REAR WINDOW
Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
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Il 24 febbraio di 5 anni fa muore a 82 anni Alberto Sordi. La sua figura resta unica nella storia del Cinema Italiano. Altri attori sono diventati famosi e popolari, altri attori sono diventati registi, altri attori hanno creato dei personaggi che, in qualche misura, sono diventati proverbiali e hanno quasi finito con l'identificarsi con l'interprete. Ma si può dire che nessun altro, fatta eccezione per Totò, seppure con caratteristiche diverse sia per epoca sia per caratterizzazione, sia riuscito a conquistarsi nel cuore del pubblico uno spazio così definito. Anno per anno, Sordi si è costruito la carriera con una determinazione senza eguali. Nel farlo ha dato vita ad un personaggio familiare a milioni di spettatori: astuto, vile, furbesco, ironico, coraggioso solo se costretto, romanesco fino sino al midollo e, al tempo stesso, beffardo verso tutto ciò che è la "romanità" corrente. Al punto che certi riscontri verbali, certi atteggiamenti del volto e del corpo, certi interrogativi che l'attore ha creato o lanciato, hanno finito col far parte del bagaglio mentale e dello spicciolo lessico del pubblico italiano per circa 50 anni.
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A partire dai primi Anni 50, l'attore romano trasferisce al cinema alcuni personaggi creati dalla sua fantasia e proposti alla radio, connotandoli di un elemento assolutamente inedito fino ad allora. Sordi infatti pare accanirsi e infierire sul proprio personaggio, caricandolo di crudeltà. Non c’erano precedenti simili in Italia, di un comico che fa ridere della propria abiezione. Questa caratteristica diventa presto il suo punto di forza, laddove il pubblico è chiamato sia a solidarizzare col personaggio che a disprezzarlo al tempo stesso. L’incontro artistico che determina la prima svolta nella sua carriera è quello con Federico Fellini, con il quale entra in due ruoli di spessore, due personaggi negativi e immorali, protagonisti rispettivamente de Lo sceicco bianco e de I Vitelloni. Ma è Mario Monicelli con La grande guerra del 1959, che consente a Sordi di esprimere un nuova maturità drammatica. Questo film, un affresco memorabile sul conflitto del 1915-18, visto attraverso le vicende di due soldati pelandroni e vigliacchi, consente a Sordi un nuovo modo di recitare, che non esclude il suo enorme talento comico, ma sapientemente lo mescola a un’epica tragicità.
La lista delle interpretazioni di Sordi, in cui l'abituale chiave ironico-grottesca si arricchisce di accenti più consapevolmente amari, prende forma negli anni a venire, anche con individui rispettabili ed eroi positivi, quali il tenente Innocenti in Tutti a casa [1960, di Luigi Comencini], il giornalista Magnozzi in Una vita difficile [1961, di Dino Risi], il commissario Lombardozzi ne Il Commissario [1962, sempre di Comencini] e lo sfortunato maestro Mombelli de Il maestro di Vigevano [1963, di Elio Petri]. A questi si uniscono, fra i tanti altri, il siciliano Badalamenti de il Mafioso [1962, di Alberto Lattuada], il geometra Dinoi in Detenuto in attesa di giudizio [1971, di Nanni Loi] e soprattutto l'impiegato ministerale Vivaldi in Un borghese piccolo piccolo [1977, di Mario Monicelli]. Film che segna sia la fine della commedia all'italiana che il punto più alto della carriera di Sordi, che negli anni successivi si avvierà verso un lento declino.
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«Ma somiglia a mio zio Oscar!» pare abbia esclamato la segretaria della prima edizione dei Premi, vedendo la mitica statuetta su un tavolo. E se anche non fosse andata così, tutti, da allora, hanno preferito pensare che fosse vero, perchè il fascino dell'Oscar nasce proprio da una singolare miscela fra la leggenda ed il vil denaro. La cerimonia degli Acadamy Awards è quella magica notte a cui non si può fare a meno di appassionarsi, anche se il vero cinefilo, magari, non ritiene che le scelte fatte siano le più pure, artistiche e cosmopolite possibili. Il bello degli Oscar è fatto di rituali: gli occhiali neri dei divi sulla passarella per ripararsi dal sole pomeridiano di Los Angeles, le arguzie del presentatore, la concentrazione di star ed autori planetari, il kitsch degli abiti e dei numeri musicali. L'Oscar, inoltre, è sempre stato un segnalatore dei mutamenti di costume, basti pensare a come il premio a Tom Hanks in Filadelfia abbia contribuito a sdoganare il mondo gay. I tempi cambiano e l'Oscar lo sa bene: lo speaker dell'epoca commentò così il premio a Sidney Poitier nel 1963: «This is the first nigger [il primo negro] to win the Award as the best actor». Chi lo facesse oggi in diretta, verrebbe abbattuto. Gli Academy Award sono maturati anche grazie a piccoli memorabili scandali, come la pellerossa che nel 1972 sale sul palco al posto di Marlon Brando, il quale non ritira la statuetta perchè contrario al modo in cui Hollywood tratta i nativi d'America. Ma nella memoria collettiva restano i momenti stupidi e felici: l'uomo che - elusa la ferrea security - attraversa nudo e di corsa il palco alle spalle di David Niven nel 1973 e Roberto Benigni che nel 1999 salta sulle sedie del teatro, prima di ricevere il premio dalle mani di Sofia Loren. Quella magica notte, evidentemente, non è solo un concentrato irresistibile di glamour e gossip che attira il voyeurismo verso il mondo dei belli e dei privilegiati, ma soprattutto la sintesi riuscita del Cinema come laboratorio di sogni, arte, costume e società.
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"Noi siamo i fortunati che hanno a casa i sogni. I nostri padri, i nostri nonni li vedevano passare, per due ore nella loro vita. Quando la grande luce si accendeva e quella specie particolare di buio finiva, il sogno era volato via. Diventava un ricordo, una sensazione, un'emozione. I film erano solo quel fascio di luce nel nero della sala, erano imprendibili, immateriali, pura illusione. A noi la scienza ha regalato, forse per consolarci di meraviglie di vite perdute, la magnifica opportunità di tenere a casa dei sogni. Li puoi toccare, li puoi ordinare, li puoi richiamare in vita quando vuoi. Un potere da maghi, da stregoni, da spiriti superiori. Abbiamo avuto ospiti Beethoven e Mahler, Charlie Parker e Jimi Hendrix. Abbiamo passato serate con la magnifica silenziosa maestà immobile di Lorenzo Lotto o di Seurat. Abbiamo condiviso il mondo di Capa o di Cartier Bresson. Ma mai abbiamo avuto la possibilità di cenare decidendo di ascoltare la voce di Cary Grant o guardando Marilyn Monroe uscire da una piscina. Noi, i padroni dei sogni, abbiamo la possibilità fantastica di cercarli, quei luoghi speciali della nostra anima, quando ne abbiamo bisogno. Come una medicina, un conforto, un amico che torna da lontano." [Walter Veltroni]
In occasione dell'acquisto del quattrocentesimo pezzo della mia collezione, voglio segnalare i 12 dvd che più mi sono piaciuti fra quelli comperati negli ultimi 12 mesi. Alcuni capolavori del passato si mescolano ad ottimi film più recenti. Se qualcuno dei miei intrepidi lettori non sapesse cosa vedere [o rivedere] stasera, può trovare ispirazione in questa foto.
E poichè la qualità delle immagini scattate col mio cellulare non è di quelle che lasciano a bocca aperta [non che con le telefonate se la cavi molto meglio], ecco anche l'elenco scritto dei film:
La fiamma del peccato di Billy Wilder, Il terzo uomo di Carol Reed, L'ereditiera di William Wyler, Tutti a casa di Luigi Comencini, Il sorpasso di Dino Risi, Hollywood Party di Blake Edwards, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri, Chi ucciderà Charley Varrick? di Don Siegel, Inside man di Spike Lee, Match Point di Woody Allen, La sconosciuta di Giuseppe Tornatore e Le vite degli altri di Florian Henckel von Donnersmarck.
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Sapevo bene che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me l'aveva detto chiaramente lui stesso. [Indro Montanelli, "Soltanto un giornalista", Rizzoli, 2002]
Ma si può mettere sotto inchiesta Berlusconi soltanto perché qualche suo funzionario ha fatto dei pasticci con la Guardia di Finanza? Ha ragione lui, che cosa ne poteva sapere lui? E allora: vogliamo dare in mano l'Italia a un amministratore che non sa nemmeno cosa succede nella sua azienda? [Umberto Eco, Marzo 1996]
Occorrono politici nuovi che abbiano dimostrato creatività, serietà, professionalità e onestà, per formare i quadri della Repubblica presidenziale, per guidare il Paese all'insegna di meritocrazia e gerarchia. Uno potrebbe essere Berlusconi [...]. Il suo è un ottimo programma, un tessuto sul quale si può costruire un buon partito. [Licio Gelli, "L'Espresso", 07/11/1993]
«Del conflitto di interessi agli italiani non solo non importa niente, ma considerano una garanzia assoluta che chi è incaricato di responsabilità di governo non abbia bisogno di fare i propri interessi, di rubare, avendo una posizione propria». Ecco, se gli italiani, e non solo gli italiani, si intendessero di democrazia quanto di calcio, con questa frase da analfabeta assoluto della democrazia Silvio Berlusconi avrebbe chiuso la sua carriera politica. [Curzio Maltese, "Repubblica", 07/07/2000]
Io vedo Berlusconi come il "padrone" in un Paese, il nostro, alla testa di una squadra di persone che rispondono al "titolare" dell'impresa, il quale assegna ad ognuno i propri compiti e per questo li paga. Una squadra di dipendenti e tutti riconoscono e ossequiano il "padrone". [Mario Luzi, "L'Unità", 03/07/2001]
Berlusconi è il contrario di un uomo di Stato. La democrazia è qualcosa che non riesce a capire e che comunque gli fa perdere tempo. [Nanni Moretti, Convegno di MicroMega, 19/03/2002]
Berlusconi è ridicolo per le cose che fa, le gaffes, la sfacciataggine, le menzogne, la trivialità. Non c'è bisogno di inventare nulla: basta leggere i verbali dei suoi interrogatori, seguire le sue dichiarazioni, vederlo all'opera. [Dario Fo, "Repubblica", 09/11/2002]
Uno come me che ha visto la marcia su Roma, e dopo anni assiste alle performances berlusconiane, trova nella memoria i segni della paura perché vede ripetere atteggiamenti, giudizi, anche atti di governo filosoficamente antidemocratici. Vedi Berlusconi e pensi a Mussolini. [Mario Monicelli, "Il Venerdì" di Repubblica, 05/04/2002]
Per Silvio l'arte della menzogna, la vecchia arte della parlantina, non è qualcosa di cui vergognarsi ma un merito sommo, un dono di natura. [Giorgio Bocca, Piccolo Cesare, Feltrinelli, 2002]
L'illegalità è una specialità che Berlusconi conosce bene: falso in bilancio, esportazione di capitali, finanziamento illecito dei partiti, corruzione di giudici. L'illegalità, in ogni caso, è fortemente incoraggiata dal suo regime. ["Nouvel Observateur", 26/06/2003]
Il gatto con gli stivali ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari di famiglia e di famigli. Davvero incredibile. [Paolo Mieli, "Corriere della Sera", 23/12/2003]
Berlusconi [...] manifesta un'allarmante mancanza di rispetto per le istituzioni; utilizza la carica che ricopre solo per i propri scopi e perverte il connubio tra capitalismo e democrazia. Un simile conflitto di interessi risulterebbe surreale in qualunque altro Paese europeo. ["El Pais", 26/12/2003]
Non mi piace, e credo sia noto, il politico Silvio Berlusconi: e mi rattrista che vada in giro a rappresentare l'Italia, e faccia anche dei discorsi, più che a ruota libera, senza manubrio. [Enzo Biagi, "Corriere della Sera", 13/07/2003]
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[Due - Erri De Luca]
Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.
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Anche questo febbraio, come già successo in quello scorso, sono arrivato al mio appuntamento annuale con i referrers, ossia con le chiavi di ricerca che sono state usate su Google e altri motori di ricerca per arrivare dalle mie parti:
- le poesie di una pervertita [sicuro che ti interessino le poesie?]
- dove sono i film con le dominatrici [in qualche club sadomaso?]
- film sul ballo con due ragazzi [ecco ciò che io chiamo una ricerca precisa e circostanziata]
- dire addio ad un cortile [mai fatto... una volta, nel luglio del 1992, dissi arrivederci a un palo della luce, ma niente di più]
- come realizzare una tenda originale per la finestra del bagno [questo deve essere sia un lettore mio (per il riferimento alla finestra), sia un lettore de Latendarossa (per il riferimento alla tenda originale), sia un lettore di Seaweeds (per il riferimento al... emh, lasciamo perdere... è meglio!)]
- come si chiama la canzone "Here there daily"? [ma se già lo sai come si intitola, cosa lo chiedi a fare???]
- distanza fra finestra ed immondizia [meglio mi vengono i post e maggiore è la distanza, ovvio!]
- uomo da prese per il culo [ecco un argomento di cui non so assolutamente nulla!]
- tenniste che si cambiano le mutandine [ovvero il valore sociale ed educativo dello sport, unito alla cura per l'igiene personale]
- culto delle natiche [culTo o culo?]
- come rompersi un piede senza soffrire [perchè? Si può???]
- mutande per anziane [ecco, mi ci mancavano solo i gerontofili!!!]
- orge nel cortile [ma siete sicuri di volerle fare nel cortile, con quello là che vi spia con il binocolo???]
- la Venere di Mila a cassetti [di milA e non di milO perchè la venere è femmina? Ok, ma i cassetti che c'azzeccano?]
- masturbarsi alla grande [auguri e buon divertimento!!!]
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Sabato sera sono andato a vedere "Sogni e Delitti", l'ultimo film di Woody Allen. Complice la storia che, perlomeno nella parte iniziale, non mi ha coinvolto poi tanto, la mia mente ha iniziato a perdersi dietro ai particolari più bislacchi, fra cui la questione di come sarei stato con un taglio di capelli come quello di Colin Farrell, uno dei due protagonisti della pellicola. Potevo lasciar cadere nel nulla questo quesito così avvincente? Certo che sì, però non l'ho fatto: ho preso invece una foto dell'attore irlandese e poi una mia. Ho quindi usato questo programmino che scambia le acconciature - et voilà - ho trovato una celere e risolutiva risposta al dilemma che mi stava vieppiù angustiando.
Il raccapricciante risultato che mi ha raggelato il sangue nelle vene è quello che propongo ora ai miei fidi lettori, sperando che fra loro non vi siano cardiopatici o soggetti facilmente impressionabili.
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Il Grande Torneo degli Attori propone oggi le sue nuove sfide. I precedenti confronti sono stati tutti combattutissimi e, per la prima volta in assoluto, s'è persino verificato un pari merito. James Stewart e Marcello Mastroianni hanno infatti ricevuto lo stesso numero di voti. In questo caso, come da regolamento, sono io che decido chi va avanti, e la mia preferenza va all'attore americano e alla sua lunga, straordinaria e versatilissima carriera. Dopo aver ricordato Woody Allen, Charlie Chaplin e Cary Grant, che abbandonano insieme a Mastroianni la contesa, non resta che dedicarsi alle Seminfinali del Torneo, per le quali si potrà votare per tutto il mese di febbraio.
Alberto Sordi vs James Stewart
Totò vs Robert De Niro
«Se t'uscisse fuori un maschio, me piacerebbe chiammallo o Alan... o Kevin. Mejo Kevin!»
«O fai pe' Costner?»
«Ma piu’ che pe’ Costner… o faccio pecche’ e’ un nome che me da un senso de rispetto, capito!… O senti come nnome che c’ha… c’ha possenza, capito!»
[Viaggi di Nozze - Carlo Verdone e Claudia Gerini]
L'ho già scritto qui: io sono fra quelli che ritengono che la nostra crisi politica sia espressione diretta della sconfortante crisi in cui versa la società italiana. Fino a quando ci saranno persone che, non solo chiamano i propri figli Tommy, Jennifer e Kevin senza vergognarsene, ma - anzi - ci tengono a farlo sapere a tutti con una decalcomania a caratteri gotici sulla propria auto, non potremo meritarci niente di meglio della classe politica che abbiamo.
La foto è stata scattata da me, col mio cellulare, domenica scorsa a Genova.