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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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22 PICCOLI INDIANI

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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giovedì, 21 dicembre 2006
It's Christmas time...

...there's no need to be afraid!
 
Inizio in modo autoreferenziale l'ultimo intervento del 2006, citando una canzone protagonista di un mio recentissimo post. Il Natale è tradizionalmente tempo di regali, e pertanto, come suggerisce la vignetta di ElleKappa, è sempre meglio non farsi prendere la mano, per evitare di trovarsi la tredicesima fatta fuori in un sol boccone! :-) Ma le feste di fine anno portano solitamente anche momenti di riflessione e ricordi, misti a desideri, sogni e nuovi propositi. Ciò che avevo desiderato lo scorso Natale è andato, nel corso di quest'anno, pian piano materializzandosi. Mi sono liberato di persone piccole e meschine e ne ho trovate altre belle e speciali. In questo senso non bisogna mai smettere di avere un piede ben piantato in terra, ma, al tempo stesso, lasciare l'altro libero di spaziare intorno a stelle cadenti e all'imprevedibilità della vita, mettendo il cuore dentro i propri sogni.

When you wish upon a star
Makes no difference who you are
Anything your heart desires will come to you
If your heart is in your dreams
No request is too extreme
When you wish upon a star as dreamers do.
Fate is kind, she brings to those who love
As sweet fullfillment of their secret drowns
Like a boat out of the blue
Fate steps in and see's you through
Moma when you wished upon a star
Your dreams come true...


L.Armstrong
>When you wish upon a star

Questo Blog va in vacanza per un pò. Ancora una volta allegramente esausto dopo ben 20.000 visite, 111 post e più di 1.700 commenti! Ai miei intrepidi lettori, a cui rinnovo l'appuntamento per i primi giorni del nuovo anno, va un sentito ringraziamento per la loro assidua e calorosa presenza, ed i miei sinceri auguri per un Buon Natale e per un
2007 pieno zeppo di giornate serene e divertenti!



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martedì, 19 dicembre 2006
Una vita dolce

«A fare l'attore non si cresce mai: si viene accuditi, truccati, guidati, si può fare eternamente i bambini, interpretare i propri sogni»: rispondeva in questo modo Marcello Mastroianni, a chi gli chiedeva le ragioni di una carriera così frenetica, nonostante lui fosse notoriamente indolente. Interpretò 140 film, lavorando fino a pochi giorni prima di morire a 72 anni, il 19 dicembre di 10 anni fa; eppure lo fece sempre con leggerezza e divertimento.

Mastroianni intraprese il cinema negli anni '50, lui impegnato attore di teatro, con una serie di personaggi leggeri fino all'inconsistenza. I suoi primi grandi successi furono "Notti bianche" (1957) di Visconti e lo straordinario "I soliti ignoti" (1958) di Monicelli, con cui inaugurò la stagione della commedia all'italiana. Ma è con "La dolce vita" (1960) di Federico Fellini che esplose in tutto il mondo. In questo film l'attore si rese conto di avere nelle sue carenze e nelle sue debolezze umane la base per ruoli più complessi e moderni. Fellini lo aiutò ad accettarsi così com'era e a trarre dalla sua verità la verità dei personaggi. Marcello, il cinico giornalista privo di carattere del primo film realizzato insieme; Guido, il regista in crisi di "Otto e mezzo" (1963); e, molti anni dopo, Snaporaz, il maschio tribolato da fantasie erotiche de "La città delle donne" (1980) e il vecchio, romantico e squinternato ballerino Pippo Botticella di "Ginger e Fred" (1986) furono il risultato di questa ricerca diretta ad esprimere con lo strumento dell'autoironia, le insicurezze, le insoddisfazioni e le alienazioni dell'uomo contemporaneo, svariando dal drammatico, al satirico, al grottesco. "La dolce vita" gli conferì una  fama internazionale, consolidata negli anni '60 dalla candidatura all'Oscar per "Divorzio all'italiana" (1961) di Germi e dai suoi lavori con Antonioni, Bolognini, De Sica, Monicelli, Petri, Pietrangeli, Scola, Risi. Nei primi '70 cambiò rotta, intendendo scardinare un'immagine che stava rischiando di diventare patinata e, nel farlo, si affidò a Marco Ferreri con "La cagna" (1972), "La grande abbuffata" (1973), "Ciao maschio" (1978). Il resto lo fecero i Taviani con "Allonsanfan" (1974), Petri con "Todo modo" (1976) e Scola con "Una giornata particolare" (1977), con cui conquistò la seconda candidatura all'Oscar. Negli anni '80 e '90 si fece sempre più cosmopolita e sperimentale, lavorando con Anghelopus e De Oliveira, e da solo valorizzò film che brillarono nella sua interpretazione, come "Sostiene Pereira" (1995) di Faenza.

Così lo ricordava Vittorio Gassman, poco tempo dopo la morte: «Era un uomo pieno di grazia, Marcello Mastroianni, un personaggio straordinariamente naturale, un artista delizioso, un compagno intelligente e discreto. Ci volevamo bene. Mai uno screzio tra di noi; non riesco a ricordare un solo episodio sgradevole. Ci siamo conosciuti nella nostra giovinezza, recitando a  teatro  "Oreste", con  la  regia  di  Luchino  Visconti.  Avevamo  dei
temperamenti molto diversi, ma complementari. Per me, è sempre stato un uomo di teatro nell’eccezione più alta del termine, un eccellente animale cinematografico. Aveva il dono di piacere, il dono della meravigliosa mezzamisura. Marcello era in fondo una creatura serena. Molto intelligente, spirituale, felicemente installato nella sua grazia orientale che gli faceva sublimare il quotidiano, le persone, gli avvenimenti. Nella nostra età avanzata ci siamo molto cercati, pur continuando ad essere l’opposto l’uno dell’altro. Eppure qualcosa ci ha unito fino alla vecchiaia, quando sarebbe stato dolce verificare le cose in un’amicizia rinnovata, in una collaborazione: è che siamo entrambi rimasti dei bambini».



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venerdì, 15 dicembre 2006
Do They Know It's Christmas?

La new wave è un movimento musicale e culturale molto sfaccettato, ricchissimo di spunti e tendenze che hanno come unico comune denominatore la diretta derivazione dal punk che nel 1977 azzera più o meno tutto, rimettendo in discussione l'approccio sociale, culturale e artistico della musica rock. Ma ciò che nel punk è spesso un rozzo condensato, nella new wave diventa approccio stilistico consapevole e motivato: il recupero, l'analisi e l'assemblaggio dei più disparati generi musicali, rielaborati in una sintesi che è cosa nuova rispetto al passato per gusto e sensibilità. Essendo un genere notevolmente poliedrico, sviluppatosi, prevalentemente in Gran Bretagna, proprio dal 1977 al 1985 circa, lo si può suddividire in alcune grandi aree, da non intendersi assolutamente come compartimenti stagni.

Definibili, per l'appunto, Post-Punk sono gruppi più di matrice rock come gli irlandesi U2, che, specie nei loro primi dischi, sono connotati da un chitarrismo di impronta psichedelica. Sempre irlandesi sono i Boomtown Rats di Bob Geldof. D'origine scozzese sono invece band come Simple Minds e Big Country. Non altrettanto rock, ma sicuramente "guitar oriented" sono gli Smiths di Morrissey, Housemartins e Lloyd Cole & the Commotions. Più spinti verso la psichedelia sono invece formazioni come Psychedelic Furs e Echo & the Bunnymen, i cui cantanti pagano un evidente debito d'ispirazione nei confronti di David Bowie.  Un'altra grande area è quella Dark o Gothic Rock di gruppi come Joy Division, i Cure di Robert Smith, Siouxsie and the Banshees, Bauhaus.
Caratterizzato da liriche nichiliste e tormentate e da sonorità cupe e malinconiche, il dark ha il suo marchio estetico nei colori nero e viola, intesi nel senso di una netta opposizione all'immagine dominante. Lo sviluppo tecnologico dirompente di quegli anni, con il perfezionamento dei sintetizzatori, la nascita delle batterie elettroniche e dei primi campionatori, sta all'origine della corrente Tecno-Pop o elettronica in genere, fortemente influenzata dai lavori della seconda metà dei '70 di Bowie e dei Roxy Music di Brian Eno. Le principali band sono gli Ultravox del sottovalutato Midge Ure, i Japan di David Sylvian, Soft Cell, Human League, Heaven 17 e New Order, ossia la seconda incarnazione dei Joy Division, una volta morto per suicidio il loro leader Ian Curtis. Di origine elettronica sono due fra i più famosi gruppi del decennio: Depeche Mode ed Eurythmics; nel corso degli anni i primi si renderanno artefici di una superba evoluzione artistica ed i secondi si muoveranno verso atmosfere più rhythm'n'blues. Stessa matrice iniziale è anche quella dei Tears For Fears, poi protagonisti di un raffinato e robusto pop e dei Talk Talk di Mark Hollis che approderanno alle nuove frontiere del rock strumentale. Sul fronte più commerciale del tecnopop "neo-romantico", si attestanto formazioni come Duran Duran, Spandau Ballet e i Culture Club di Boy George. Da citare inoltre un area più "fusion" che riprende e rielabora elegantemente atmosfere "black", con un sound intriso di jazz, soul, funky e blues, che comprende gruppi come gli Style Council di Paul Weller e i Matt Bianco e cantanti come Paul Young e Sade. Non direttamente riconducibili alle correnti appena citate vi sono infine band come i Police di Sting, inizialmente molto influenzati dal reggae giamaicano, e i Madness, la cui prima impronta è data dallo ska.

Nel novembre del 1984 alcuni di questi protagonisti si riuniscono nel supergruppo Band Aid, allo scopo di raccogliere fondi per combattere la piaga della fame in Etiopia, ed incidono il brano "Do They Know It's Christmas?", che vede la firma di Midge Ure per la musica e quella di Bob Geldof per i testi. Il singolo viene pubblicato il 3 dicembre e va direttamente al numero uno delle classifiche inglesi, superando le vendite di tutti gli album presenti in classifica messi assieme. Diventa il singolo venduto più velocemente della storia in Inghilterra, vendendo in una sola settimana circa un milione di copie.



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mercoledì, 13 dicembre 2006
Adottiamo i bastoncini di pesce

Il Papa non ha detto nienteLa questione eutanasia rischia di rendere ancora più ostico il dialogo tra cattolici e laici, in Italia molto faticoso anche a causa dei problemi di udito di molti protagonisti. E' un tema che si aggiunge a una lunghissima lista di questioni scottanti. Vediamo le principali.

Eutanasia > I cattolici più possibilisti sostengono che è lecito interrompere l’accanimento terapeutico, a patto che le sofferenze degli anni precedenti la morte siano state sufficientemente atroci e prolungate da poter soddisfare il famoso "Protocollo di San Sebastiano", che stabilisce minuziosamente il numero di piaghe e dolori lancinanti bastante a raggiungere la Grazia. I più intransigenti chiedono, invece, che non solo il moribondo, ma anche i parenti e il personale ospedaliero dicano il rosario e aspettino la volontà di Dio senza rompere troppo i coglioni. Sul fronte laico, non aiuta il dialogo la posizione degli oltranzisti, che chiedono di inserire anche l’emicrania e la sinusite tra le patologie che consentono l’eutanasia.

Pacs > Dare riconoscimento legale alle coppie di fatto? Febbrili contatti, tra gli uomini di buona volontà dei due schieramenti, per trovare soluzioni di compromesso. Lo scopo è di aprire alle nuove forme di convivenza, ma al tempo stesso difendere l’assetto tradizionale della famiglia. Per esempio, l’unione tra due omosessuali potrebbe essere consentita solo a patto che arrivino entrambi vergini al matrimonio, uno dei due dimostri di saper stirare e l’altro legga la "Gazzetta dello sport" fumando la pipa. Fa discutere, nel frattempo, uno studio del Censis sulle unioni incivili, tipo marito buzzurro che picchia la moglie, o moglie nevrastenica che vorrebbe abitare a Manhattan invece che a Schio e lo fa notare al marito ogni cinque minuti. Anche telefonandogli in ufficio. La questione non dovrebbe entrare a far parte dell’agenda politica perché le unioni incivili sono già legalizzate.

Fecondazione assistita > È già noto l’emendamento Pera-Buttiglione: la sola fecondazione assistita consentita dalla legge è quella in cui un prete assiste alla copula. Francesco Rutelli, che cerca di fare da ponte tra cattolici e laici, propone la legittimità della fecondazione in provetta purché la provetta sia abbastanza grande da contenere marito e moglie che si congiungono nella posizione del missionario. Fa discutere la proposta, di impronta teo-con, di adottare non solo gli embrioni congelati, ma anche i bastoncini di pesce. Febbrili preparativi, sul fronte laico, per dare vita agli Atei Rinati, in opposizione ai cristiani rinati, e presentare in Parlamento un decreto-legge che non solo tolga il crocifisso dagli edifici pubblici, ma costringa il parroco più vicino a stuccare accuratamente il buco lasciato dal chiodo.

Darwin. Darwinismo e creazionismo? > Anche su questo fronte si distingue l’attivismo di Rutelli, che propone una terza via: l’uomo discende dalla scimmia, ma la scimmia era cattolica praticante. Desta vivo interesse anche la posizione di papa Ratzinger, che non nega l’evoluzionismo, ma sostiene che è stato progettato da un Grande Designer. Negli archivi vaticani sarebbero custoditi i lucidi nei quali Dio tracciò i principali lineamenti dell’universo. Perché, allora, denunciano i laici, vengono tenuti segreti? Forse perché i disegni divini raffigurano la periferia di Caserta e i costumi di scena del balletto di "Domenica in"?

[Michele Serra > "L'espresso"]



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martedì, 12 dicembre 2006
Basquiat

Spero di trovare tempo e modo per recarmi a Milano alla Triennale, a vedere la mostra su Basquiat. Primo artista nero di successo dell'epoca contemporanea, definito il James Dean della pittura, bello e maledetto, Jean Michel Basquiat nasce a Brooklyn nel 1960. Suo padre viene da Haiti, la madre è di origini portoricane. Una famiglia medio borghese che cercherà di assecondare la passione del figlio per l’arte, ma questo non basterà a trattenerlo. A soli 17 anni Basquiat se ne va di casa. Alle casette di Brooklyn preferisce gli appartamenti occupati di Lower Manhattan. E sarà da lì che prenderà il via la "carriera" di graffitista di Samo (Same Old Shit, ossia la solita vecchia merda), il nome che sceglie per firmare i suoi lavori. A New York nel 1981 passare dalle stazioni della metropolitana alle gallerie di Soho è cosa non così complicata. L'arte è già un business e cosa c’è di più attraente di un giovane artista di colore, ribelle e talentuoso? Bastano una recensione entusiasta e la benedizione di Andy Warhol che lo prenderà sotto la sua ala protettrice, per decretarne il successo. Mentre l'amico Keith Haring è l’artista bambino, leggero e ingenuo come i suoi omini, alla ricerca di un sorriso anche nelle tele più disperate; Basquiat diventa la rabbia, l’ossessione data dall’eroina che si trasforma in segni e colori violenti. Haring dice di lui: «Tutti e due ci portiamo la morte addosso: io con dolcezza e rassegnazione, lui con furore».
 
BasquiatAlla firma Samo si sostituisce una maschera nera che diventerà la cifra dei suoi lavori, una sorta di teschio che racchiude, in perfetta sintesi, due delle grandi suggestioni di cui si nutre la sua pittura: il mondo magico e senza tempo della terra africana e la violenza simbolo delle bande metropolitane newyorkesi. Intanto i riconoscimenti ufficiali diventano una sfida, i lavori istintivi si trasformano e l'artista matura, trovando ispirazioni più alte. A 27 anni la sua carriera è all’apice, così come la dipendenza dall’eroina. Basquiat vive nel caos costante, tra il disordine dello studio, abiti eleganti macchiati di vernice (cosa che diventa il suo marchio di stile), dischi jazz, videocassette, oggetti riciclati, libri, quaderni. Una miriade di stimoli che alimenta una perfetta mescolanza di primitivismo e contemporaneità: le radici afroamericane, il flusso di frasi e parole, croci e altri simboli, facce e corpi stilizzati, maschere tribali, edifici, automobili, aerei, alberi: un serbatoio di memorie e suggestioni istantanee in equilibrio armonico. Cerca di disintossicarsi rifugiandosi alle Hawaii, ma non ce la farà. Morirà di overdose nel 1988, pochi mesi dopo la scomparsa di Andy Warhol. Da lì a due anni toccherà a Keith Haring.

Nel 1996 un film di Julian Schnabel ripercorre la sua vita. Jeffrey Wright ne è il protagonista e David Bowie, che di Andy Warhol fu amico personale (tanto da dedicargli una canzone nel 1971), interpreta proprio il guru della pop art. Attorno a loro ruota una girandola di attori di grido: Dennis Hopper, Cristopher Walken, Courtney Love,
Gary Oldman, Benicio Del Toro e Claire Forlani.



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domenica, 10 dicembre 2006
Aridateme Topolino!

TopolinoLa scorsa settimana sono stato a vedere la recita scolastica della mia nipotina undicenne e mi sono trovato a pensare a quanto belli siano quegli anni in cui tutto sembra nuovo ed epico. Ogni cosa è l'inizio di un'emozione. Non c'è il senso dello spazio e del tempo, perchè tutto appare grande e senza una fine visibile. Guardavo i sorrisi appagati di quei ragazzini sul palco, mentre ricevevano gli applausi di genitori, parenti ed amici accorsi al teatro e mi è tornato alla mente quando anch'io avevo più o meno quell'età. Mio fratello suonava alla chitarra le canzoni dei Beatles. Io trascorrevo le estati in un paesino di campagna che si sviluppava intorno ad una discesa, la prima dopo una lunga serie di salite sempre più ripide. Le lucciole illuminavano le calde serate spese in bicicletta, oppure a mettere a repentaglio i polsi con le leggendarie palline clic clac, ed il fratello maggiore della mia prima fidanzatina mi faceva giocare nella squadra di calcio del paese, sebbene tutti fossero un pò più grandi di me. Io, che perdipiù dimostravo qualche anno di meno già allora, ero molto piccolo e minuto, e per fare meno danni venivo messo a centrocampo. Rammento il terrore nei miei occhi quando mandrie di dodicenni dal fisico imponente, partendo dalla loro metà campo, calavano furiose, come gli Orchi di Tolkien, dalle mie striminzite parti. Il prato su cui giocavamo pareva una di quelle praterie sconfinate dei film western americani e tutti erano così più veloci rispetto a me, che sembravano andare in motocicletta. Ricordo che Battisti cantava "E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante..." ed io mi chiedevo se Mogol avesse scelto l'espressione "più fragrante" perchè anche a lui, come a me, capitava a volte di mangiare biscotti un pò mollicci e non più così freschi, dal momento che la scatola aveva preso aria. Pomeriggi interi venivano rapiti dalle storie di Topolino. Me ne stavo lì, apparentemente stravaccato sul divano di casa, mentre in realtà ero a Paperopoli che aiutavo Zio Paperone a recuperare il suo primo cent o cercavo di fare del mio meglio perchè Pippo intralciasse il meno possibile le indagini del suo fedele amico. Proprio recentemente mi sono ritrovato un vecchio Topolino fra le mani e, con mia grandissima delusione, ho finito la lettura di una storia, una di quelle che mi portava via delle ore, in soli 5 minuti. E' stato in quel momento che ho tristemente realizzato che, con l'età, i fumetti ed il tempo si accorciano sempre più!


 Lucio Battisti > La collina dei ciliegi



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giovedì, 07 dicembre 2006
We all shine on like the moon and the stars and the sun


"Instant karma is gonna get you,
gonna knock you off your feet.
Better recognize your brothers,
everyone you meet.
Why in the world are we here?
Surely not to live in pain and fear.
Why on earth are you there?
When you're everywhere.
Come and get your share.
Well we all shine on
like the moon and the stars and the sun.
Yeah we all shine on,
come on and on and on on on..."
John Lennon [9.10.1940 - 8.12.1980]

 

Ho sempre pensato che le persone care che non ci sono più, siano luce dentro e intorno a noi.



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lunedì, 04 dicembre 2006
Chi ignora il passato non saprà mai nulla del presente

Il redivivo[1973]
Silvio Berlusconi fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie ticinesi. Acquista ad Arcore, grazie ai buoni uffici dell’amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con tutti i terreni, a prezzo di superfavore. Previti infatti è pro-tutore dell’unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne Annamaria, e contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.
[1974]
Grazie a due fiduciarie della Bnl, nasce l’Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università, Marcello Dell’Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all’etere col nome di Canale 5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal boss mafioso Vittorio Mangano (nel 2000 condannato all'ergastolo per duplice omicidio), assunto in Sicilia da Dell’Utri come "fattore", cioè come amministratore della casa e dei terreni.
[1975]
Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord e la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da una miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di Italcantieri, e poi fino al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest.
[1977]
Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota dell’editrice de " Il Giornale", fondato tre anni prima da Indro Montanelli.
[1978-1983]
Riceve circa 500 miliardi di lire, di cui almeno una quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt’oggi la provenienza. Sono gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi, al potere e della sua ascesa al governo.
[1978]
Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta "Propaganda 2" (P2) del maestro venerabile Licio Gelli. Di lì a poco comincerà a ricevere crediti oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con commenti di politica economica, al "Corriere della Sera", controllato dalla P2 tramite Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in quanto "eversiva", con un provvedimento del governo Spadolini.
[1980]
Berlusconi fonda, con Marcello Dell’Utri, Publitalia 80, la concessionaria pubblicitarie per le reti tv.
[1981]
I giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando sui traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli elenchi degli affiliati alla loggia P2. Berlusconi però non subisce danni dallo scandalo che travolge il governo, l’esercito, i servizi segreti e il mondo del giornalismo.
[1982-1984]
Berlusconi acquista l’emittente televisiva Italia 1 dall’editore Edilio Rusconi e l’emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è titolare di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza diretta con la Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti che consentono le trasmissioni illegali di programmi in in contemporanea su tutto il territorio nazionale. Craxi vara un decreto urgente (il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare la situazione illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo "decreto Berlusconi"), minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio ’85 il decreto sarà approvato, dopo che il governo avrà posto la questione di fiducia.
[1986]
Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente. Intanto fallisce l’operazione La Cinq in Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel ’90. E’ Jacques Chirac a cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
[1988]
Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema radiotelevisivo, che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza imporre al Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la Standa. La legge verrà approvata nel 1990.
[1989-1991]
Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall’avvocato Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il resto rimarrà a Berlusconi.
[1990]
Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può tenersi televisioni e Mondadori, dovendo soltanto spogliarsi de "Il Giornale" (che viene girato nel ’90 al fratello Paolo).
[1994]
Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza Italia, vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle Libertà e diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto nell’inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del conflitto d’interessi.
[1996]
Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a Previti, si ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato del centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all’opposizione, alle prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e in assoluzioni in appello e in Cassazione.



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venerdì, 01 dicembre 2006
La nave dell'invidia

Un vecchio adagio recita che la nave dell'invidia è quella con la stiva più grande nella storia dei peccati capitali. A differenza della lussuria, della superbia e della gola, l'invidia sicuramente non dà piacere. Eppure è molto diffusa e le sue radici affondano in quel nucleo profondo dove si raccoglie la nostra identità che, per costituirsi e crescere, ha bisogno del riconoscimento. Quando questo manca, la nostra identità si fa più incerta, e allora subentra l'invidia, che, più che un vizio, potrebbe considerarsi un meccanismo di difesa, un tentativo disperato di proteggere il proprio ego quando questo si sente minacciato dal confronto con gli altri. Un confronto che l'invidioso da un lato non sa reggere e dall'altro non può evitare, perché proprio sul confronto si regge l'intera impalcatura sociale. E chi dalla comparazione si sente sminuito, ricorre all'invidia per proteggere il proprio valore attraverso la svalutazione degli altri.

Se è vero quel che dice Spinoza, secondo cui l'esistenza è una forza che può conservarsi solo espandendosi, l'invidia tende a contrarre l'espansione degli altri per l'incapacità di espandere se stessi. Per cui, in realtà, l'invidia può considerarsi un'implosione della vita, un meccanismo di difesa che finisce per comprimerla e per arrestarne lo slancio. La strategia corretta sarebbe quella di rinunciare, quando le nostre forze o le nostre capacità non ci sembrano sufficienti o adeguate. La rinuncia non è sconfitta, ma riconoscimento del limite, quindi atto di ragione. Ma come si fa a riconoscere i propri limiti in una società come la nostra, che spinge continuamente a oltrepassarli e ci riconosce solo se riusciamo a farlo?
In una società in cui tutti sono uguali, fatalmente ci si chiede perché tizio è più ricco o più famoso. Ciò evidenzia un rapporto diretto tra uguaglianza e invidia. Tocqueville nota che nelle società fortemente gerarchiche l'invidia è minore, mentre in quelle democratiche, dove l'uguaglianza, almeno a parole, è garantita a tutti, sono le piccole differenze che feriscono. Dal punto di vista storico questa idea viene ripresa da Nietzsche attraverso il risentimento. Per Nietzsche infatti è tipico di tutti i movimenti tendenzialmente ugualitari - cristianesimo, socialismo o democrazia - avere uno spirito gregario: il gregge si difende odiando ed invidiando chi sta sopra. L’invidia nasce - scrive il filosofo - quando uno è desideroso, ma non ha prospettive.

Gli antichi Greci evitano di attribuire le virtù ed i successi agli individui, perché li interpretano come dono degli dei. Invidiare il beneficiato dal dio equivale ad offendere il dio stesso, e questo è un atto di empietà.  Per tale motivo la grandezza viene venerata e, come ricorda Nietzsche, la venerazione non è asservimento, bensì il riconoscimento di ciò che è grande. Ma poi al paganesimo greco-romano, che è capace di ammirare la virtù, ossia il valore dell'altro, succede il cristianesimo, che diffonde il principio dell'uguaglianza fra gli uomini, scatenando l'invidia. E' proprio così che alla "venerazione" degli antichi, subentra l'"invidia", prima dei cristiani e poi dei moderni, cristiani o laici che siano. Lo Stato moderno, infatti, nasce all'insegna dell'uguaglianza in base alla comune cittadinanza. Questo riconoscimento ha influito sulla mentalità corrente degli uomini, sempre meno disposti a ravvisare il merito degli altri e ad approvare il successo come conseguenza del merito. In questo modo il sentimento di uguaglianza, un sentimento nobile e ormai condiviso in tutte le società civili, ha paradossalmente moltiplicato le ragioni dell'invidia.



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