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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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lunedì, 26 febbraio 2007
I figli del deserto

Il 23 febbraio 1965 moriva Stan Laurel. 8 anni prima se ne era andato Oliver Hardy, il quale fino all'ultimo non volle che trapelassero notizie sul suo stato di salute, perchè era convinto che il suo compito fosse di  far ridere la gente. Nel periodo che gli sopravvisse, Stan continuò a lavorare in televisione e fu celebrato con l'Oscar alla carriera, sebbene ebbe il grande cruccio che il compagno di una vita non era lì a gioirne con lui. Prima della sua scomparsa disse «Se qualcuno verrà al mio funerale con la faccia triste, non gli rivolgerò più la parola».
 
L'avventura era iniziata nel 1927, grazie al produttore Hal Roach che, avendo intuito il potenziale esplosivo della coppia, li indusse a lavorare insieme. Da allora realizzarono 89 film, di cui 30 cortometraggi muti, 43 cortometraggi sonori e 16 lungometraggi sonori. Nei primi anni i due misero a punto il loro microcosmo di mogli isteriche, automobili distrutte, torte in faccia ed inseguimenti frenetici, sullo sfondo di un'America alle prese con la Depressione. Nel 1930 ebbe inizio il periodo delle comiche sonore, in formato cortometraggio. Nel 1932 La scala musicale venne premiato con l'Oscar; Laurel e Hardy avevano ormai acquisito il senso del ritmo ed erano in grado di toccare le vette più alte della pantomima. Per scelta della casa di produzione, il 1935 segnò il passaggio definitivo al lungometraggio. Il duo dovette cimentarsi col nuovo problema di "reggere" situazioni comiche per un tempo lungo, cercando di non perdere in creatività. Il risultato fu una manciata di film sostanzialmente poveri di trama ma assai ricchi di gag e battute; tra i più riusciti: I Figli del Deserto, I Fanciulli del West, Teste dure Frà Diavolo. Il loro rapporto di lavoro era ottimale, i compiti risultavano divisi in modo tale da far marciare verso il successo ogni loro interpretazione: mentre Stan era la mente, interessatissimo al montaggio, alla regia e al copione, Oliver dava la preferenza alla resa delle gag sullo schermo. Aveva molta fiducia nel suo compagno, tanto che quando qualcuno sul set gli chiedeva di prendere una decisione, la sua risposta era «Chiedi a Stan, quello che decide lui per me va bene». Nel 1940 esauritosi il contratto con Hal Roach, la coppia passò alla Fox. I due attori accettarono, molto probabilmente perché a corto di soldi, nonostante il contratto non permettesse a Stan nessun controllo artistico sui loro film. Fu l'inizio del declino, che ebbe il suo compimento negli anni del dopoguerra, in cui L&H furono costretti a misurarsi con un mutato gusto del pubblico, che esigeva trame romanticheggianti, con personaggi che non apparissero degli eccentrici ad ogni costo.


Il loro straordinario, unico ed irripetibile genio comico si avvalse di alcune tecniche personali. La più significativa è senz'altro il Camera Look di Oliver, ovvero il volgere lo sguardo direttamente in camera, ammiccando allo spettatore, chiedendogli solidarietà per le angherie subite a causa del suo partner. La cosa allora (ma anche in seguito) era vietatissima, perchè rappresentava un'interruzione brutale del racconto filmico, una sorta di rottura di una magia. Ollie praticamente lo inventò, violando le convenzioni del linguaggio cinematografico degli Anni Trenta e stabilì così il modo più immediato per creare una complicità con chi assisteva ai loro film. Riusciva a farlo con una tale disinvoltura che rendeva tutto naturale, realizzando in aggiunta un legame ancor più saldo con gli spettatori che si sentivano parte integrante delle loro vicende. Nessuno prima nè dopo, seppe stabilire una tale relazione tra attore e pubblico.



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venerdì, 23 febbraio 2007
Lascio? No, raddoppio!

Ho sempre guardato con interesse e curiosità agli amici blogger che decidono di aprire un secondo blog, però, lo confesso, senza mai pensare di emularli, perchè so bene quanto tempo, risorse ed energie porti via un'avventura del genere. Poco tempo fa, un sabato qualunque, un sabato italiano in cui il peggio sembrava essere passato (avrebbe cantato Sergio Caputo), me ne stavo pigramante stravaccato sul divano, contemplando la possibilità di partecipare alle prossime selezioni per "Il più bello d'Italia", quando su Skype fece capolino Simona. Alcuni minuti di conversazione neutra e poi ecco che fa «Voglio aprire un secondo blog»«Oh, bene... mi pare un'ottima idea. In bocca al lupo!» e lei di rimando «Forse non mi sono spiegata bene: ho detto che VOGLIO aprire un secondo blog!», «Beh... avevo capito... sì che sono un pò rintronato, ma la tua affermazione non mi pare così difficile da seguire», «Evidentemente si, perchè io VOGLIO aprire un blog a 4 mani!». Ammetto che ci fu qualche secondo di silenzio imbarazzato da parte mia, in pochi attimi mi passò tutta la vita davanti, persino quell'episodio in cui a 4 anni caddi in una fossa piena di rovi. Non rammento bene cosa riuscii a biascicare non appena mi ripresi un pò, ma in definitiva non credo che sia così importante. Ciò che conta è che, qualsiasi cosa dissi, non deve essere stata molto convincente, perchè eccomi qui a scrivere queste righe promozionali per lanciare "Colazione da Splinder", il mio secondo blog, scritto a due con Simona. L'unica concessione che sono riuscito a strappare, con le unghie e con i denti, è che la cadenza con cui pubblicheremo i post sarà settimanale (tipicamente a metà settimana). Per chi, dopo queste mie parole, fosse ancora stranamente interessato a leggerci, dò appuntamento al primo marzo per qualcosa che, chissà, magari lo sorprenderà!!!



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mercoledì, 21 febbraio 2007
Here's to you

C'è un Oscar per il quale non si sarà costretti ad attendere domenica notte per vedere a chi sarà assegnato, ed è quello alla carriera, che quest'anno andrà (finalmente) al nostro Ennio Morricone. «L'Academy ha voluto riconoscere non soltanto l'importante numero di colonne sonore  da lui composte, ma anche il fatto che molte di queste sono amatissimi e popolari capolavori» ha detto Sid Ganis, presidente della Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Morricone, romano, 78 anni, ha composto più di 400 colonne sonore. E' stato candidato all'Oscar altre cinque volte: nel 1978 per I giorni del cielo, otto anni dopo per Mission, nel 1987 per la colonna sonora de Gli Intoccabili di Brian De Palma, nel 1991 per Bugsy e nel 2000 per Malena di Giuseppe Tornatore. Ha debuttato nel cinema nel 1961 con Il Federale di Luciano Salce. Quattro anni dopo ha inizio la collaborazione con Sergio Leone, del quale compone le colonne sonore di tutti i suoi spaghetti-western, fino poi all'ultimo film del regista romano, il gangster-movie C'era una volta in America. Morricone inoltre ha legato il proprio nome a quello di alcuni fra i più importanti registi italiani, come ad esempio: Petri, Pontecorvo, Bolognini, Bellocchio, Pasolini, Montaldo, Tornatore, Rosi e Zeffirelli - e a prestigiosi sodalizi internazionali, tra i quali quelli con Polansky, De Palma, Joffè, Lautner, Carpenter, Molinaro. «Considero questo premio alla carriera datomi dalla Academy un riconoscimento ad una intera vita di lavoro - ha detto Morricone - Vincere un Oscar per un film è certo una soddisfazione ma essere onorato per tutto quello che ho fatto come compositore è forse, dal mio punto di vista, un riconoscimento ancora più importante».



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lunedì, 19 febbraio 2007
And the winner is...

«Ma somiglia a mio zio Oscar!» pare abbia esclamato la segretaria della prima edizione dei Premi, vedendo la mitica statuetta su un tavolo. E se anche non fosse andata così, tutti, da allora, hanno preferito pensare che fosse vero, perchè il fascino dell'Oscar nasce proprio da una singolare miscela fra la leggenda ed il vil denaro. La cerimonia degli Acadamy Awards è quella magica notte a cui non si può fare a meno di appassionarsi, anche se il vero cinefilo, magari, non ritiene che le scelte fatte siano le più pure, artistiche e cosmopolite possibili. Il bello degli Oscar è fatto di rituali: gli occhiali neri dei divi sulla passarella per ripararsi dal sole pomeridiano di Los Angeles, le arguzie del presentatore, la concentrazione di star ed autori planetari, il kitsch degli abiti e dei numeri musicali. L'Oscar, inoltre, è sempre stato un segnalatore dei mutamenti di costume, basti pensare a come il premio a Tom Hanks in Filadelfia abbia contribuito a sdoganare il mondo gay. I tempi cambiano e l'Oscar lo sa bene: lo speaker dell'epoca commentò così il premio a Sidney Poitier nel 1963: «This is the first nigger (il primo negro) to win the Award as the best actor». Chi lo facesse oggi in diretta, verrebbe abbattuto. Gli Academy Award sono maturati anche grazie a piccoli memorabili scandali, come la pellerossa che nel 1972 sale sul palco al posto di Marlon Brando, il quale non ritira la statuetta perchè contrario al modo in cui Hollywood tratta i nativi d'America. Ma nella memoria collettiva restano i momenti stupidi e felici: l'uomo che - elusa la ferrea security - attraversa nudo e di corsa il palco alle spalle di David Niven nel 1973 e Roberto Benigni che nel 1999 salta sulle sedie del teatro, prima di ricevere il premio dalle mani di Sofia Loren. Quella magica notte, evidentemente, non è solo un concentrato irresistibile di glamour e gossip che attira il voyeurismo verso il mondo dei belli e dei privilegiati, ma soprattutto la sintesi riuscita del Cinema come laboratorio di sogni, arte, costume e società.



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venerdì, 16 febbraio 2007
Venghino, siori venghino

Come ho già ricordato, il mio blog è arrivato all'anno di vita. Mi pare un buon momento per dare un'occhiata ad alcuni tra i più singolari referrers, ossia le chiavi di ricerca che sono state usate su Google e altri motori di ricerca per arrivare dalle mie parti, in tutto questo tempo.



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mercoledì, 14 febbraio 2007
Dentro le tue mani

Dentro le tue mani



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venerdì, 09 febbraio 2007
Gli Anni 80: Eurythmics

L'esordio degli Eurythmics è datato 1981 con l'album "In the Garden". Il trionfo mondiale arriva già due anni dopo con "Sweet Dreams (Are Made of This)", in cui emergono prepotentemente la classe e lo stile particolarissimo del gruppo, che mescola pop ed elettronica, con un uso quasi ossessivo del sintetizzatore. I mega hit di questo secondo lavoro sono "Love Is a Stranger" e "Sweet Dreams", il loro capolavoro assoluto, che li proietta ai primi posti nelle chart sia in Europa che in America. Gran parte del successo del duo si deve, senza ombra di dubbio, alla magnifica voce di Annie Lennox e al suo fascino ammaliante. Memore del suo passato come cantante da cabaret, la Lennox dimostra personali capacità camaleontiche durante le esibizione-live e nei video che accompagnavano i brani. Una capacità che le consente di sposare il tecnopop ad un vocalismo di classe, e che, grazie anche alle ottime capacità compositive di Dave Stewart, la rende presto una delle star femminili degli anni Ottanta.


Il successivo "Touch", sempre del 1983, dimostra influenze ancor più eleganti. Così come il precedente, l'album si presenta come una sorta di greatest hits, di cui canzoni come "Here Comes the Rain Again""Who's That Girl" e "Right by your Side" sono le espressioni migliori. Le ottime critiche ricevute e le enormi vendite spingono il duo a cimentarsi l'anno dopo nella realizzazione della colonna sonora di "1984" di Michael Radford, tratto dal romanzo di George Orwell. Un lavoro ambizioso, che colpisce per l'esemplare resa di certe atmosfere inquietanti, nonché per l'esercizio vocale raffinato della Lennox, soprattutto nella title track, impressionante per quei passaggi veloci dalle note basse ai toni alti. Ormai gli Eurythmics sono diventati un gruppo di punta della new wave inglese e Annie Lennox una vera stella, capace di emozionare, anche accompagnata soltanto da una chitarra. Tale status lo si riscontra a partire da "Be Yourself Tonight" del 1985, con la presenza di guest-star del calibro di Stevie Wonder che suona l'armonica in "There Must Be an Angel (Playing With My Heart)" e Aretha Franklin che canta nell'inno femminista "Sisters Are Doin' it for Themselves". In più, "It's Alright (Baby's Coming Back)" e "Would I lie to You?" completano un quartetto di hit eccezionali. Tali ospiti sono inoltre indicativi di quale sia il progetto di Stewart e Lennox per questo album: il loro personale tributo al rhythm'n'blues e al soul"Revenge" del 1986, con un sound che segue le inclinazioni del precedente, conducendole verso una conclusione più pop-rock, conferma l'indiscutibile bravura dei due, che primeggiano in classifica con brani come "Missionary Man", "Thorn on my Side", "When Tomorrow Comes" e la ballata "The Miracle of Love". Il successivo "Savage" del 1987 denota una prima flessione nell'ispirazione, anche se pezzi come "You Have Placed a Chill in my Heart", "Shame" e "I Need a Man" sono assolutamente degni di nota . A dispetto del titolo del seguente disco, "We Two Are One" del 1989, il legame personale fra i due non è più forte come un tempo, e questo si riflette sulla qualità del nuovo materiale che non raccoglie gli abituali consensi e si salva solo per la presenza di  "Angel" e "Don't Ask me Why". L'anno successivo i due si danno a carriere soliste. Annie Lennox dà alla luce due figli ed  il progetto Eurythmics viene accantonato per otto anni. Nel 1999 si ripresentano con "Peace", all'insegna di un pop raffinato ma irrimediabilmente datato, anche se l'ottimo singolo "I Saved the World Today" viene ben accolto sia dal pubblico che dalla critica.



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martedì, 06 febbraio 2007
Is a kiss just a kiss?

"You must remember this: a kiss is just a kiss" ammoniva la canzone di "Casablanca", ma io non credo che sia poi così vero. Vittima di un improvviso rigurgito di romanticismo, forse perchè la prossima settimana è San Valentino, o piuttosto perchè ho recentemente rivisto il capolavoro con Bogart e la Bergman, mi è venuta voglia di raccogliere 15 fra i baci che più mi sono piaciuti nella Storia del Cinema... so che ce ne sono molti altri, ma, tant'è, eccone alcuni:



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sabato, 03 febbraio 2007
A letto dopo Carosello

Carosello nasce il 3 febbraio 1957. I limiti pubblicitari impongono che su due minuti e quindici secondi di ogni episodio, il richiamo al prodotto duri al massimo trentacinque secondi: il famoso "codino" che differenziava Carosello da tutta la pubblicità mondiale e faceva impazzire i pubblicitari che cercavano di fondere armoniosamente scenetta e reclame,  rispettando i vincoli di una censura particolarmente severa. Il programma, il cui titolo rievoca un celebre film musicale da poco uscito, "Carosello napoletano", diviene in breve l'appuntamento più seguito della Televisione di Stato. E' l'unica trasmissione interamente ideata, scritta e diretta da privati, e per molti giovani alle prime armi diventerà presto una grande palestra per imparare il mestiere. Nel 1961 l'ascolto di Carosello, nonostante la nascita di altri programmi di intrattenimento, è di 7 milioni e 800 mila spettatori. Nel 1963 la vecchia sigla viene cambiata con disegni eseguiti a tempera da Manfredo Manfredi, raffiguranti quattro celebri piazze di città italiane: Venezia, Siena, Napoli e Roma. Nel 1969, unico caso della sua lunga storia, la trasmissione è  sospesa per tre giorni a causa della strage di Piazza Fontana. Nel 1971 una selezione di Carosello viene presentata al Museo d'Arte Moderna di New York. Intanto il programma diventa sempre più corto: nel 1974 ogni scenetta dura un minuto e quarantasecondi, mentre il costo per realizarlo si aggira dai 3 ai 5 milioni. Il primo gennaio 1977 va in onda l'ultimo episodio, ufficialmente per una decisione della Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, che tende a ridurre la pubblicità ai vari prodotti. Gli ultimi ascolti parlano di 19 milioni di italiani, fra cui 9 milioni di bambini!

Complessivamente sono andate in onda 42 mila scenette, mentre il giro d'affari é stato di oltre 40 milioni di Euro l'anno. Durante i vent'anni in cui é stato trasmesso, Carosello ha coinvolto tutto il mondo del cinema e dello spettacolo italiano. L'elenco degli attori e dei cantanti che vi ha partecipato è sterminato, per non parlare della grande produzione di cartoni e pupazzi animati che caratterizza il programma: l'omino coi baffi per la caffettiera Bialetti; Capitan Trinchetto, il marinaio che parla genovese ed esagera sempre un po', con il coretto di sottofondo che canta: "Cala, cala, cala! Cala Trinchetto!", per l'acqua brillante Recoaro; il pulcino Calimero per la Mira Lanza; Topo Gigio per i biscotti Pavesini; Carmencita e il Caballero per il caffé Lavazza; l'ippopotamo Pippo per la Lines; Jo Condor per le merendine Ferrero; la Linea per Lagostina e tantissimi altri. Sono innumerevoli gli slogan e i personaggi inventati in questo spazio televisivo che sono divenuti dei veri e propri "modi di dire" e restano ancor oggi, a 30 anni dalla fine del programma, nella memoria collettiva di un Paese intero.



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giovedì, 01 febbraio 2007
B.C.

B.C. di Johnny Hart

B.C. (Before Christ, Avanti Cristo) è una delle strisce più antiche in circolazione. Il debutto risale infatti al febbraio 1958 quando le prime tavole furono pubblicate dal New York Herald Tribune. Negli anni '70 ha raggiunto il massimo della  popolarità, paragonabile solo a quella dei Peanuts. I cavernicoli di Johnny Hart con i loro grandi nasi e le battute salaci hanno circolato per i diari scolastici (il mio in primis) di una intera generazione in Italia, trovando spazio persino su una rivista mitica come Urania. Oggi il successo e i consensi della critica sono un po' scemati, in parte anche per la pesante svolta ideologica di Hart, il quale, appassionato consumatore di letture bibliche, negli ultimi anni ha brutalmente inserito nella striscia temi religiosi, diventando un paladino per le organizzazioni cristiane massimaliste. Dopo l'abbandono da parte del periodico Linus, le ultime strip non sono più state distribuite dalle nostre parti. Resta il ricordo di una striscia geniale ed esilarante, tra le più amate nella storia del fumetto, in cui largo spazio è lasciato all'immaginazione del lettore. Il disegno, sotto i tratti scarabocchiati con semplicità: profili di colline, pianure, spiagge, vulcani, dirupi ecc, nasconde un minimalismo sofisticato. Il ritmo su tre o quattro tavole è perfetto (molte volte bastano solo due), e spesso al posto delle azioni si vedono solo gli effetti sonori (il "wham wham" della clava...). Con una scritta su un masso si può aprire qualsiasi attività professionale. I dialoghi sono intrisi di spiritosaggini e di un umorismo nero, sarcastico, intelligente. L'uso delle parole è misuratissimo e sempre ispirato, le battute arrivano a getto continuo. B.C. è il personaggio che fa da collante, la spalla che con domande semplici dà il via alle gag. Omino preistorico tranquillo ed ironico, ingenuo e romantico, sempre a corteggiare la più carina delle due donne presenti del fumetto, è capace di trascorrere ore ad osservare gli altri, con un sorriso dolce e sbigottito sulle labbra.



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leggo per legittima difesa
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