REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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giovedì, 30 ottobre 2008
Un santo e un assassino

Ad un intervistatore che gli domandava come fosse arrivato alla straordinaria innovazione stilistica di "Quarto Potere", Orson Welles rispose: «Devo tutto alla mia ignoranza. Se questa parola vi sembra inadeguata, sostituitela con innocenza». A soli 23 anni fece il suo trionfale ingresso ad Hollywood, grazie, oltre che ad una brillante attività di direzione teatrale, al gigantesco clamore dovuto alla sua riduzione radiofonica de "La guerra dei mondi". Il programma, andato in onda il 30 ottobre di 70 anni fa, simulava un attacco marziano nel New Jersey e finì con lo scatenare il panico negli Stati Uniti. Moltissimi ascoltatori non si accorsero, infatti, che si trattava di una finzione, e credettero che la Terra stesse realmente subendo lo sbarco di una flotta di bellicose astronavi marziane.

Tre anni dopo Welles realizzò uno dei maggiori capolavori della storia del Cinema, che rompeva con qualsiasi altra cosa si fosse vista prima. Una tecnica rivoluzionaria che frantumava il linguaggio convenzionale grazie all'uso di flashback, di nuovi sistemi di illuminazione e obiettivi speciali per ottenere una grande profondità di campo, notevolissimi piani-sequenza, elaborati movimenti di macchina, uso di dissolvenze incrociate di eccezionale complessità.

 
Nacque un autore coraggioso che pagò a caro prezzo l'orgoglio di essere tale. Nessuno dei suoi film successivi ebbe vita facile. Sofferti i progetti, sofferte le realizzazioni. Di lui ebbe a dire «Tutto quello che mi riguarda è una contraddizione, e così tutto quello che riguarda tutti gli altri. Siamo fatti di opposizioni; viviamo fra due poli. C’è un filisteo e un esteta in ognuno di noi, un santo e un assassino. Non si può conciliare i poli. Si può solo riconoscerli».



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mercoledì, 22 ottobre 2008
Beata ignoranza

Berlusconi convoca una conferenza stampa a Palazzo Chigi per mandare un avvertimento agli studenti: «Non permetterò l'occupazione delle università. L'occupazione di luoghi pubblici non è la dimostrazione dell'applicazione della libertà, non è un fatto di democrazia, è una violenza nei confronti degli altri studenti che vogliono studiare. Convocherò oggi il ministro degli Interni, e darò a lui istruzioni dettagliate su come intervenire attraverso le forze dell'ordine per evitare che questo possa succedere». A questo attacco stolto e sconsiderato, l'Unione degli Universitari così replica: «Intendiamo richiamare il premier al senso di responsabilità che un primo ministro deve assumere rispetto a manifestazioni di contrarietà e alla richiesta di un confronto con il governo espressa da studenti, docenti, ricercatori e dottorandi , che fino a ora è mancato».
Il Decreto Tremonti che con i suoi tagli all'istruzione colpisce profondamente il sistema scolastico ed universitario, imponendo una drastica stretta alle risorse finanziarie, la riduzione del corpo docente e non docente e la chiusura delle scuole nei piccoli comuni, laddove invece occorrerebbe investire e valorizzare le figure dell'insegnante, dell'università e della ricerca, al fine di garantire una formazione competitiva dei nostri giovani che costituiscono la spinta più vitale al rinnovo di questo Paese, mi ha fatto tornare alla mente una vecchia canzone di Jannacci che, opportunamente parafrasata, suonerebbe più o meno così:
 
"E sempre ignoranti bisogna stare,
ché la nostra cultura fa male al re,
fa male al ricco e al cardinale,
diventan tristi se noi sappiam.
Ah beh!"



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mercoledì, 15 ottobre 2008
Siamo ciò che clicchiamo?

«Siamo ciò che clicchiamo». Lo sostiene il direttore di Hitwise, una delle principali agenzie di monitoraggio del Web e, se davvero così fosse, si capirebbe perchè sta ottenendo tanto interesse la ricerca condotta dalla sua società su più di 10 milioni di utenti americani, secondo cui Facebook e gli altri portali di social networking [come MySpace e YouTube] hanno superato nelle ricerche persino i siti pornografici. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare sono proprio i più giovani che  in apparenza preferiscono il social network al sesso. I siti a luce rossa rappresentano oggi solo l'11,9% del traffico Web americano fra i 18-25enni, contro il 16,9% di 3 anni fa. Una diminuzione del 33% a fronte di una progressione folgorante di Facebook che recentemente è cresciuto del 270%.

Io però mi sentirei di ridimensionare i toni entusiastici che ho letto in giro a proposito di questa inchiesta. Sia perchè se le ricerche su Google si concentrano sui social network è anche dovuto al fatto che gli internauti conoscono già bene dove trovare gratuitamente la pornografia, senza quindi bisogno di far ricorso ai motori di ricerca. Sia perchè non è detto che il grande utilizzo di Facebook et similia sia comunque da considerarsi così positivo. Occorre infatti avere equilibrio nel muoversi in queste comunità virtuali, che a volte possono costituire un falso rimedio all'incapacità di socializzare e rapportarsi al prossimo che alcuni incontrano nella vita reale. Si può rischiare di creare un mondo parallelo in cui le relazioni sono governate dal click del mouse, dove si può cancellare in un attimo il proprio profilo se privo del sufficiente appeal e crearne uno nuovo più accettabile a sè e agli altri.



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giovedì, 09 ottobre 2008
I giorni del vino e delle rose

Qualcuno ricorda quello splendido film con Jack Lemmon e Lee Remick? Lui precipita quasi senza accorgersene nell’alcolismo, trascinando con sé la moglie. Lei darà fuoco alla casa, mettendo a rischio la vita della figlia, lui perderà un lavoro dopo l’altro. Cercheranno di smettere. Lui avrà la forza di seguire il calvario della disintossicazione, la moglie no.

Beh, la mia vita è stata un pò così. Non nel senso dell'alcool, ma in quello di conquistarsi le cose. Nulla è stato facile. Ogni traguardo è arrivato dopo percorsi lunghi e sofferti, raggiunto con le unghie e con i denti, quando ormai sembrava che no, non ce l'avrei mai fatta. Ho imparato molto. A considerare le cose belle che avevo. A non darle per scontate, che oggi ci sono e domani chissà. A godermi il momento. A non paragonarmi con altri. Ogni individuo fa storia e sè ed io non ho voluto essere nessun altro. Mai. Ci sono dolori che ti segnano ma dai quali esci più forte. Ci sono persone che deludono ma da cui impari sempre qualcosa. Che vali di più. Più delle menzogne, ad esempio. Oppure più dell'indifferenza. Ho imparato a vivere secondo una mia libertà, tentando di rispettare quella altrui come bene supremo. Ho consigliato senza impormi. Ho ascoltato consigli, decidendo poi con la testa mia. Ho sbagliato parecchie volte, sapendo però che in quel momento non avrei potuto fare altrimenti, perciò ho dispiaceri ma non rimpianti o rimorsi. Ho tanti difetti. Come tutti. Ci convivo. Li accetto, cercando di migliorarmi. A volte ci riesco. A volte meno. A volte ricordo i miei errori, altre li dimentico. Sono in equilibrio - talora precario - fra emotività e ragione, fra cialtroneria e responsabilità, fra malinconia e serenità. L'ironia è la mia personale medicina per i mali di dentro e di fuori. E' uno straordinario stregone l'ironia, quasi quanto l'amore, ma - come per l'amore - ci vuole impegno e dedizione. Però è indiscutibile che ne valga la pena. Sempre.



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domenica, 05 ottobre 2008
Analfabetismo di ritorno

Non credo che ci volesse Fiorello a dire che la TV italiana fa schifo, perchè noi ce ne accorgessimo. Non pretendo di parlare di componenti educative, o men che meno culturali, assenti dai nostri teleschermi ormai da tempo immemorabile. Mi accontenterei solo di godere di un pò di buon gusto, ma - ahimè - anche questo traguardo sembra assolutamente utopico. L'unica distinzione che è possibile fare è fra mala fede o buona fede, fra chi cioè propina programmi per cerebrolesi, essendo convinto di fare intrattenimento di qualità e chi, invece, nel trash ci sguazza e ci affoga consapevolmente. In questi ultimi 25 anni la televisione italiana ha formato, o meglio, ha deformato il gusto del pubblico  con una  pervicacia ed un fanatico accanimento che  ricordano da vicino quelli che Goebbels usava per propagandare la morale nazista ai tempi del Terzo Reicht. Si sa che i politici hanno da sempre dominato il popolo lasciandolo nell'ignoranza, e visto che proprio la televisione contribuì ad abbattere il fenomeno dell'analfabetismo circa 40 anni fa, una delle modalità per ricondurre la gente all'incoltura e ad una sorta di "analfabetismo di ritorno" è abbrutire i mezzi di comunicazione di massa, proponendo dei modelli di riferimento volgari e violenti che influenzano non soltanto il comportamento, ma anche atteggiamenti, credenze e valori. La televisione italiana è il trionfo del facile, del dilettantesco, del grossolano, del brutale. «Nella volgarità del mondo», ha detto Giorgio Bocca, «c'è qualcosa che non funziona. Non sai dire esattamente che cosa ma lo senti sulla tua pelle. Senti ridere e battere le mani quando a te viene voglia di sbadigliare o di piangere».




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