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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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martedì, 29 maggio 2007
1977 musical heroes

Il 1977 è periodo di rivolte. Musicalmente è  l’anno in cui esplode il punk, in cui vi è la definitiva consacrazione del reggae come linguaggio "contro" ed infine, paradossalmente, è anche la stagione del trionfo della disco music, così lontana dal clima rovente che si respira in giro. Tutto e il contrario di tutto, con la new wave che sparge i suoi primi semi e l’elettronica che avanza a grandi passi. Comunque lo si legga, è un anno cruciale, uno spartiacque che ha pesantemente condizionato la vita culturale e il costume degli anni successivi.

[David Bowie > Heroes]
[Bob Marley > Jammin]

I Sex Pistols escono con Never Mind The Bollocks, uno spaventoso schiaffo agli ultimi hippie del "flower power" e ai dinosauri del progressive rock. I Pistols sono oltraggiosi e la loro musica costituisce uno schifato rifiuto per tutto ciò che gli ex-giovani, ormai imborghesiti (esattamente come coloro che un tempo avevano contestato), ascoltavano.  E mentre Londra brucia sotto i colpi del punk, David Bowie, insieme a Brian Eno e Robert Fripp, inventa a Berlino la colonna sonora del futuro. Intrigato dalle invenzioni di Norbet Wiener, padre delle cibernetica, Bowie costruisce strutture sonore futuribili, filtrando la passione del rock attraverso l’asetticità della manipolazione elettronica. Con tastiere e synth, Bowie denuncia la spersonalizzazione dell’essere umano nella società tecnologica. Heroes è una lezione straniante e modernissima che verrà presto ripresa da molta new wave. Fuggito dalla Giamaica a Londra dopo un attentato, Bob Marley regala all’Europa il sogno di una nuova frontiera. L’onda calda del reggae ha ormai contagiato tutti: i vecchi hippie, i ribelli in cerca di riscatto, addirittura i disincantati punkExodus  sintetizza l’istinto antiborghese e antirazzista di una generazione a cavallo tra redenzione e rivoluzione. Il reggae di Marley finisce così col mischiarsi alla furia del punk e al sogno africano dei neri d’America. In quel 1977 lo ascoltano tutti, lo ballano tutti. Fumando. 
 
Oltre a questi 3 capolavori arrivano anche gli album dei Clash e di Iggy Pop, dei Talking Heads e dei  Blondie, dei tedeschi Kraftwerk ma anche dei Bee Gees con la colonna sonora de La febbre del sabato sera. Questi i dischi che hanno saputo catturare con maggiore lucidità l'atmosfera che si respirava 30 anni fa.



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sabato, 26 maggio 2007
Volevo essere Paul Newman

Paul Newman ha riempito il vuoto lasciato dalla morte di James Dean e dal declino di Montgomery Clift e Marlon Brando, dal momento che ha saputo incarnare l'alienazione e l'irrequietezza della sua epoca, possedendo, al tempo stesso, una bellezza classica che mancava a molti attori suoi contemporanei. Newman era insieme il perfetto antieroe moderno e il legame con una Hollywood gloriosa che stava ormai perdendosi. Come altri colleghi dell'Actor's Studio, egli è stato un attore cerebrale, pur interpretando splendidamente molti personaggi spontanei e disinibiti. La sua vera personalità si è trovata spesso in contrapposizione con i ruoli da lui interpretati. Appassionato sostenitore di cause liberali e democratiche, ha creato infatti una nutrita galleria di uomini a null'altro dediti che a se stessi e nonostante sia sposato da 50 anni con Joanne Woodward, i suoi personaggi sono spesso aggressivi, cinici ed insensibili con le donne. L'ambizione è infatti un aspetto chiave della sua filmografia. Parecchi dei suoi protagonisti coltivano il sogno americano della ricchezza e della posizione sociale, o, più semplicemente, perseguono l'obiettivo di vincere una partita a biliardo o una corsa automobilistica, oppure di eccellere nella musica. Le strategie però sono sempre simili. Questi personaggi mettono da parte ogni considerazione sull'amore e sulla moralità, procedendo spietati per la loro strada, alienandosi nel contempo dalla società. Molti dei "cattivi" da lui interpretati si riscattano ammettendo le loro debolezze, facendole diventare un motivo di fascino. Altri diventano più umani a causa delle pesanti punizioni fisiche a cui vengono sottoposti. La ragione più importante dell'attrazione degli antieroi di Newman risiede nel fatto che abbiano incarnato gli stati d'animo più diffusi nella loro epoca. Negli Anni Cinquanta vi sono i ribelli confusi che non sanno dar voce alla loro rivolta e che si accaniscono contro il mondo senza saperne la ragione. Successivamente l'immagine dell'attore diviene quella del ribelle relativamente consapevole, più padrone di sè e meglio capace di definire le proprie motivazioni. Nei primi Anni Settanta si misura con ruoli più in linea col gusto del pubblico di allora e contraddistinti da un simpatico cameratismo, da una destrezza accompagnata ad umorismo ed intelligenza, da un atteggiamento disinvolto rispetto al crimine. Con gli anni Newman ha diradato le sue apparizioni, ma ciò non gli ha impedito, dopo ben 10 nominations, di vincere il suo unico premio Oscar con "Il colore dei soldi" nel 1986.


Oggi, a 82 anni, Paul Newman ha annunciato che non farà più film, considerandosi  troppo vecchio per poter dare il meglio sullo schermo. «Non sono più in grado di lavorare come attore al livello che vorrei. Cominci a perdere la memoria, la fiducia, la tua inventiva. Quindi, è davvero una pagina ormai chiusa per me. L'ho fatto per 50 anni, è abbastanza».



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giovedì, 24 maggio 2007
La linea sottile tra amore e odio

"Il mondo si divide in buoni e cattivi. I buoni dormono meglio, ma i cattivi da svegli si divertono di più". Parafrasando il famoso aforisma di Woody Allen si potrebbe dire che con i cattivi al cinema ce la si spassa di più.

villains
 
"La morte corre sul fiume", unico film diretto dal grande attore Charles Laughton, è una favola nera in cui Robert Mitchum disegna sicuramente uno dei più grandi cattivi della storia del cinema: un predicatore che ben presto diventa orco divoratore di bambini, un personaggio straordinario che racchiude in sè la conflittualità del bene (è un uomo di Chiesa e in quanto tale dovrebbe essere bene) e del male. Conflitto memorabilmente espresso dalle parole love e hate che porta tatuate sulle dita. "Vuoi che ti racconti la storia della mano destra e della mano sinistra? 'Hate', odio: fu con questa mano che il malvagio Caino vibrò il colpo che uccise Abele. 'Love', amore: questa mano rappresenta la parte buona dell'uomo. Non fanno che lottare e combattere l'una contro l'altra". Stesso "doppio" che, per certi versi, contraddistingue tutti i più grandi villain cinematografici, i quali, infami e fascinosi, consumano la linea sottile che divide l'amore dall'odio.



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lunedì, 21 maggio 2007
Pericolose ammissioni

Ve lo dico per il vostro bene: non andate a spiattellarlo troppo in giro!!!
Pericolose ammissioni



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sabato, 19 maggio 2007
Far soldi al tempo del Web

Orbene, dopo poco più di un anno dalla nascita del blog, ho deciso di fare outing: voglio anch'io il mio milione di dollari!!! Proprio così, voglio diventar ricco da far schifo. Si sa che Paul Getty sosteneva che «Se puoi contare i tuoi soldi, non hai un milione di dollari» - e siccome io non solo posso contarli, ma sono persino in grado di attribuire un nome a ciascuna delle mie banconote e la sera, prima di andare a dormire, le posso salutare una per una, terminando in pochi minuti - penso che sia arrivato il momento di dare una svolta alla mia esistenza. Si dice che tutti nella vita abbiano la stessa quantità di ghiaccio; però i ricchi d'estate e i poveri d'inverno. Per questo io intendo cambiar stagione. E dato che al tempo della Rete più si è strampalati e più si guadagna, qualcosa mi ha inequivocabilmente convinto che sono l'uomo giusto al momento giusto! D'altronde non credo di non essere nelle condizioni di partorire idee bislacche come queste, ognuna delle quali ha consentito di alzare quantità colossali di soldi:
Uncle Scrooge
Million dollar homepage: la famosissima pagina che vendeva pixel a 1$ l'uno ha fatto storia. Il modo più facile al mondo per guadagnarsi  un milione di dollari.

Lettere da Babbo Natale: Volete che mamma e papà non spendano 10$ per una lettera scritta da suo pugno da Babbo Natale? Ne hanno vendute 200.000! Fate un po' di conti...

Occhiali da sole per cani: Sì, si vendono anche quelli e a vagonate. Del resto anche i cani hanno bisogno di carisma e sintomatico mistero.

I frati che ricaricano cartucce ink-jet: (ma non solo) nel 2005 hanno fatturato 2.5 milioni di dollari. Il loro motto è "Commercio con compassione".

Positivedating.com: è un sito di incontri online per sieropositivi. Discutibile quanto si vuole, ma i suoi numeri sono 50.000 utenti e 110.000$ di ricavi.
Ebbene si: «L'oro non è tutto. Ci sono anche i diamanti» [Zio Paperone]



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venerdì, 18 maggio 2007
60 volte Cannes

Il Festival di Cannes nacque nel 1939. Presidente onorario del Comitato Istitutivo fu colui che nel 1895 era stato un pioniere del cinema: Louis Lumiere. Il progetto venne però annullato a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Al termine del conflitto, il governo De Gaulle rispolverò l'idea e fissò l'inaugurazione del primo Festival al settembre del 1946. In effetti questo fu il primo grosso appuntamento culturale internazionale del dopoguerra e venne circondato fin da subito da un enorme attenzione. In quei primi anni la Palma d'Oro fu vinta da Rossellini per Roma città aperta, da Billy Wilder per Giorni perduti, da De Sica per Miracolo a Milano, da Carol Reed per Il terzo uomo, da Orson Welles con Othello. Il festival non ebbe sempre vita facile. Nel 1948 e nel 1950 ragioni politiche ed economiche resero impossibile il suo svolgimento. Nel maggio del 1968 la Francia venne colta dagli entusiasmi rivoluzionari ed il Festival, che dal 1951 si era svolto a maggio per evitare una sovrapposizione con Venezia, divenne uno dei centri della contestazione, a cui non restarono estranei neppure i più grandi registi: il Palazzo del festival venne occupato e la manifestazione fu interrotta senza alcuna assegnazione dei premi.

60 volte Cannes

A differenza di quanto successo a Venezia, la conduzione del Festival francese è molto più personalizzata. Nel corso della sua storia Cannes ha avuto infatti  due soli "patron". Il primo è stato Robert Favre Le Bret, il cui regno è iniziato nel '52 e durato oltre tre decenni, e successivamente Gilles Jacob, nominato "délégué" nel '78 e tuttora in carica. Il segreto della kermesse, che per dimensioni ha oggi surclassato tutti, sta
nella tradizione e negli innesti di novità che a loro volta diventano tradizione. Fra quest'ultimi, la "semaine de la critique", nata nel '62 e considerata la madre di tutte le future e imitate "sezioni parallele", e dei contenitori di novità giovanili, alla quale nel '69, frutto e conseguenza della contestazione, si è aggiunta la "quinzaine des réalisateurs", altro modello ammirato e saccheggiato. Quest'anno, in occasione del Sessantennale del Festival, il Nouvel Observateur ha pubblicato un sondaggio fra critici e cineasti (francesi e non). Al primo posto nell’elenco delle Palme più amate c’è La dolce vita di Fellini, il quale, all’indomani della presentazione, fu bloccato sulla Croisette da una signora particolarmente battagliera: «Lei è Fellini? Senta, mi può spiegare perché mai nel suo film non c’è un solo personaggio normale?».



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mercoledì, 16 maggio 2007
Il capitano Prisco Mazzi e la saga degli "uccenti"

Si, lo so: delle frodi via posta elettronica ne avevo già parlato qui. Ma questa email, arrivata stamane alla mia casella dell'ufficio, è veramente  divertente, nonchè piuttosto inedita. Quindi eccola a seguire, insieme agli ormai miei consueti commenti sul contenuto.
 
Sono capitano della polizia Prisco Mazzi [Chiiii??? Ma che razza di nome è? Capitano - senza offesa, nè per la sua persona, nè, tantomeno, per l'arma che lei sicuramente onorerà nel migliore dei modi - ma lei ha un nome da pirla!]. I rusultati dell'ultima verifica [I rusultati? Oh che sumpatico truduttore autumatico che usute in pulizia] hanno rivelato che dal Suo computer sono stati visitati i siti che trasgrediscono i diritti d'autore e sono stati scaricati i file pirati nel formato mp3 [Ora, glielo giuro sul prefetto De Gennaro: vero è che col mio PC in ufficio ci faccio diverse cose che poco hanno a che fare col lavoro - come, ad esempio, scrivere questo post - ma si dà il caso che non abbia mai scaricato MP3]. Quindi Lei e  un complice [E l'accento sulla "e"? o meglio: l'uccento?] del reato e puo avere la responsabilita amministrativa [Ma capitano Prisco... ma che mazza, anzi: ma che mazzi dice? E poi capitano, si è di nuovo dimenticato l'uccento su "responsabilità"].
 
Il suo numero nel nostro registro e 00098361420 [Mò me lo appunto]. Non si puo essere errore, [No, certamente non si può essere alcun errore, specie nel tradurre questa email] abbiamo confrontato l'ora dell'entrata al sito nel registro del server e l'ora del Suo collegamento al Suo provider. Come e l'unico fatto [Prisco - mi scusi -  ma qui non ci ho davvero capito una mazzi], puo sottrarsi alla punizione se si impegna a non visitare piu i siti illegali e non trasgredire i diritti d'autore [Si... lo so: sono stato un bambino cattivo, ma non lo farò più... giurin giurello! Però lei ce lo metta questo benedetto uccento su "più"].
 
Per questo per favore conservate l'archivio "avviso_98361420.zip parola d'accesso: 1605" [Ora mi dà del voi? E' giusto: il lei era troppo confidenziale per un malvivente incallito come me. E l'archivio come lo devo conservare? Sotto spirito?] allegato alla lettera al Suo computer [Allegato a cosa?], desarchiviatelo [Lo posso fare da solo o devo chiamare un'impresa di traslochi?] in una cartella e leggete l'accordo che si trova dentro [Oh bella! Quindi devo installare questo file sul mio PC? Ohhh... ora comprendo moooooolte cose! Però se così posso sottrarmi alla punizione, lo farò senz'altro!].
 
E obbligatorio [E vabbè dai Prisco, ora non ti incazzare, sù... che quando ti arrabbi, ti scordi gli uccenti!!!].
 
Grazie per la collaborazione [Ma si immagini, Capitano caro... quando si può dare una mano all'arma!].



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domenica, 13 maggio 2007
Il Grande Torneo dei Film - ottavi di finale

Eccoci arrivati alla seconda manche del Grande Torneo dei Film. Nel precedente turno vi sono state alcune notevoli sorprese. Prima fra tutte l'eliminazione di Viale del Tramonto, che, a mio giudizio, era uno dei film più accreditati alla vittoria finale. Billy Wilder resta in gara soltanto con A qualcuno piace caldo. Truffaut è uscito con entrambe le sue pellicole: Jules e Jim e I 400 colpi, mentre Hitchcock ha passato il turno con tutti e tre i suoi film. Qui potete vedere il punteggio finale di ogni confronto ed il tabellone aggiornato. Anche in questa occasione si avrà a disposizione un mese per esprimere le proprie preferenze.

Questi sono gli 8 scontri diretti sui quali pronunciarsi:

The Blues Brothers - Oltre il giardino
Qualcuno volò sul nido del cuculo - La donna che visse due volte
I soliti ignoti - Quarto potere
La finestra sul cortile - C'era una volta in America
Psycho - La vita è meravigliosa
Colazione da Tiffany - Io e Annie
Blade runner - Il favoloso mondo di Amelie
A qualcuno piace caldo - Taxi driver



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giovedì, 10 maggio 2007
Metafisico e metà cialtrone

Dovete sapere che sin da piccolo non sono mai stato molto fotogenico, e questo per me fu da sempre fonte di cruccio ed afflizione. Allo scopo di controvertire questa incresciosa situazione ed apparire più bello, fascinoso ed interessante, all'età di 6 anni decisi che non mi restava altro da fare che giocare il ruolo dell'intellettuale. Si poneva quindi un problema: come cominciare? Com'è che si inizia ad avere un immagine da dotto e studioso? La risposta che mi diedi fu semplice: nel momento in cui mi avessero fotografato, avrei dovuto pensare a qualcosa di particolarmente impegnativo ed intellettualmente superiore. Poichè "nessuno nasce imparato", la strada si rivelò fin da subito colma di insidie e contrarietà; ciò nonostante credo oggi di poter dire di aver acquisito una soddisfacente e ben rodata tecnica. A titolo dimostrativo vi basti questa coppia di fotografie, scattate ad alcuni lustri di distanza l'una dall'altra. Nella prima decisi di concentrarmi sull'approfondimento psicologico dei personaggi protagonisti dell'ultimo numero di "Tiramolla", letto qualche ora prima del set fotografico. Invece nella seconda, scattata solo un paio di settimane fa, durante la mia vacanza in Toscana, mi impegnai in una personale rivisitazione della storia della filosofia, con criteri di neutralità extra-idealistica, sforzandomi di mettere dei punti fermi per salvaguardarmi dalle molteplici ambiguità che circondano il termine “materia”. Definii, pertanto, di assumere un criterio guida, che mi parve indispensabile, al fine di perseguire il tentativo di delineare una teoresi agnostica moderna, che evitasse equivoci ontologici e ogni (sempre incombente) deriva metafisica. Infatti, pensai che se noi attribuissimo alla materia una sostanziale e intrinseca pluralità, conserveremmo la “materialità” nella sua autenticità, ma se, viceversa, cedessimo alla tentazione di teorizzare una materia “unitaria”, come potevano fare i pensatori del passato (ma non certo noi che disponiamo delle nozioni acquisite dalla fisica teorica sub-atomica e da quella quantistica), non soltanto negheremmo la sua complessità ontologica, ma ne faremmo un puro e monistico principio astratto ed aprioristico, passibile di ogni intepretazione trascendente. Per evitare esiziali bizantinismi di questo tipo, l’ateismo teoretico non può quindi esimersi dallo stare pervicacemente alla larga da ogni unitario “principio” materiale, come originario rispetto al dispiegarsi della pluralità reale fenomenica, ed altresì evidenziare, ove si verifichi, questo pernicioso errore speculativo. Chiaro no?

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martedì, 08 maggio 2007
Cocco Bill ha 50 anni

Prima dello «spaghetti-western» fu il «salame-western», e il suo eroe unico fu Cocco Bill. Alla terza vignetta della prima tavola (riprodotta sotto) il pistolero a fumetti già sparacchiava a destra e a sinistra, non guardando in faccia nessuno, un pò come il suo creatore, forse il più grande fumettista italiano del secolo scorso: Benito Jacovitti - in arte Jac o "lisca di pesce" - il quale, ogni volta che gli chiedevano da che parte stava, puntualmente rispondeva: «sono un estremista di centro».  Nel marzo 1957, il quotidiano Il Giorno, con grande intuizione e coraggio, lanciava un inserto gratuito a fumetti, Il Giorno dei Ragazzi. Jacovitti, già creatore di Pippo, Palla e Pertica, decideva di cimentarsi con il genere western, ricostruendolo da cima a fondo, com'era lecito aspettarsi da un genio estroso come lui. Qualche anno dopo Cocco Bill venne pubblicato nel mitico Corriere dei Piccoli, per poi passare ad altre testate come Linus e Comix, e quindi trovare una nuova casa stabile presso Il Giornalino, delle edizioni San Paolo.

Cocco Bill è un pistolero formidabile e contrariamente ai classici cowboys che bevono whisky, è un grandissimo tracannatore di camomilla! L'inseparabile destriero di Cocco Bill è Trottalemme, un simpaticissimo cavallo bianco che pensa come un essere umano e ogni tanto fuma una sigaretta.  La dolce fanciulla che Cocco Bill deve sempre salvare dalle grinfie di qualche gruppo di banditi, si chiama Osusanna Ailoviù.  Lei lo ama perdutamente, ma lui preferisce galoppare nelle verdi praterie con Trottalemme. Il Far West di Cocco Bill rispetta a modo suo i canoni dei classici racconti di frontiera: ci sono gli indiani, come i Ciriuacchi, che parlano uno strano dialetto mezzo indiano e mezzo napoletano o come i Piedi Scalzi, che sono tali perché, il cattivo di turno gli ha rubato i mocassini. Non mancano i banditi come Bunz Barabunz, il malvagio sindaco di Chattanuga Chu Chu e i Fratelli Kuknass, sette pistoleri vestiti ciascuno di un colore diverso e i soldati americani e i sudisti che parlano il nostro dialetto meridionale.

 

La prima tavola di Cocco Bill



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