REAR WINDOW
Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
IL MOVENTE
I TESTIMONI OCULARI
Rear Window
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Che caleidoscopio è il Cinema! Un prisma pieno di facce multicolori che porge un variopinto ventaglio di emozioni e ti rende di volta in volta differente, in accordo alla storia che scorre dinanzi ai tuoi occhi, distesa su quel grosso schermo che, come un'incantesimo di uno stregone buono, prende vita ogni volta, restituendola poi a chi gli si pone davanti con passione ed amore, come il sottoscritto.
E' una forza che prende per mano e ti fa tornare bambino a strabuzzare gli occhi e a spalancare la bocca dalla meraviglia per le rutilanti sequenze del nuovo Indiana Jones. E tu sei lì che ti vien voglia di chiedere a chi ti siede accanto: "ma adesso cosa succede?", esattamente come un bimbo farebbe con mamma e papà, immaginando che loro, in qualità di adulti, lo sappiano bene cosa verrà dopo.
E' un pugno allo stomaco che ti riporta alla realtà della tua età, con la voglia di alzarti e dire basta alla terribile crudezza di questa società, in Gomorra. Rielaborando l'orrore con il filtro dell'arte, regala la fermezza della coscienza, aprendoti a nuove domande e alimentando la ricerca della verità.
Verità che al cinema è sottilmente distinta dal sogno da un'incerta linea che si insinua sul grande telo bianco, finendo per invaderlo in ogni suo centimetro, intrecciata alla fantasia. Paradigma del bambino che dentro ognuno di noi si confonde con l'uomo.
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Gira in Rete un banner da me realizzato che rimanda ad un mio post di un anno e mezzo fa, in cui descrivevo brevemente la biografia di berlusconi, a partire dai primi anni 70 fino a circa 10 anni fa. Dati inconfutabili e non certo opinioni di parte: si va infatti dagli inizi della sua attività edilizia, i contatti con Mangano, l'ingresso nelle TV, le fiduciare occulte, l'appoggio di Craxi, l'iscrizione alla loggia massonica P2, le tangenti per il controllo di Mondadori, la legge Mammì sul Far West televisivo, via via fino alla nascita di Forza Italia e alla serie di inchieste giudiziarie e di processi. Un utente anonimo che non ha avuto neppure il coraggio di firmarsi ha così commentato: «Non posso credere abbia fatto tutto questo, ma se solo il 10% fosse vero .......SONO CONTENTO DI AVERLO RI-VOTATO!!!!!!!!!»
Ritengo queste due righe assolutamente sintomatiche di un certo discorso portato avanti dalle pagine di questo blog, oramai da parecchio tempo. Discorso che ho anche ripreso subito dopo il risultato delle elezioni e per il quale sono stato contestato da coloro che, votando come me PD, sostenevano che la sconfitta elettorale fosse imputabile solo a nostre responsabilità. Lungi da me l'idea di non considerare l'importanza di una salutare autocritica, in questo caso assolutamente sacrosanta; credo però che si debba anche avere il coraggio di sostenere che evidentemente esiste una forte rappresentanza ed una sostanziale somiglianza fra chi ha vinto le elezioni ed una gran parte dei cittadini italiani. Ha avuto la meglio l'italietta degli ignoranti fieri d'esserlo, degli arroganti, dei furbetti del quartierino, degli intolleranti. Forse il più grande merito di berlusconi è quello di aver ben compreso la pochezza di moltissimi italiani. Lui è sceso in politica come una squadra di calcio in campo. Ha trasformato l'interesse politico in becera passione sportiva. Una squadra di calcio la si ama o la si odia, la si critica anche, ma, quando gioca una partita, la si sostiene e la si supporta. Da 25 anni a questa parte, berlusconi, attraverso l'arma delle sue televisioni, ha scientemente portato avanti il progetto di abbassare il livello culturale delle persone, di spegnere la loro capacità critica, di assuefarle ed anestetizzarle a qualsiasi tipo di mascalzonata. Una ricerca ISTAT ha stabilito che l'anno scorso 20 milioni di persone non ha letto neppure un libro e che il 12% delle famiglie non possiede un solo libro in casa. I dati più sconfortanti riguardano l'istruzione: la spesa in questo settore è ferma al 4,4% del Pil, molto al di sotto della media europea, mentre ben il 48,2% della popolazione italiana continua ad avere solo la licenza media inferiore [nel resto d'Europa la percentuale di chi ha solo la terza media è al 30%]. Non basta: la quota di giovani che abbandona al primo anno gli studi superiori è ancora pari all'11,1 per cento. Con questo background, inevitabilmente anche i consumi italiani nel settore cultura [6,9% della spesa complessiva] risultano decisamente inferiori, non solo rispetto alla media dei Paesi dell'UE, ma anche alle spese dei Paesi di più recente adesione. E' questo il "brodo di coltura" in cui è maturato il voto a favore delle Destre e che ha permesso a berlusconi di affermare che «la media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco... È a loro che devo parlare».
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Fra pochi giorni Indiana Jones tornerà sugli schermi di tutto il mondo con vent'anni in più sul groppone, per deliziarci nuovamente con le sue avvincenti esotiche avventure. Non sono così sicuro però che occorra avere a che fare con misteriosi teschi di cristallo per compiere gesta eroiche e sfuggire la noia del quotidiano tran tran. Io nel mio piccolo, infatti, da un mese a questa parte sto diventando il mio supereroe preferito, avendo acquisito straordinarie conoscenze, superiori a quelle che qualsiasi agente segreto del KGB apprenderebbe in un lustro di onorata carriera [a proposito: qualcuno sa dirmi perchè al cinema gli agenti del KGB sono sempre diabolicamente malvagi e con problemi di alitosi?], su divani, tende con bastoni e ganci associati, librerie, armadi e soprattutto sui temibili foglietti delle istruzioni dell'IKEA. Non c'è difatti nessuna cattedra ad Harvard in grado di insegnare a destreggiarsi con tali engmatici, criptici e pieni di falsi indizi, vademecum di esoteriche operazioni. Per chi non lo sapesse, queste raccolte, apparentemente rivolte ad assemblare mobili e complementi d'arredo vari, sono in realtà statuti fondanti di associazioni criminali internazionali, sette di fanatici religiosi e organizzazioni paramilitari clandestine. Io, sempre più concentrato a salvare il futuro del pianeta, dopo averli letti una sola volta e memorizzati, li faccio a pezzettini e quindi li mastico, per evitare che finiscano nelle mani di chi li possa sfruttare per dominare il mondo.
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Questa volta è la mia storiaHo da poco concluso la lettura di "Questa volta è la mia storia" di Neil Simon, il più grande commediografo vivente. In questa autobiografia, Simon, nato a New York nel 1927, ripercorre con spiccata autoironia i passaggi della sua sfolgorante carriera: si fa le ossa in qualità di autore di gag per comici televisivi come Jerry Lewis e a partire dal 1961 dà alle scene una serie pressoché ininterrotta di successi intramontabili come: A piedi nudi nel parco, La strana coppia, Appartamento al Plaza, Il prigioniero della Seconda Strada, I ragazzi irresistibili. Quasi tutti i suoi lavori ottengono centinaia di repliche, vengono tradotti in film e rappresentati con successo in ogni parte del mondo. Un uomo nato con la vocazione per il mestiere più difficile: far ridere. Se esiste una categoria che esprime il genio americano, il genio ebraico, il genio della sopravvivenza grazie alla propria fantasia, il genio dell'ottimismo nonostante tutto, il genio di far sognare trasformato in pura tecnica scenica, tutto questo sta nel mestiere di gente come Neil Simon.
L'autore non si risparmia nel raccontare con grande umiltà anche aspetti privati e familiari. Dalla sua connaturata insicurezza alle sedute di psicanalisi, dal matrimonio con l’amatissima Joan al legame davvero buffo col fedele cane, dalla nascita delle figlie ai più dolorosi drammi personali, il tutto con grande misura e delicatezza. Il che fa di questo libro un’esperienza divertente ed appassionante, perfetta per chi ama il teatro e il cinema, ma assai piacevole per chiunque voglia conoscere le tappe della vita di un uomo che ha goduto di un grandissimo successo, senza per questo perdere la sobrietà e un ironico, salutare distacco.
"A Joan non era mai importato granchè dei soldi. Si accontentava di vivere nel nostro primo appartamento, un monolocale al quinto piano senza ascensore nel Village. Quell'appartamento aveva un piccolo spogliatoio che lei aveva trasformato in un'ancora più piccola camera da letto [...]. Si poteva aprire la finestra senza scendere dal letto, ma aprire il piccolo armadio sulla parete opposta era tutt'altra faccenda. La nostra tecnica era questa: attraversavamo il letto camminandoci sopra, aprivamo la porta dell'armadio di una decina di centimetri (il che era già un'impresa), ci infilavamo dentro un braccio, tastavamo un pò in giro e qualsiasi cosa tirassimo fuori, la indossavamo. Nessuno ci faceva caso, perchè tanto al Village si vestivano tutti in modo strano. Quando tornavo a casa la sera il letto era rifatto alla perfezione. Credo usasse un calzascarpe. L'appartamento era sulla Decima Strada, fra Fifth Avenue e University Place, a tre isolati dalla New York University. Portare a spasso il cane la sera davanti alla NYU era la cosa più vicina ad un'istruzione universitaria che avessi mai avuto".
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