Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
al cinema con charlie brown
amalteo
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l'eleganza del riccio
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Rear Window
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Credo che tutti oramai sappiano cosa sia il phishing. Si dice phishing un tipo di frode ideato allo scopo di appropriarsi di informazioni, quali numeri di carta di credito, password, o altri dati personali. In particolare il phishing viene messo in atto da utenti malintenzionati che inviano milioni di false e-mail che sembrano provenire da siti Web noti o fidati, come il sito della propria banca o della società di emissione della carta di credito. Le persone che ritengono queste e-mail attendibili vengono poi indirizzate verso siti Web che paiono ufficiali, del tutto identici a quelli originali, e qui troppe volte rispondono ingenuamente a richieste di numeri di carta di credito, password, informazioni su account ed altre informazioni personali.
Però, mi chiedo io, perchè questi "utenti malintenzionati" non si impegnano a tradurre un pò meno maldestramente i mail che spediscono all'estero? Magari la truffa riuscirebbe un pò più spesso, e non mi farebbe venire in mente Totò quando cerca di vendere la Fontana di Trevi ad un turista americano! Ecco un esempio di mail truffaldina (con tanto di miei commenti sul contenuto) arrivata oggi alla mia casella di posta:
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È aperta a Torino fino al 19 aprile la mostra Lo schermo di carta - Storia e storie dei cineromanzi, un omaggio alla dimenticata avventura dei "cine-romanzi", organizzato a partire dalla nutrita collezione di Gianni Amelio, progettato dal regista in persona con la cura scientifica di Silvio Alovisio, per il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Il cineromanzo era un tipo di pubblicazione che negli Anni ’50 accompagnava l’uscita di moltissimi film, un fenomeno nato in Italia, già patria del fotoromanzo, e diffuso con alterne fortune in non molti altri paesi tra il Sud America e la Francia, spesso per opera di nostri connazionali. Era il cinema per chi non aveva i soldi per pagarsi un posto in sala, ma anche un oggetto di culto per tutti quelli che mai avrebbero rinunciato a portarsi a casa le foto della propria diva preferita. I cineromanzi, esempio particolarissimo dell'ingegno italiano, di quella straordinaria capacità di creare "indotto" intorno ad un settore economico che si mostra vitale, rappresentarono un fenomeno editoriale di enorme popolarità. Ciascun fascicolo era dedicato a un film. Di questo si presentava il racconto attraverso un'ampia selezione di fotografie di scena o di fotogrammi della pellicola, a cui si affiancavano le battute degli attori e le didascalie narrative.
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Intervistato sull'argomento, così si esprime Gianni Amelio: «I cineromanzi sono un misto di fotoromanzi e storie ispirate a film di largo consumo ed oggi quasi dimenticati come i film di genere sentimentale regionale, per esempio tutti i film ambientati a Napoli che avevano una diffusione soprattutto nel sud... ma c'erano anche delle pellicole internazionali, film spettacolari o d'autore. Io ricordo di aver visto i primi cineromanzi all'età di 4 o 5 anni. Li leggeva mia madre in un piccolo paese della Calabria, dove non esistevano sale cinematografiche e quindi il "film-romanzo", come lo chiamava lei, era l'unico modo per accostarsi al cinema. Io ho scoperto prima il cineromanzo e poi il cinema, lo schermo di carta prima dello schermo vero e proprio della sala».
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Nino Manfredi nasce il 22 marzo 1921 in provincia di Frosinone. A Cremona, un anno ed un giorno dopo, vede la luce Ugo Tognazzi. Due attori meravigliosi che insieme a Sordi, Gassman e Mastroianni hanno rappresentato il punto più alto della Commedia all'Italiana. Il cinema comico italiano emerge negli anni Cinquanta dalle spoglie del neorealismo. La commedia di quel periodo porta ancora con sé molte delle caratteristiche portanti dello stile cinematografico che la precede. Infatti, spesso le ambientazioni sono neorealiste, come è senz'altro neorealista la tendenza degli autori a proporre stereotipi ben presenti nell'immaginario pubblico. Nella nuova decade la commedia si imborghesisce, abbandonando, salvo alcune eccezioni, figure di proletari e sottoproletari e sfondi di quartiere per intonarsi ad uno standard medio che appare più rappresentativo. Negli Anni 60 la commedia all'italiana trionfa, riuscendo ad emergere sugli altri filoni in voga, come quello mitologico e il western all'italiana. In confronto all'uniformità di questi due generi, la fisionomia della commedia all'italiana, pur giocata su moduli piuttosto vari, si precisa grazie ad alcuni registi come Monicelli, Comencini, Steno, Pietrangeli, Risi, Germi, Scola e Zampa e a sceneggiatori come Age e Scarpelli, Sonego e Suso Cecchi D'Amico, i quali se ne servono per proporre con abilità ed efficacia i temi della società e per rivisitare la storia recente nazionale, riuscendo a mettere a punto un tipo di cinema di impegno che dosa accortamente comicità e dramma, caratterizzato da una satira di costume sapida e pungente, che rende sovente amaro e malinconico il sorriso.
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Manfredi, approdato al cinema dal teatro di rivista, ma con alle spalle l'Accademia di Arte Drammatica è forse fra i cinque il più restio a farsi rinchiudere in un clichè. Punta molto sulla mimica, affrancandosi velocemente da una comicità dialettale-locale ed innestando una ricerca narrativa e psicologica sempre più corposa e profonda che indirizza con successo anche nella regia. Tognazzi si affaccia al cinema, in una serie di filmetti privi di rilievo, sfruttando la notorietà conquistata sul palcoscenici del teatro di rivista. La svolta arriva nel 1961 con Il federale di Luciano Salce. E’ il principio d’una straordinaria carriera: negli anni seguenti, egli avrà modo di dimostrare il proprio eclettismo interpretando i più svariati tipi, non disdegnando quei personaggi sgradevoli, evitati dagli altri suoi celebri colleghi.
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E' arrivata la primavera. «Sai che notizia» dirà qualcuno. Di sicuro è tra chi ritiene che la primavera arrivi ogni anno. Voi non ci crederete, vero? E' una panzana rifilataci quando andavamo a scuola. Una delle tante. Solo chi non ha fantasia pensa sia vero. Io so per certo che non è così. La primavera arriva solo ogni tanto. Quando si è fortunati. A questo pensavo, mentre, tornando a casa dall'ufficio, percorrevo la sopraelevata e guardavo la neve sui monti delle alture della mia Genova. La primavera arriva come la neve. Solo a sorpresa, quando uno non se l'aspetta più. Quando si è fortunati, ma non solo. Lo stereo dell'auto suonava "I surrender" di David Sylvian e mi è venuto da pensare che io non ho ceduto. Ho resistito invece, prima di tutto agli anni, di cui continuo a farmi beffe con occhi da bambino e cuore da uomo, e poi alla stupidità del prossimo, che quella sì che è pericolosa, assolutamente da evitare, come i dolci quando si ha la glicemia alta. Può finire male. C'è chi sostiene che c'è un abilità nel vivere, che è data dalla somma delle nostre scelte. Poi esiste anche la casualità, certamente. Vivere è un gioco. Bisogna essere lievi, come soltanto chi è profondo ha imparato ad essere. Chi vince una mano ha un premio. Oggi è arrivata la primavera. La prima vera primavera.
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«Questo è il Sunset Boulevard, il Viale del Tramonto a Hollywood. Sono circa le 5 del mattino, arriva la polizia, la squadra omicidi col solito codazzo di cronisti. In una di queste sfarzose ville è stato commesso un delitto...». Il più famoso incipit della storia del cinema introduce da subito l'atmosfera cinica ed inquietante di questo capolavoro di Billy Wilder: un cadavere galleggia nella piscina di una villa hollywoodiana, mentre la polizia e i giornalisti si precipitano sul luogo del delitto. La voce fuori campo è quella dello stesso protagonista, Joe Gillis (un William Holden perfetto), intento a ripercorrere le vicende che lo hanno portato al suo assassinio. Gillis è un giovane sceneggiatore in un momento di difficoltà professionale ed economica. Per sfuggire agli esattori capita nella vecchia e decadente villa della star del muto Norma Desmond (Gloria Swanson). Ormai dimenticata da tutti Norma vive di ricordi, insieme al suo fedele maggiordomo Max (Eric Von Stroheim), che si rivelerà essere anche uno dei suoi antichi registi e il primo marito. Joe acconsente a scrivere per Norma la sceneggiatura per un nuovo film, che lei immagina come la sua grande rentrée. L'atmosfera della casa è sinistra, tetra, quasi mortale. La diva proietta continuamente suoi vecchi film, i pochi ospiti sono tutti anziani attori del periodo del muto. La donna finisce per innamorarsi del giovane, che, accecato dalla sua ricchezza, ne diventa il mantenuto, l'amante ed infine la vittima.
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La voce off in Viale del Tramonto è ben più che un espediente narrativo: è soprattutto una "voce-fantasma", come sono fantasmi la villa, i suoi abitanti e il film che stanno preparando. In questo senso funziona anche la famosa inquadratura del corpo dell'assassinato, galleggiante sul pelo dell'acqua, visto da sotto. Lungi dal costituire un esercizio di stile, si tratta piuttosto dell'assunzione coerente d'un punto di vista “metafisico”, cioè sottratto alle possibili identificazioni con gli sguardi "in soggettiva" di poliziotti, giornalisti, fotografi etc, così da dare l'impressione che sia quasi Gillis a guardare se stesso assassinato, dalla medesima dimensione da cui proviene la sua voce. Come se, oltre che parlare, il morto potesse anche guardare se stesso. Il film può essere letto inoltre come antologia dei generi hollywoodiani. La casa dall'aria abbandonata e sinistra, l'arredamento opprimente e l'ammasso di anticaglie e poi la sepoltura notturna della scimmietta, animale domestico della diva, richiamano i film dell'orrore. L'inseguimento iniziale in automobile ricorda i film di gangster degli anni 30 e 40. Le scene in cui Norma si traveste da Charlot e appare come le bellezze al bagno di Mack Sennett introducono elementi delle comiche del muto. Lo sfortunato romanzetto d'amore fra Joe e Betty, una lettrice di soggetti alla Paramount, rimanda alle commedie sentimentali. Infine, vero virtuosismo di Wilder, ben supportato in questo da Von Stroheim, quell'atmosfera macabra con donne dominatrici e uomini succubi, pone la pellicola all'incrocio fra il noir e il gotico. E' proprio di Stroheim l'idea di far scrivere le lettere degli ammiratori all'ex marito della diva, per lasciarle l'illusione di essere ancora amata. Addirittura il regista tedesco suggerisce di girare una sequenza in cui lo si veda lavare la biancheria di lei, le mutandine, per sottolineare un rapporto di masochistico asservimento. Ma Wilder rifiuta la proposta: «Avevamo già abbastanza noie con la censura». Viale del Tramonto mescola in modo inquietante realtà e finzione. La Swanson era davvero un'attrice ormai caduta nell'oblio, e Von Stroheim l'aveva realmente diretta nel film che lei fa proiettare nella villa. Tutto quanto riguarda lo specifico cinematografico: i discorsi di sceneggiature, la vita degli studi, persino il mitico cancello d'ingresso della Paramount. La protagonista vive la tragica nostalgia del cinema muto: «Io sono ancora grande, è il cinema che è diventato piccolo». Tutti questi aspetti rendono la pellicola il ritratto più oscuro e tagliente della realtà hollywoodiana, che all'epoca suscitò non poche polemiche. Dopo la prima del film, Louis B. Mayer disse a Billy Wilder: «Hai disonorato l'industria che ti ha dato da mangiare, dovresti essere incatramato, ricoperto di piume e sbattuto via da Hollywood».
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Qui la prima parte del post
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Dagli Anni Ottanta ai giorni nostri
Con "Scary Monsters" del 1980 si conclude un ciclo ideale che ha visto David Bowie non sbagliare un album o un singolo per tutti gli Anni Settanta. E si conclude in bellezza, con un cast stellare di ospiti (Pete Townshend e Robert Fripp), un caleidoscopio di stili e una rivisitazione ironica di Major Tom (personaggio che gli aveva portato il primo successo, dieci anni prima), in "Ashes to Ashes", singolo di punta del disco, accompagnato da un videoclip molto suggestivo. La svolta commerciale di "Let's Dance" del 1983 porta il Nostro ad abbandonare le sperimentazioni d'avanguardia e a realizzare, sotto la produzione del guru della discomusic Nile Rodgers, un disco raffinato ed elegante di musica da ballo. L'album, che resta nelle classifiche inglesi ben 56 settimane, gli regala un pubblico planetario che, come me, lo scopre per la prima volta e recupera i suoi vecchi successi. Nel luglio 1983 Bowie è nella Top 100 con 10 album contemporaneamente! Intanto il cantante parte per il suntuoso Moonlight Tour, che celebra il suo mito con coreografie mozzafiato, un formidabile ensemble di musicisti e con una scaletta accattivante. Il Duca Bianco, che nel frattempo ha frantumato le classifiche insieme ai Queen con il singolo "Under Pressure", è sold-out in tutto il mondo. Il Time gli dedica la copertina e un lungo articolo, e la sua popolarità è senza precedenti. Paradossalmente però, proprio in questo momento, creatività ed ispirazione vengono meno. Bowie è distratto da interessi extra musicali e disorientato da un successo così clamoroso, ed i successivi due lavori ("Tonight" del 1985 e "Never Let Me Down" di due anni dopo) sono quanto di peggio mai realizzato. Il sound del periodo è un pop generico, appesantito da ridondanti sezioni di fiati e del tutto privo della vena dissacratoria degli esordi. Il miracolo di Bowie, semmai, è riuscire ad alimentare la sua leggenda pur producendo musica mediocre. Ne è un saggio da manuale il Glass Spider Tour dell'87, che raduna tre milioni di persone negli stadi di tutto il mondo, grazie a una geniale operazione di marketing e a scenografie colossali, facendo quasi passare inosservato il flop dei due album precedenti. Consapevole che la sua creatività è in crisi e che il suo personaggio si è allontanato dall'immagine cult conquistata nei '70, Bowie si rimette completamente in gioco fondando un gruppo di nome Tin Machine, caratterizzato da sonorità vicino all'hard rock. I risultati sono modesti, ma almeno sono utili a ritemprarlo artisticamente. Nel 1993 la sua carriera solista riparte da Nile Rodgers e da "Black Tie White Noise". Un disco dignitoso che mescola il free-jazz, l'house music, il rock e il soul. Ma è con il successivo "1.Outside" del 1995, frutto della rinnovata collaborazione con Brian Eno, che la critica, per la prima volta in quindici anni, rievoca i fasti del periodo berlinese. L'album è un nuovo capolavoro dopo dieci anni incerti e si presenta come una sorta di compendio delle sperimentazioni elettroniche di Bowie, aggiornate ai suoni del nuovo decennio (cyber-punk, funk, industrial, ambient). Con il disco seguente il cantante cambia nuovamente, aprendosi ad un pubblico nuovo, cresciuto sull'onda dei ritmi jungle, techno e drum'n'bass, La scommessa è azzardata. Si rischia di fare la figura del padre giovanilista che si mette a ballare alle feste dei figli. Ed invece Bowie convince ancora e "Earthling" del 1997 risulta un album assolutamente credibile, oltre che elettrizzante. Un ritorno in grande stile che viene confermato con i successivi due dischi ("Hours" del 1999 e "Heathen" del 2002) in cui il Duca Bianco ritorna al sound dei primissimi '70, con ballate classiche e un po' nostalgiche. Processo che continua, seppur con minor smalto, anche con il suo ultimo lavoro, "Reality" del 2003, prima che una delicata operazione al cuore lo costringa a ritirarsi per un pò dalle scene. |
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A chi recentemente gli ha chiesto se pensasse che si possa essere ancora eroi solo per un giorno, così ha risposto: «Ci credo, certo, ci credo nel modo in cui originariamente era concepita la canzone, che parlava di due ragazzi che volevano ottenere qualche conquista importante all'interno della loro relazione, non nel mondo intero, ma su scala ridotta a loro due. Credo non sia lecito aspettarci qualcosa di più grande di questo; salvare il mondo è la religione secolare, il livello più alto della sensibilità terrena, ma è un risultato troppo improbabile da raggiungere. Salvare una relazione è già un buon inizio. Ci sono storie che raccontano gli uomini che ambivano a salvare il mondo, ma non sono stati capaci di tenere unita la loro famiglia e il primo comandamento è tenersi ancorati alle radici, al primo livello di salvezza e redenzione che contempla te stesso, la tua famiglia, gli amici, il vicinato e sapersi rapportare a ogni nuova situazione. Se andasse tutto a questo modo, i ribelli si eliminerebbero tra loro e la società rimarrebbe sana»
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Due mesi fa venni coinvolto da Biancac (a sua volta chiamata in causa da Smillapiffi) nella famigerata catena "5 cose che non sapete di me". Oggi ho deciso di prendermi la rivincita, mettendo in mezzo proprio Biancac e Smilla. Insieme a loro faccio partecipare anche SimonaC, perchè è giusto che sappia che le disgrazie non vengono mai da sole. Ognuna di loro (o chiunque altro voglia continuare il flusso della catena) dovrà passare il testimone ad altri 3 bloggers. Il gioco è il seguente: occorre rispondere a 8 domande fisse, utilizzando versi di canzoni che fanno parte della propria collezione di CD o MP3. Ecco le domande, insieme alle mie risposte:
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| 1. | Come ti senti oggi? Fischiettando fischiettando aspetto l'onda lunga di passaggio per immergermi incosciente come un pesce trasparente che si scioglie sulla riva, scende pioggia arriva a riportarmi al mare. [Pacifico - Musica Leggera] |
5. | Se uno sconosciuto ti offre una caramella, che fai? Caramelle non ne voglio più Le rose e violini questa sera raccontali a un’altra, violini e rose li posso sentire quando la cosa mi va se mi va, quando è il momento e dopo si vedrà. [Mina - Parole Parole Parole] |
| 2. | Com'è la tua personalità? Come un'aquila può diventare aquilone che sia legata oppure no non sarà mai di cartone, cosa son io non so ma un'auto che va basta già a farmi chiedere se io vivo. [Lucio Battisti - L'Aquila] |
6. | Cosa vorresti dire a te stesso?
Sulle strade al mattino il troppo traffico mi sfianca,
[Franco Battiato - Un'altra Vita]mi innervosiscono i semafori e gli stop e la sera ritorno con malesseri speciali. Non servono tranquillanti o terapie ci vuole un'altra vita. |
| 3. | La cosa più importante che ti è stata insegnata? Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio dall'altruismo e dalla fantasia E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai di giocatori tristi che non hanno vinto mai ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro e adesso ridono dentro al bar e sono innamorati da dieci anni con una donna che non hanno amato mai chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai. [Francesco De Gregori - La Leva Calcistica della Classe '68] |
7. | Cosa vorresti dire ad una persona cara? Bella, non ho mica vent'anni ne ho molti di meno e questo vuol dire (capirai) responsabilità, perciò… volami addosso se questo è un valzer volami addosso qualunque cosa sia abbraccia la mia giacca sotto il glicine e fammi correre, inciampa piuttosto che tacere e domanda piuttosto che aspettare. Stancami e parlami, abbracciami guarda dietro le mie spalle poi racconta e spiegami tutto questo tempo nuovo che arriva con te. [Ivano Fossati - Il Bacio sulla Bocca] |
| 4. | Cosa farai nel prossimo weekend? In un grande magazzino una volta al mese spingere un carrello pieno sotto braccio a te e parlar di surgelati rincarati far la coda mentre sento che ti appoggi a me. [Lucio Battisti - Perchè No] |
8. | Dove sta andando la tua vita? C'e un amore che si incendia quando appena lo conosci un' identica fortuna da gridare a due voci. [Fabrizio De Andrè - Cose che Dimentico] |
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