cacciato dalla camera da letto e costretto a dormire da solo sul divano del soggiorno. Dopo quell'episodio, aggiusati il tiro e, quando Bergman saltò di nuovo fuori, denigrai fiduciosamente la sua Fontana della vergine, per scoprire che Clare adorava quel film e lo considerava una vera  e propria fiaba cinematografica. Altra notte di esilio solitario sul divano.
Theodore Roszak > La Congiura delle Ombre
 
2. E arriva. Ecco Dvora, sento api nel sangue, un orso nel cuore, ogni battito è una zampa che sfascia l'alveare. Mi dà la mano, io so che non gliela lascio più.
Erri De Luca > Tre Cavalli
 
3. Puzzetta ballò con alcune faraone e con una pavonessa molto aristocratica prima di lanciarsi in un "merenghe de fuego" con una gallina francese. L'orchestra del maestro Piddu Pourcel eseguì "La ballata del fagiolo ammuffito" e "Dattero solitario", con una tale bravura da far venire la pelle d'oca ai cavalli e la pelle di cavallo alle oche.
Federico Genova > Voglio la faccia blu!



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martedì, 17 ottobre 2006
1. La Vita è Meravigliosa

«Help me Clarence, please... please! I want to live again! I want to live again! I want to live again... please God, let me live again!». Clarence è un angelo di seconda classe, un essere semplice dalla fede pura come quella di un bimbo. E' a lui, di turno la sera di Natale, che viene affidato il caso di George Bailey, un uomo che ha deciso di togliersi la vita. Se Clarence riuscirà ad aiutarlo, potrà finalmente avere le ali che attende da 200 anni. George è un uomo che per rispetto delle proprie responsabilità ha lasciato sfumare il sogno giovanile di laurearsi ed affrontare il mondo, per restare invece nella cittadina natale, in qualità di presidente di un'agenzia mutui  fondata  dal  padre,   sempre
sull'orlo del fallimento, perché troppo soccorrevole verso il prossimo in difficoltà. Ma ora il suo altruismo l'ha messo nei guai ed un banchiere ha deciso la sua totale rovina. Mentre George fissa da un ponte lo scorrere dell'acqua gelida, è Clarence a gettarsi e salvarlo e poi, per dissuaderlo dalla triste convinzione che sarebbe stato meglio non essere mai nato, gli mostra come sarebbe stato il mondo senza di lui: una dimensione parallela che evidenzia i fitti intrecci di un sistema in cui ogni vita tocca e condiziona centinaia di altre esistenze, fino a consentirne la stessa sopravvivenza. In quella notte George sceglie di vivere, nonostante tutto, e torna alla sua famiglia in tempo per scoprire che la solidarietà della sua piccola cittadina lo ha salvato dalla bancarotta. George Bailey potrebbe ben rappresentare l’uomo che agisce solo per gli altri, non trovando mai tempo per se stesso. La nuova visione di come sarebbe stato il mondo senza di lui, gli fa prendere coscienza sul significato della parola "destino" ed il destino concede sempre una rivincita a chi ha il coraggio di lottare. Il suo altruismo spontaneo fa sì che, nel momento di maggiore difficoltà, qualcuno si ricordi altrettanto spontaneamente di lui. Non è buonismo dal sapore melenso, ma l’accettazione ottimista della propria realtà e dei propri limiti, perché la felicità sta nelle piccole cose. Il pensare al peggio, a volte, aiuta a riprendere in mano le redini della propria vita al fine di rendere migliore la strada da seguire, perché la si vede con occhi diversi. E, come gli rammenta Clarence nel finale del film, "Nessun uomo è un fallito, se ha degli amici".

Una favola agrodolce che stringe alla gola con il più lungo nodo di commozione che il cinema ricordi. "La vita è meravigliosa" è un mito intramontabile che ha saputo rendersi attuale in ogni circostanza. Il senso profondo dell'esistenza è racchiuso in questa pellicola che non ha vinto l’Oscar, ma il premio più ambito per un regista che vuole raccontare agli altri la sua visione della vita: il successo di pubblico che supera le barriere del tempo.

Prevale sulla folla di attori, la prova maestosa dell’indimenticabile James Stewart che riveste il suo personaggio di chiaroscuri adattati all’evolversi della figura complessa di un uomo che sa passare da momenti di grande slancio gioioso, al pessimismo più tragico, al dolore acutissimo per la sorte dei suoi cari. Di lui Frank Capra disse: "Il protagonista non avrebbe potuto essere altri che James Stewart, l'unico capace di rendere con naturalezza e credibilità lo stato d'animo di un uomo sull'orlo del suicidio, ma ancora disposto a spendere un soldo di speranza".



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domenica, 15 ottobre 2006
Re Silvio o Ghino di Tacco?

Re SilvioMahatma Bondi e il digiuno per Re Silvio.
Un giorno, per metter alla prova la sua dedizione, gli chiesero che cosa sarebbe stato disposto a fare, per il «suo» Silvio. Rispose: «Andare in carcere». «Al posto suo?», insistettero. «Non solo al posto suo», si immolò: «Andrei in carcere per lui». Va da sé che, quando ha annunciato di voler fare uno sciopero della fame per il Cavaliere, c'è chi ha malignato. Poi c'è chi ha riso e chi si è inchinato rispettoso. Ma non uno si è stupito: un gesto così poteva farlo solo lui, Sandro Bondi. Per ora l'ha solo annunciato, ma per cause di forza maggiore. Stremato da mesi di battaglia quotidiana, l'altra sera è stato colpito da un malore a Lucera, in Puglia e ha dovuto farsi ricoverare in ospedale per accertamenti. Tutto bene, per fortuna. Dimettendolo, gli hanno però raccomandato di riposare. Lui, dicono, non vuol sentir ragioni: il tempo di rimettersi un po' in forze, cosa che gli auguriamo tutti, e si metterà nella ossuta scia del Mahatma Gandhi. [...] Certo è che la scelta del coordinatore di Forza Italia, pur essendo nel solco di una lunga tradizione, è assolutamente inedita. Gli archivi sono pieni di scioperi della fame, [...] ma uno sciopero della fame per difendere un impero televisivo dall'assalto bolscevico però, se sarà confermata la motivazione, non lo aveva ancora fatto nessuno. E fa di Sandro Bondi, in un mondo di infedeli, un gigante della fedeltà assoluta. In un pianeta come la politica dove tutti sono pronti a tirare indietro la gamba, lui si espone fino in fondo accettando per amore di quello che rispettoso chiama «il Presidente» («P» maiuscola e flautata) ogni possibile supplizio. A partire dai dardi dell' ironia di chi gli ricorda come il digitale terrestre, oggi denunciato come un infame esilio imposto a Retequattro dai «banditi» rossi, era sventolato due anni fa da Maurizio Gasparri a riprova della bontà della sua riforma. [...]
Gian Antonio Stella > www.corriere.it
 
La televisione dei morti viventi.
Il successore di Ghino di Tacco ha gridato: "Banditi". Non importa se mentre lo diceva si tratteneva dal ridere. Quest’uomo ha ragione. La riforma Gentiloni è un atto di banditismo, una porcata calderoniana. Ma per eccesso di prudenza e mancanza di lungimiranza. Due reti andranno sul digitale terrestre tra un paio d’anni. Il digitale terrestre è già morto oggi. Tra due anni sarà una cripta in cui rinchiudere Fede e Rai2. E questa è una buona cosa. Ma le altre cinque reti rimarranno in vitalizio agli interessi economici del gruppo Telecom, del gruppo Fininvest e degli scalcinati politici che non sanno riconoscere il Darfur dal Toblerone e Mandela da un lecca-lecca (altro che programmi culturali, per questi ci vogliono i campi di rieducazione delle Guardie Rosse di Mao). Quindi non cambia nulla. L’informazione sarà come è adesso. Uno strumento di disinformazione di massa. [...] Il ministro Gentiloni dia un colpo di telefono a Mark Thompson, direttore generale della BBC. Si faccia spiegare il suo programma ‘Creative Future’ per portare la BBC in Rete. Dia un’occhiata a Google Video e a YouTube che sono oggi la più grande emittente di programmi in Rete del mondo. Porti l’Adsl in ogni casa. Abolisca il canone. Dimezzi le tariffe Adsl. Le porti al livello di Francia e Germania dove c’è una vera concorrenza. [...] Ascolto dei dementi parlare di televisione, di media company, di digitale terrestre come se fossero sull’Enterprise di Star Trek. Quando il futuro è invece nella produzione di massa dei contenuti, nelle connessioni veloci e nella loro diffusione, nel libero accesso alla conoscenza. [...]
Beppe Grillo > www.beppegrillo.it



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giovedì, 12 ottobre 2006
E i vostri 10?

Visto il successo del post di fine agosto, che, prendendo le mosse da una storica trasmissione radiofonica della BBC, chiedeva ai miei intrepidi lettori quali fossero le 8 canzoni che avrebbero portato su un'isola deserta, ho deciso di rilanciare, immaginando che su quest'isola ci facciano compagnia anche 10 film. Ecco dunque l'elenco delle mie personali scelte:
 
Nelle prossime settimane, sotto la nuova tag "Finestra consiglia", seguiranno post monografici su ogni singolo film da me citato.
1. La Vita è Meravigliosa
Frank Capra [1946]
2. Un posto al Sole
George Stevens [1951]
3. La Finestra sul Cortile
Alfred Hitchcock [1954]
4. Psycho
Alfred Hitchcock [1960]
5. A Qualcuno Piace Caldo
Billy Wilder [1959]

6. Viale del Tramonto
Billy Wilder [1950]
7. Io e Annie
Woody Allen [1977]

8. La grande Guerra
Mario Monicelli [1959]
9. Oltre il Giardino
Hal Ashby [1979]

10. Il Favoloso Mondo di Amelie
Jean-Pierre Jeunet [2002]



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mercoledì, 11 ottobre 2006
Nuovissime tracce di vita... e della mia playlist

1] Io e te, io e te, perché io e te? Qualcuno ha scelto forse per noi? Mi son svegliato solo, poi ho incontrato te, l'esistenza un volo diventò per me. E la stagione nuova dietro il vetro che appannava fiorì. Tra le tue braccia calde anche l'ultima paura morì... [Lucio Battisti]
2]
Let my lips sing again. From this day on my days are days of sun and roses. My life's a carnival of song. From this day on my dear the door to sorrow closes. This day when you came along...
[Astrud Gilberto]
3]
You can't always get what you want. You can't always get what you want. But, if you try sometimes, you might find you get what you need...
[Rolling Stones]
4]
With a little luck, we can help it out. We can make this whole damn thing work out. With a little love, we can lay it down. Cant you feel the town exploding?...
[Wings]
5] This is the last time that I will say these words...
[Keane]
6]
E noi che siamo gente di riviera, dove passano i cuori d'avventura, e noi non ci sappiamo perdonare di non sapere ballare, sapendo troppo aspettare...
[Fossati, De Andrè, De Gregori]
7]
You'll be given love. You'll be taken care of. You'll be given love. You have to trust it...
[Bjork]
8] Just a perfect day. Feed animals in the zoo, then later a movie too and then home. Oh it's such a perfect day, I'm glad I spent it with you...
[Duran Duran]
9]
E dimmi ancora tutto quello che mi aspetto già: che il tempo insiste perchè esiste il tempo che verrà...
[Ornella Vanoni]
10] We have all the time in the world. Time enough for life to unfold all the prescious things love has in store... [Louis Armstrong]
11] I don't wanna talk about the things we've gone through. Though it's hurting me, now it's history...
[Abba]
12] In this age of grand illusion you walked into my life out of my dreams... [David Bowie]
13] Il tempo cambia molte cose nella vita, il senso le amicizie le opinioni, che voglia di cambiare che c'è in me. Si sente il bisogno di una propria evoluzione, sganciata dalle regole comuni, da questa falsa personalità... [Franco Battiato]
14] Listen to the waves against the rocks. I don't know where they've been. I'm waiting for the skies to open up and let the happiness in...
[David Sylvian]
15]
Isn't she lovely? Isn't she wonderful? Isn't she precious?...
[Stevie Wonder]
16]
Everyone who needs a friend. Every life that has no end. Every knee not ready to bend is falling, falling at your feet...
[Bono & Daniel Lanois]
17]
Che belle scene di lei che viene, di bocche piene che fan pendant...
[Zucchero]
18]
At last the skies above are blue, well my heart was wrapped up in clover the night I looked at you...
[Etta James]
19]
I don't know why nobody told you how to unfold your love. I don't know how someone controlled you, they bought and sold you...
[Beatles]
20] Quando arrivi, quando verrai per me, guarda all'angolo del cielo dove è scritto il tuo nome ed è scritto nel ferro del cerchio di un anello dove ancora mi innamoro...
[Vinicio Capossela]
21]
No need for words now. We sit in silence. You look me in the eye directly... [Thom Yorke & P.J.Harvey]
 
Ho rinnovato quasi interamente la mia playlist, che, ricordo, può essere ascoltata utilizzando la radio presente nella colonna di destra del blog.



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domenica, 08 ottobre 2006
La magia di un libro

Un giorno trovai un grande libro sepolto in profondità nella terra. Stavo camminando attraverso la foresta, cercando il fungo raro dell'amore eterno. Lo raccolsi delicatamente, facendo molta attenzione a levare la terra dalla voluminosa copertina. Sotto la sporcizia comparve una fotografia sbiadita di una giovane donna. Ero io. Malgrado questo aspetto allarmante, sperai in un racconto di un cavaliere in un'armatura brillante ed una bellissima principessa da salvare. Provai ad immaginarmi in una buia notte invernale, seduta davanti al fuoco, immersa in un'avventura antica. Così aprii il libro, tremando di paura ed eccitazione. Tutte le pagine erano bianche. Stavo per piangere fra il disappunto ed il sollievo, quando, con mia grande sorpresa, il libro cominciò a scriversi da solo, come se fosse magico. "Un giorno trovai un grande libro sepolto in profondità nella terra. Stavo camminando attraverso la foresta, cercando il fungo raro dell'amore eterno". C'era scritto ciò che stavo facendo là in quel momento. Sembrava seguire ogni mia mossa. "E' una sorta di diario automatico" pensai. "Immagino che spetti a me creare la storia mentre, al tempo stesso, vivo la mia vita". Questo pensiero mi rattristò. "Chi mai desidererebbe scoprire, pagina dopo pagina, una persona come me? La mia vita è cosi semplice che non costituirebbe mai una buona lettura". Ma in quel momento comparve una nuova frase: "Dovetti lasciare la foresta". E poi un'altra ancora: "Realizzai che il libro non stava semplicemente raccontando cosa facessi. In realtà mi diceva anche cosa avrei dovuto fare. Era tempo che lasciassi la mia casa ed iniziassi ad esplorare il mondo". Improvvisamente la foresta si aprì in uno spettacolo sconosciuto di colori, suoni e profumi, come se desiderasse fissarsi nella mia mente, in tutta la sua sua sorprendente bellezza. Ero pronta ad andare via. Presi il treno per arrivare in città. La campagna sparì in un momento. Mi sedetti in uno scompartimento e cominciai a leggere del mio viaggio. La narrazione era sempre un passo avanti rispetto a quello che mi stava succedendo. Il treno scivolava via veloce. I villaggi si trasformarono in città, le città divennero periferie, ed infine le periferie si tramutarono nella mia città.

Non appena il treno arrivò in stazione e la folla mi spinse sulla strada, consultai il libro per sapere cosa dovessi fare dopo. Una frase si scrisse da sola: "Esplorai la città come prima la foresta". Così, fu proprio quello che feci. Stranamente la città non mi spaventava. Le costruzioni mi ricordavano gli alti pini della foresta. La luce nelle finestre scintillava come la neve sui loro rami. Le automobili correvano lungo le vie come piccoli animali che si preparassero industriosamente per l'inverno. E le luci al neon? Oh, quelle: erano le mie luci per il Nord. I giorni trascorrevano e le pagine si riempivano di parole. Seguivo la scrittura del libro come una ricetta per l'elisir di lunga vita. Lui mi mostrava cosa fare ed io seguivo le sue indicazioni. Se non lo avessi fatto, la mia meravigliosa avventura si sarebbe dissolta come un sogno. Era una regola facile da rispettare. Ma una cosa cominciò a preoccuparmi. Le pagine bianche diminuivano sempre più. Seguitando così, non avrei mai saputo come sarebbe terminata la mia storia. Iniziai a temere il peggio e non smettevo di pensarci un solo attimo. Sarei svanita? Oppure sarei morta? Stavo meditando seriamente di disfarmi del libro, quand'esso venne in mio aiuto. Lo scrisse piano per me, parola dopo parola. Stava facendo ciò che tutti i buoni libri fanno: creano la suspense per le loro ultime pagine. Risi forte, là dove mi trovavo in
quel momento. Per celebrare la mia rinnovata fiducia, il libro scrisse sulla parte superiore dell'ultima pagina: "Portai la mia storia a Clark - l'editore - sull'angolo fra Easy Street e la Ventitreesima". Una volta arrivata al modesto ufficio di Clark, gli diedi il libro. Lui mi offrì una comoda sedia e, attraverso la sua scrivania, lo guardai leggere la mia storia. Potevo rendermi conto di quanto le parole lo commuovessero e di come reagisse a ciò che stava leggendo, come se riguardasse lui stesso. Mentre i suoi occhi scivolavano sull'ultima pagina, apparve la frase finale e la conclusione del mio racconto: "Compresi che il mio cuore era suo e che lo avrei amato per sempre…".
[Bjork > Bachelorette]



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