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Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
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A meno di un mese dall'appuntamento elettorale, tutti i sondaggi, di parte e non, rivelano l'esistenza di un'alta percentuale di indecisi: un dato oggettivo, frutto anche della crescente disaffezione alla politica da parte degli italiani, ma che nonostante ciò sorprende. Infatti, ritengo che non possa e non debba passare la logica del "tutti uguali, tutti cialtroni", logica cavalcata sia da una qualunquista e picaresca demagogia, sia dalle piccole formazioni politiche che, insistendo sulla sostanziale uguaglianza dei programmi dei due raggruppamenti maggiori (PD e PdL), mirano, per non perdere visibilità, a mantenere lo status quo dell'altissima frammentazione partitica. Proprio quest'ultima è la principale causa della deriva degli ultimi 15 anni: piccole formazioni attestate su percentuali di rappresentanza risibili hanno continuato a dettare legge.
Le prossime elezioni si profilano non solo come una battaglia politica, ma anche e soprattutto culturale. Per questo il progetto del Partito Democratico, seppur imperfetto, appare permeato da elementi considerevoli di modernità e discontinuità rispetto al passato. Se si vuole garantire la governabilità, il futuro dell'Italia deve necessariamente essere quello di un sistema bipolare in linea con le più moderne democrazie occidentali, costituito da un numero assai inferiore di partiti. In questo senso non si può non accogliere con grande favore la lungimirante scelta di Walter Veltroni di fare a meno delle formazioni di sinistra, le quali pur garantendo un 8% in più di preferenze, avrebbero reiterato l'esperienza dei precedenti governi, caratterizzati da maggioranze fragili e disomogenee, in disaccordo su tutte le questioni principali, messe insieme solo per fini elettorali e non programmatici. Ciò ha costretto gli avversari a fare altrettanto, ma con una notevole differenza: mentre il progetto del PD, che si attesta come una forza riformista di centro-sinistra, è la conclusione di un consapevole processo politico maturato nel tempo e sostenuto da una larga partecipazione di cittadini, il PdL di Berlusconi e Fini [solo di recente riavvicinatosi al Cavaliere, dopo averlo duramente contestato sul finire dello scorso anno] è una repentina invenzione pre-elettorale, che, tagliando fuori il moderato Casini e inglobando personaggi politicamente discutibili come la Mussolini e Ciarrapico, ha spostato il proprio baricentro nettamente verso destra. Una destra evidentemente anomala, tanto da suscitare l'allarme fra i conservatori del Partito Popolare Europeo circa il rischio di dover accogliere in futuro esponenti che si rifanno orgogliosamente all'esperienza fascista.
Sebbene ci possano anche essere dei punti di contatto fra i due programmi, considero centrale la questione della credibilità politica e personale. Da una parte abbiamo un leader che si rifà alla grande tradizione dei democratici americani, una persona colta, dal linguaggio piano e mai gridato, attento ai giovani e alle nuove tecnologie, che ha fatto della lotta alla precarietà e della sicurezza sul lavoro due questioni inderogabili e due grandi battaglie sociali, e che ha aperto le proprie liste alla partecipazione dei cittadini, cercando di immettere nel proprio organismo nuove linfe democratiche per contrastare il predominio e l'autoreferenzialità delle élites politiche. Dall'altra, un piazzista settantunenne che si ripresenta per la quinta volta, strappa i programmi degli avversari, colleziona pessime figure all'estero e provvedimenti giudiziari in patria, emana editti bulgari e leggi ad personam, pronuncia battute offensive e semina discredito contro la magistratura ed il giornalismo [si veda il caso di Enzo Biagi], fa leva sulla demagogia più becera, fingendosi salvatore della patria esclusivamente a fini elettorali [questione Alitalia].
Se, parafrasando Curzio Maltese, non si vuole che "in Italia offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori" costituisca un merito, un dono di natura, un esercizio di furbizia, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi, è giunta l'ora di cambiare rotta.
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Diventato il simbolo principe della Pasqua perchè rappresenta la rinascita della natura e dell'uomo, all'uovo sono legati innumerevoli curiosità e moltissime proprietà scientifiche. Come riferisce il magazine Focus, dal punto di vista scientifico l'uovo è un'unica cellula: la più grande esistente, visto che può arrivare a pesare 2,5 kg [record di un uovo di struzzo, registrato nel 2004 in una fattoria belga]. Se fecondato, dopo un tempo variabile da 3 [per le uova di gallina], a 4 [tacchino], a 6 settimane [struzzo], dà vita a un nuovo essere vivente. Per questo, racchiude in sè tutti gli elementi nutritivi che serviranno al nascituro. Da millenni l'uovo fa parte della dieta e della vita dell'uomo. Tanto da aver "condito" anche il linguaggio: rompere le uova nel paniere, camminare sulle uova, cercare il pelo nell'uovo, pieno come un uovo, gallina che canta ha fatto l'uovo, l'uovo di Colombo. E dalla tavola alle leggende il passo è stato breve. L'uovo infatti è anche un simbolo al centro di tradizioni popolari e miti. Tra questi, il più diffuso riguarda l'origine del mondo. Nelle leggende di Egiziani, Celti, Greci, Fenici, ma anche dei popoli dell'Africa e dell'America Latina, è citato sempre un uovo primordiale, "cosmogonico", da cui ha origine l'universo. Nella religione induista, Brahma [il creatore] nasce dall'uovo d'oro deposto da un cigno; per gli antichi Egizi, l'uovo cosmogonico fu deposto invece da un'oca; nei miti greci, sumeri e babilonesi, da una dea a forma di colomba. Per moltissimo tempo l'uovo fu ritenuto di buon auspicio alle spose, rivelatore del sesso del nascituro, capace di allontanare i malefici e di portare fortuna al raccolto o a una nuova casa, se veniva seppellito nella terra durante la semina, oppure nelle fondamenta. Ma soprattutto, l'uovo, simbolo della ciclica rinascita della vita, era il protagonista delle feste di Primavera [momento del risveglio della natura] e della Pasqua cristiana [resurrezione di Cristo]. Alcune tradizioni sono arrivate fino ai giorni nostri, come l'usanza di regalare uova a Pasqua.
Un augurio a chiunque passerà da qui di una Buona Pasqua, e che le sorprese che ci arriveranno dalle nostre uova siano più gradite ed indovinate di quella ricevuta da uno stranito e giovanissimo Cary Grant.
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Meno di un mese fa, spinto dal pressing di Gianfranco Fini, che aveva chiesto un maggiore rigore nella scelta dei nomi, usando espressioni decise come "tolleranza zero" e "giro di vite", il Popolo delle Libertà aveva promesso a gran voce "Liste Pulite". La scorsa settimana il movimento del Cavaliere ha presentato l'elenco dei candidati alle prossime elezioni. Aldilà naturalmente dello stesso Silvio Berlusconi, il quale vanta 4 prescrizioni, 2 amnistie, 1 assoluzione con formula dubitativa, un reato depenalizzato da lui stesso [falso in bilancio All Iberian], oltre che tre procedimenti in corso [compravendita diritti Mediaset, corruzione giudiziaria e corruzione di un dirigente RAI], ci ritroveremo in Parlamento i "compagni di merenda" di sempre: il due volte condannato in appello per corruzione Cesare Previti, e il 'definitivo' Marcello Dell'Utri [fatture false Publitalia], ora in attesa di due processi di secondo grado [dopo le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa e tentata estorsione] e della conclusione di quello in cui è imputato per calunnia.
Se questi sono i vertici del partito c'è poco da meravigliarsi se tra i candidati spuntano i nomi, fra gli altri, di Salvatore Sciascia [ex direttore centrale degli affari fiscali della Fininvest, condannato assieme a Paolo Berlusconi ed ad un altro dirigente del gruppo per aver pagato una somma di 330 milioni delle vecchie lire ai militari della Guardia di Finanza per indurli a favorire la Fininvest in occasione di tre verifiche fiscali]; Gaspare Giudice [sotto processo per concorso in associazione mafiosa]; Giuseppe Firrarello [imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d'asta e corruzione]; Enrico La Loggia [indagato per un presunto finanziamento illecito da 100 mila euro ricevuto da Calisto Tanzi, mascherato da consulenza legale]; Maurizio Tomeo [candidato in Piemonte, sotto processo per presunte molestie sessuali a danno di due impiegate del comune di cui era sindaco]; Pietro Franzoso [imputato in Puglia per voto di scambio]; Pasquale Nessa [ricandidato a Bari nonostante fosse stato chiesto dai pm il suo arresto per concorso in concussione]. Una particolare "nota di merito" va poi a Giuseppe Ciarrapico, il quale, oltre a dichiararsi orgogliosamente fascista, si porta sulle spalle alcune condanne, fra cui una a 3 anni per bancarotta fraudolenta.
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E così siamo arrivati anche alla finale del Grande Torneo degli Attori. Finale che vede di fronte James Stewart che ha avuto la meglio su Alberto Sordi per 33 preferenze a 25, e Totò che ha sconfitto Robert De Niro per 30 voti a 28. Tutto sommato, nonostante la prematura uscita di attori meravigliosi che avrebbero meritato di arrivare sino in fondo, l'ultimo turno di questo torneo è assolutamente all'altezza. Da una parte il più grande attore comico che l'Italia abbia mai avuto, una maschera inimitabile in grado di far divertire infinite gerazioni di spettatori, dall'altra un'interprete splendido e assai versatile come James Stewart, protagonista di alcuni capolavori assoluti del cinema americano del secolo scorso.
Per la prima volta da quando ho ideato questi giochi non esprimerò il mio giudizio, perchè sarebbe come chiedermi di scegliere fra due genitori o fra due figli. Lascio così a voi questo compito che potrà svolgersi per tutto marzo, ringraziandovi ancora una volta per la partecipazione.
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In questi ultime settimane al centro del dibattito politico, accanto ai temi che più tradizionalmente interessano l'elettorato, ossia quelli legati alla quotidianità: lavoro, salari, potere d'acquisto, sicurezza, sanità, ha trovato posto in modo sempre più penetrante la questione cattolica, ed in particolare la posizione dei partiti sui temi etici quali l'aborto, la fecondazione artificiale, la pillola del giorno dopo, le coppie di fatto, il testamento biologico, l'eutanasia.
Pare evidente che la nuova centralità di tali questioni sia diretta conseguenza delle ingerenze del papato di Benedetto XVI, decisamente più interventista del precedente, della prepotente provocazione di Giuliano Ferrara che ha deciso di scendere in campo con un partito contro l'aborto, e soprattutto della grande appettibilità dell'elettorato di centro, che, a fronte del nuovo assetto politico formatosi lo scorso mese, non si è ancora del tutto schierato con alcuna formazione partitica. Oltre a ciò, occorre registrare l'arretramento dell'Italia nei confronti degli altri paesi europei, riguardo la legislazione dei temi cosiddetti "eticamente sensibili". Una parte del mondo politico infatti non vuole legiferare, per timore di assumere una posizione troppo divergente rispetto a quella della Chiesa e conseguentemente perdere dei voti. Da leggere in questa chiave l'affossamento dell'importante legge sulle "Unioni di fatto" e la ridiscussione di una conquista civile come quella della legge 194, che in 30 anni ha reso possibile ridurre le interruzioni di gravidanza del 44 per cento e ha debellato la piaga degli aborti clandestini, a difesa della salute e della dignità di tante donne. Per non parlare - fra le altre cose - della mancanza di una normativa che regoli l'applicazione della pillola del giorno dopo, così come del testamento biologico.
Esiste di fatto in Italia una preoccupante situazione di squilibrio, in cui le pressioni di chi osteggia tutte queste pratiche condizionano la libertà di chi non è credente, finendo col disattendere un principio civile inalienabile, ossia la laicità dello Stato, che altro non è che un principio di libertà, come ben espresso da Cavour nella sua celebre formula "Libera Chiesa in libero Stato". Piaccia o no, andremo a vivere in società sempre più multietniche, multireligiose e multiculturali, e ritengo inaccettabile che una fede religiosa, quale essa sia, pretenda di costituire il principio guida nella definizione di leggi che devono valere per tutti: credenti e non.
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