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Alla veneranda età di 91 anni, Mario Monicelli, uno dei più grandi registi del cinema italiano, è in uscita con un nuovo film: "Le rose del deserto", del quale racconta: «Tratterà l'ultima guerra in Libia. L'idea mi è venuta da un romanzo di Mario Tobino che si intitola 'Il deserto della Libia', dove lui è stato ufficiale medico durante la seconda guerra mondiale. Ne ha riportato note, osservazioni, appunti, idee sulle quali riflettevo anch'io da molti anni. Anch'io ho fatto la guerra, ma non in Libia. Da tempo però ero interessato a raccontare quella zona; ispirandomi al romanzo e rubando alcuni particolari da altri libri, ho scritto la storia di una sezione di sanità dell'esercito che vive tre anni e mezzo nel deserto di Libia, durante la guerra».
Il primo lungometraggio di Monicelli risale al 1937, in seguito lavora molto come sceneggiatore. I successi arrivano a cavallo fra gli anni '40 e i '50: "Totò cerca casa" (1949), "Guardie e ladri" (1951 - con la grande accoppiata Totò-Aldo Fabrizi). Da lì in poi, Monicelli diventa anno dopo anno sempre più popolare: "I soliti ignoti" (1958 - uno dei grandi capolavori della miglior "commedia all'italiana", Nastro d'Argento quale miglior film dell'anno), "La grande guerra" (1959 - straordinaria pellicola con Alberto Sordi e Vittorio Gassman; si aggiudica con ampio merito il Leone d'Oro al Festival di Venezia e conquista una nomination all'Oscar), "L'armata Brancaleone" (1966 - con Vittorio Gassman), "La ragazza con la pistola" (1968 - con Monica Vitti, terza nomination all'Oscar), "Brancaleone alle crociate" (1969), "Amici miei" (1975 - con Ungo Tognazzi), "Un borghese piccolo piccolo" (1977 - con Alberto Sordi), "Il marchese del Grillo" (1981 - ancora una prova brillante di Sordi), "Speriamo che sia femmina" (1986), "Parenti serpenti" (1991, anno in cui il regista toscano ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera). Il principale merito di Mario Monicelli è quello di aver dato vita a commedie originali e di qualità, tutte impreziosite da sceneggiature molto curate e da una precisa analisi della quotidianità dell'uomo medio, e, soprattutto, di aver saputo trasporre sul grande schermo quell'amara ironia che è il filo rosso che attraversa ed unisce tutta la sua opera. Per chi volesse approfondire la sua conoscenza, consiglio il libro "La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli", dove, attraverso una lunga conversazione con lo scrittore Sebastiano Mondadori, che potrebbe essere suo nipote ma a cui parla come a un coetaneo, il regista ricostruisce passo dopo passo i suoi quasi sessanta film. Una storia personale che si intreccia a quella del nostro Paese, di cui di volta in volta Monicelli è stato censore o testimone partecipe, mettendo in scena fatti e misfatti, vizi e piccolezze di italiani mediocri, con la spietatezza della comicità e il sarcasmo del provocatore.
Mi piace rendergli omaggio con un brano tratto da uno dei suoi film più popolari, anche perchè oggi mi sono svegliato con un gran voglia di supercazzolare qualcuno! :-)