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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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venerdì, 28 settembre 2007
L'uomo allo specchio

Si fa un gran parlare in queste settimane di casta e di crisi dei Partiti e delle Istituzioni. Comincio subito col dire che io sono fra quelli che ritengono che la nostra crisi politica sia espressione diretta della desolante crisi in cui versa la società italiana. I politici in questo senso non sono peggiori delle persone che incrociamo ogni giorno per strada. Si obietterà che i parlamentari dovrebbero "dare il buon esempio", costituire un punto di riferimento per quanto riguarda moralità e rettitudine. Questo è fuori dubbio, ma, al tempo stesso, è un argomento debole che non sposta per nulla il problema.

L'Italia è diventata un paese completamente privo di senso civico, pieno di furbetti del quartierino, che, se possono ottenere un privilegio a discapito del prossimo, non ci pensano due volte. Un Paese in cui ognuno non guarda al di là del proprio orticello, se facendolo dovesse rischiare qualcosa di suo. Un Paese dove non ci si sa più confrontare: chi la pensa differentemente da noi, non ci appartiene e va prima dileggiato e poi allontanato. Un Paese violento che non ha tolleranza verso chi è diverso. Un Paese dove le ragioni dell'altro non esistono mai. Un Paese in cui si vive la politica come se fosse una partita di calcio. Un Paese superficiale in cui si ragiona per slogan, o, troppo spesso, non si ragiona affatto. Il nostro è un Paese in cui non si leggono più libri: una ricerca ISTAT ha stabilito che l'anno scorso 20 milioni di persone non ha letto neppure un libro e che il 12% delle famiglie non possiede un solo libro in casa. Un Paese che si dimentica di tutto, dove non esiste memoria storica. Un Paese che si arrabatta in un degrado morale, culturale ed estetico, in cui a furia di scendere sempre più in basso ci si abitua all'inabituabile.

Ho sempre ritenuto che le vere rivoluzioni dovessero provenire da dentro di noi. Trovo patetico chi si riempie la bocca per difendere un diritto civile calpestato in questo o quell'angolo del pianeta, e nel contempo si comporta meschinamente con le persone che gli sono accanto. Chi inneggia alla politica pulita ed intanto volta le spalle ad una richiesta d'aiuto di un amico. Talvolta appare più semplice combattere il prossimo, vuoi che siano le istituzioni, il vicino di casa o l'ex fidanzato, perchè si è assolutamente incapaci di mettere in discussione se stessi, di applicare personalmente lo stesso senso di giustizia che pretendiamo dagli altri. Occorre iniziare da noi, dall'uomo [o la donna] che è allo specchio. Se si sarà capaci e fortunati, tanti piccoli cambiamenti provocheranno una grande svolta.



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mercoledì, 26 settembre 2007
Nannarella

Antidiva per eccellenza, Anna Magnani è stata una figura chiave del Neorealismo, interpretando con stile inimitabile il personaggio della popolana generosa, incarnazione dei valori genuini di un'Italia minore. «Ma come ve devo spiegà che so' allegra, che ho la ruzza, che rido, che so' come una lucertola al sole?...». Così in una intervista concessa poco prima della sua morte, avvenuta il 26 settembre 1973, cercava di difendersi dal ruolo di attrice tragica, di maschera dolorosa, di sfrontata caratterista dell'amarezza del vivere, assegnatole dalla critica e dal pubblico. Probabilmente è stato Fellini a definirla nel modo migliore: «Lei è Roma, con quel di materno e di amaro, di mitologico e devastato, che l'accomuna all'Urbe. La sua regalità viene fuori soprattutto quando usa le parole di trivio; le escono di bocca con grazia e levità impareggiabili, perfettamente fuse nel contesto, e necessarie». Temperamento vulcanico, si impadroniva di ogni inquadratura e viveva i suoi personaggi come ha vissuto la vita, senza mezze misure. Il suo primo ruolo importante è del 1941 con "Teresa Venerdì" di De Sica. Ma è nel dopoguerra, grazie a Rossellini e al ruolo di popolana uccisa dai nazisti in "Roma città aperta" del 1945, che ha modo di dimostrare tutto il suo straordinario valore. Nel 1951 Visconti le offre un'altra magnifica interpretazione con "Bellissima". Nel 1955 con "La rosa tatuata", vince il Premio Oscar, il primo mai assegnato ad un'attrice italiana. «T'ho sentita gridare 'Francesco' dietro al camion dei tedeschi e non t'ho più dimenticata», scrisse di lei il poeta Giuseppe Ungaretti.  



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domenica, 23 settembre 2007
Alla guida del Paese

Clemente Mastella ha aperto un blog per dialogare con i cittadini, ma cancella le centinaia di commenti negativi, lasciando i pochi positivi. Conseguentemente alcuni blogger hanno clonato il suo blog. Quando il Ministro dell’Indulto pubblica un nuovo post, lo pubblicano tale e quale anche loro, consentendo ogni genere di commento. Il nome di questo blog? Ovviamente Demente Mastella!

alla guida



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giovedì, 20 settembre 2007
Il blogger, questo sconosciuto

Il blogger, questo sconosciutoLa chiave di lettura del fenomeno italiano dei blog sta nell'utenza femminile, vera avanguardia di questo sempre più diffuso strumento del web. Le donne bloggano di piu' e commentano di piu'. Il 40,3% delle donne ha piu' di un blog [32,7% gli uomini], e il 56,5% delle donne commenta all'interno di un blog quando ha ''qualcosa di interessante da dire'' [49,7% gli uomini]. Le donne concepiscono tendenzialmente la loro azione all'interno dei blog come uno strumento di comunicazione tra buoni conoscenti. A conferma di questa intuizione va sottolineato come il 39,7% delle donne [contro il 23,6% degli uomini] dichiari di leggere determinati blog per via del ''rapporto di amicizia con l'autore''. Rispetto all'autore maschile, l'autrice di blog afferma come la creazione dei testi sia un atto di analisi e magari critica della vita vissuta. Il 74,4% delle donne [contro il 54,9% degli uomini] alla domanda ''Per chi scrivi?'' risponde ''per me'' e il 37,7% delle donne [14,5% i maschi] ammette di ''scrivere di cose intime/personali''. Ma il dato che segna la forchetta piu' ampia tra il comportamento maschile e quello femminile riguarda l'oggetto dei contenuti dei blog: l'80,9% delle donne [contro il 53,7% gli uomini] utilizza episodi della vita reale come ispirazione per i post. Le autrici/lettrici di blog sono piu' giovani degli uomini [22,1 anni di media contro 27,8 anni degli uomini] e stanno online da molto meno tempo, tanto che solo il 25,4% aveva iniziato a navigare prima del 1997, mentre in quell'anno aveva navigato gia' il 54,4% dei maschi. Le navigatrici propongono inoltre un utilizzo dei blog diverso, che ha dei tratti di riflessione sull'essere umano e tendono a essere piu' inserite nella dinamica sociale online.
 
Fin qua i freddi dati di una ricerca condotta da DiarioAperto in collaborazione con Swg, Splinder, Universita' di Trieste e Punto Informatico. Risultati statistici a cui non ho potuto fare a meno di integrare alcune considerazioni provocatorie e caricaturali, giusto per dare un pò di sale al dibattito!
 
Si sa... il blogger medio non ha più una vita, ma una serie di cose che gli accadono soltanto perchè poi ci scriva sopra un post. Le ragioni per le quali decide di scrivere sono le più disparate e, talvolta, le più disperate. Hai un capufficio stronzo? All'università continui a non passare gli esami? Non riesci a prendere la patente? Hai la crisi di mezzetà? La sindrome di Peter Pan? L'alluce valgo? Vuoi trovare il fidanzato o qualcuna che finalmente te la dia? Desideri mandare a quel paese persone che non hai visto neppure una volta nella vita? Aspiri a dire la tua su cose di cui non sai assolutamente nulla? Non vai al cinema/leggi un libro senza pensare alla recensione che dovrai fare? Hai bisogno di una vetrina per le tue fantasie sessuali, le tue opinioni politiche o le tue poesie degli anni adolescenziali? Vuoi fare il figo, padroneggiando con disinvoltura congiuntivi e condizionali? Sei un cyberpunk che medita il suicidio ed intanto inneggia a Totti? Smani per dimostrare che usi abitualmente termini come "misoneismo" o che sul tuo comodino trovano posto soltanto libri di Cernysveskji o Schopenhauer? Hai la tendenza ad autocompiangerti in pubblico? Hai imparato i comandi basilari di Photoshop e vuoi farlo sapere a tutti? Punti ad una seduta psicanalitica di gruppo, ma non hai i soldi per permettertela? Tutto questo e molto altro ancora caratterizza la sfaccettata e complessa figura del nostro eroe di inizio millennio, senza per questo rispondere adeguatamente alla domanda: insomma, ma perchè???



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lunedì, 17 settembre 2007
Compagno di scuola, compagno di niente...

...ti sei salvato dal fumo delle barricate? Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato o sei entrato in banca pure tu?

Nella scuola degli anni Settanta non c'era traccia delle tre I [Impresa, Internet e Inglese] di morattiana memoria. Internet non esisteva. Il massimo dell'impresa con cui entrare in contatto era la Centrale del Latte che si visitava per conoscere tutto ciò che veniva dopo la mucca. Infine l'unica lingua straniera che si imparava era - beh - il genovese del bidello! In compenso c'erano i grembiuli neri per i maschietti e quelli bianchi per le femminucce, allora l'elemento di distinzione fra i due sessi più evidente che conoscessi! C'erano i passati remoti dei verbi, i capoluoghi di regione e le poesie da mandare a memoria, gli uomini primitivi, i fiumi, i laghi e quadernate intere di tabelline, dalla cui noia non potevo far altro che fuggire, tuffandomi fra le pagine stracolme di battute, idee e disegni del mio immancabile diario Vitt.

In questi giorni riprende un nuovo anno scolastico. Ecco che allora il vostro buon vecchio blogger di fiducia decide di pubblicare una foto appartenente all'epoca giurassica, in cui è immortalato insieme alla sua gloriosa classe delle Elementari. Chi sapesse individuare il piccolo Rear Window fra questi baldanzosi [si fa per dire] pargoli, verrà omaggiato di una copia del libro autobiografico "Rear Window: dagli anni di piombo alla leggerezza della blogosfera". Chiunque poi si riconoscesse fra i miei compagni di scuola di allora, mi contatti al più presto! Ho sempre adorato le Carrambate!!!

Rear Window alle Elementari
Cliccare qui per ingrandire la foto



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mercoledì, 12 settembre 2007
Crisi

Forse si tratta di una crisi di identità, come sostiene Della Loggia nel suo articolo di fine agosto sul "Corriere della Sera", crisi che non è solo del cinema italiano, ma di tutte le altre forme espressive ed artistiche, ed anche dell'intero Paese ["Al cinema italiano resta, certo, il lascito di una grande tradizione culturale che vive nell'abilità artigianale di tanti nostri scenografi come nella capacità di inventare e combinare forme e colori, di tanti nostri operatori. Ma nel complesso esso oggi ha bisogno di una nuova ragion d'essere, di un nuovo senso di sé, di un nuovo rapporto con la realtà che lo circonda. Anch'esso, proprio come l'Italia, è alla ricerca di una nuova identità"]. Tesi che in qualche misura percorrono anche Lizzani e Bellocchio oltre che Olmi, il quale  su "La Repubblica" sostanzialmente afferma che  il disagio del cinema riflette la crisi di tutta una società incapace di stare al passo con le sue trasformazioni. ["Il cinema di ieri come quello di oggi, vive il sentimento della realtà. Ecco perché il senso di crisi. Non c'entra niente dire che non ci sono più buoni autori. Perché non è vero. Anzi i germogli della nuova generazione ci sono, eccome"].
 
Forse invece è una crisi di linguaggio, come scrive Scalfari, il quale sostiene che non necessariamente una società in crisi produce una crisi anche nelle arti: basti ricordare, ad esempio, la letteratura nella russa zarista dell'Ottocento o le arti italiane del XVI e XVII secolo. ["Il cinema, come ogni altra manifestazione creativa e artistica, è anzitutto linguaggio. Con un linguaggio appropriato si può raccontare tutto; anche una società priva di valori e colma di vizi, dove le poche virtù brillano per contrasto come schegge di diamante confuse con la terra e la roccia"].
 
C'è chi infine ritiene che sia una crisi industriale, a cui rispondere con una più avanzata legge sul cinema e con finanziamenti adeguati, come sollecita l'associazione dei cento autori ["Centoautori chiede un mercato libero, equo e regolato, dove la più ampia varietà di soggetti possa svolgere la propria attività e dove lo Stato giochi il suo ruolo di garante, e incentivi la qualità, la diversità e il pluralismo delle opere cinematografiche e televisive"].
 
Un dato è comunque certo: il cinema italiano vive un periodo di grande difficoltà. Non avendo più il coraggio di misurarsi su nuove idee, finisce col reiterare tematiche sempre più stantie. Fatte alcune debite [e rare] eccezioni, manca la forza di sperimentare, manca la capacità di imporre una visione realmente autorale che, insieme alle prove straordinarie di alcuni indimenticabili attori, rese grande il nostro Cinema negli 50, 60 e 70.



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giovedì, 06 settembre 2007
Il Grande Torneo dei Film - La Finale

E così siamo arrivati anche alla finale. Tutto sommato, nonostante la prematura uscita di capolavori quali "Viale del tramonto" e "Quarto potere" che avrebbero meritato di arrivare sino in fondo, la finale di questo gioco è assolutamente all'altezza. Da una parte "La finestra sul cortile" (che ha sconfitto "La donna che visse due volte" per 37 preferenze a 21), una delle pellicole più straordinarie di Alfred Hitchcock, che insieme ad un thriller magistrale è anche un geniale film sul cinema. Dall'altra parte "A qualcuno piace caldo" (votato 37 volte, contro le 22 di "Psycho"), la migliore commedia della storia, in cui Billy Wilder gioca con maestria con uno dei temi più cinematografici di sempre, ossia il travestitismo. I due più grandi registi di Hollywood, uno inglese e l'altro austriaco, si contendono la vittoria finale in una sfida che sarà senz'altro molto combattuta.

Si avrà tempo per votare fino a tutto settembre
.




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sabato, 01 settembre 2007
Make your own kind of music

Agosto col bene che ti voglio lo so non finirai, jajajajaaaaaaa!!! Ed invece anche agosto, così come in precedenza luglio, è finito tutt'a un tratto, con buona pace di Riccardo Del Turco. Noi se ne stava bel belli in vacanza in Val d'Aosta, sperando inconsapevolmente che i nostri giorni spensierati godessero dello stesso arco di vita dei monti che ci facevano da splendida cornice, ed invece - puff - eccoci ritornati, senza che nessuno ci avvisasse prima, allo stress e ai fastidi cittadini. Ma se non ci si può fidare neppure dei mesi, su cosa bisogna contare? Potremmo dedicarci allo studio di filosofie e religioni orientali, magari abbracciare la new age, affidare i nostri malanni all'agopuntura, prendere confidenza con i nostri chakra, imparare a guardare dentro di noi, capire che siamo un tutt'uno con l'ambiente che ci circonda, trovare l'equilibrio naturale delle cose, ascoltare il fluire delle nostre vibrazioni, ripristinare l'energia bloccata in qualche punto del nostro corpo.

Però, mentre ragioniamo sull'efficacia di tutte queste cose, potremmo più semplicemente iniziare il cammino di riappropriazione del nostro benessere dal cinema sotto casa, che trasmetterà sicuramente qualche nuovo buon film, o dal negozio di DVD che proporrà la rilettura di un grande classico del passato. Senza contare che ad ottobre arriva la terza stagione di "Lost"! Non siamo forse un pò tutti dei naufraghi persi su un'isola misteriosa, intenti a ritrovare il "proprio tipo di musica"?



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filosofie e cazzeggi
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