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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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giovedì, 14 febbraio 2008
Due

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Toulouse Lautrec Agnolo Bronzino Renè Magritte Francesco Hayez Gustav Klimt Marc Chagall Edward Munch François Boucher Alberto Ruggieri Toulouse Lautrec Pablo Picasso Egon Schiele
[Due - Erri De Luca]

Quando saremo due saremo veglia e sonno,
affonderemo nella stessa polpa
come il dente di latte e il suo secondo,
saremo due come sono le acque, le dolci e le salate,
come i cieli, del giorno e della notte,
due come sono i piedi, gli occhi, i reni,
come i tempi del battito
i colpi del respiro.
Quando saremo due non avremo metà
saremo un due che non si può dividere con niente.
Quando saremo due, nessuno sarà uno,
uno sarà l'uguale di nessuno
e l'unità consisterà nel due.
Quando saremo due
cambierà nome pure l'universo
diventerà diverso.



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venerdì, 23 novembre 2007
Intelligente senza pensare

Anche quest'anno Lucca ospita il DigitalPhotoFest, festival internazionale di fotografia digitale, giunto alla sua terza edizione.  Il Festival si svolgerà dal 24 novembre al 16 dicembre e per visitare tutti gli eventi bisognerà girare buona parte della città. Impresa non certo difficile, dato che la cittadina toscana è molto piccola e si attraversa facilmente con una piacevole passeggiata.
 

L'ospite d'onore di questa edizione sarà il fotografo americano Elliott Erwitt. Ottanta anni l'anno prossimo, Erwitt è una delle icone indiscusse della fotografia mondiale. A Lucca presenterà "Fotografie", una mostra che raccoglie le sue foto più incisive, selezionate fra quelle più celebri, ma anche fra le inedite o le poco conosciute. Molti suoi scatti sono delicati e divertenti [la serie inimitabile dei cani, ad esempio, che si diverte a far sobbalzare al suono di una trombetta o magari abbaiando lui per primo, oppure la serie dei campi di nudisti], altri invece rivelano una grande finezza intellettuale, una sensibilità da maestro  e una capacità di cogliere il momento giusto, lo scatto significativo. Ogni sua foto parla con semplicità delle emozioni che danno un valore aggiunto alla nostra quotidianità e, come ha spiegato lo scrittore Wilfrid Sheed, «l'essenza stessa dell'arte di Elliott è essere tenero senza piangere, comico senza ridere, intelligente senza pensare».
 

Erwitt parla poco. E soprattutto non ama commentare le sue fotografie. Ad un giornalista che gli ha chiesto di raccontare qualche aneddoto sulla famosa foto di gruppo che ritrae Marilyn Monroe, Clark Gable, John Huston, Montgomery Clift sul set de Gli spostati, ha risposto: «Li ho messi lì, tutti insieme e li ho fotografati...». Punto.
 
Nelle sue foto c'è una profonda leggerezza. Riesce ad essere così anche nella vita?
«Non lo so. Non posso dirlo io. Solo gli altri lo sanno, quelli che mi conoscono bene. Comunque, penso che sia meglio ridere che piangere».  
Che cos'è l'umorismo?
«L'umorismo non può essere definito. Infatti se spieghi una barzelletta non esiste più. Gli inglesi dicono che l'umorismo è come una rana: se la tagli a pezzi è morta».
Il suo è sottile, profondo. Del tipo, la vita è tragica, allora tanto meglio poterne ridere.
«Più o meno».



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domenica, 04 novembre 2007
Di cinema, alberi e poesia

«Io, in questi anni, ho fatto tutto come un poeta, anche il cinema. Il cinema è intimamente poetico perchè ha il carattere del sogno. Un albero, un volto umano, un paesaggio riprodotti sono poetici. La fisicità è poetica in sè, perchè è un'apparizione piena di mistero. L'albero riprodotto diventa il segno di un sistema linguistico, e chi parla attraverso un albero se non Dio o la realtà stessa? Perciò il cinema è sostanzialmente poetico».

Pier Paolo Pasolini [5 marzo 1922 - 2 novembre 1975]

Alberi



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venerdì, 26 ottobre 2007
Sette dita nella mano destra

Nel luglio di 120 anni fa nasce a Vitebsk, in Bielorussia, Marc Chagall. La poetica di Chagall è caratterizzata da alcune costanti psicologiche e figurative: la famiglia, il paese d’origine, la vita dei contadini nella terra russa, i sogni, la giovinezza, la tradizione ebraica. Un mondo costruito però secondo parametri spazio-temporali soggettivi, dove ciò che conta è la dimensione onirica e fiabesca. In una delle sue ultime interviste, prima di morire in Provenza nel marzo del 1985, afferma «Io mi sforzo, coscientemente, di costruire un mondo dove un albero può significare altro, dove io posso immediatamente constatare di avere sette dita nella mano destra, ma cinque nella mano sinistra; insomma un universo in cui tutto è possibile».



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martedì, 02 ottobre 2007
La poesia di una persona qualunque

Robert Altman

Il 2 ottobre 1950 viene pubblicata la prima striscia dei Peanuts.
Ecco cosa l'autore Charles M. Schulz afferma riguardo Charlie Brown, il suo personaggio principale: «Charlie Brown rappresenta ciò che usualmente si indica come 'persona qualunque'. Quando ero piccolo credevo che la mia faccia fosse talmente insignificante che la gente non mi avrebbe riconosciuto se mi avesse incontrato in un posto diverso da quello in cui solitamente mi vedeva. Rimanevo davvero sorpreso quando capitava di essere in giro a far spese con mia madre per il centro di Saint Paul ed incappavamo in un mio compagno di scuola o un'insegnante e loro mi riconoscevano. Ho sempre pensato che il mio aspetto insignificante fosse un perfetto travestimento. E' stato questo strano modo di pensare a generare il viso tondo e anonimo di Charlie Brown».

Robert Altman

Due giorni dopo, il 4 ottobre, avviene il debutto di Snoopy, che così viene descritto dal suo creatore: «Come Snoopy, la maggior parte della gente si volge alla fantasia per divertimento o come rifugio. Ho sempre creduto che i suoi voli con l'immaginazione fossero qualcosa che lo aiuta a sopravvivere, e dobbiamo ammettere che la vita del cane non è una vita facile. Snoopy rifiuta di cadere nella trappola dell'usuale, come inseguire e riportare dei bastoncini, e si rifiuta di prendere sul serio il ruolo di cane devoto che saluta il suo padrone quando ritorna a casa dalla scuola. Mi piace Snoopy e probabilmente non mi preoccuperei se fosse il mio cane, anche se a volte mi sentirei come Charlie Brown quando dice: 'perchè non posso avere un cane normale come tutti gli altri?'».
 
Nel corso dei quasi 50 anni di pubblicazione pressoché ininterrotta, i Peanuts appaiono in oltre 2.600 quotidiani in 75 paesi. Schulz riceve una lunga serie di premi e riconoscenze, fra i quali risaltano il premio per la miglior striscia comica assegnatogli dalla National Cartoonist Society, la stella nella Hollywood Walk of Fame (di fianco a quella di Walt Disney), e la Medaglia d’'Oro del Congresso, la più alta onorificenza che il governo degli Stati Uniti possa assegnare ad un civile, attribuitagli postuma nel 2001. La striscia è pubblicata fino al 13 febbraio 2000, il giorno dopo la morte del suo autore, che in questo modo viene ricordato da Umberto Eco: «E' un poeta. Quando dico poeta lo dico per fare arrabbiare qualcuno. Gli umanisti di professione, che non leggono i fumetti e coloro che accusano di snobismo gli intellettuali che fingerebbero di amare i fumetti. Ma sia bene inteso: se poesia vuol dire capacità di portare tenerezza, pietà, cattiveria a momenti di estrema trasparenza, come se vi passasse attraverso una luce e non si sapesse più di che pasta sian fatte le cose, allora Schulz è un poeta. Se poesia è far scaturire da eventi di ogni giorno, che siamo abituati ad identificare con la superficie delle cose, una rivelazione che delle cose ci faccia toccare il fondo, allora, una volta ogni tanto, Schulz è un poeta. E se poesia fosse soltanto trovare un attimo privilegiato e su di quello improvvisare in una avventura ininterrotta di variazioni infinitesime, così che dall'incontro altrimenti meccanico di due o tre elementi possa scaturire un universo sempre nuovo, cantato senza pause, ebbene anche in questo caso Schulz è un poeta. Più di tanti altri».



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domenica, 26 agosto 2007
Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi

Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una parola vana,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.
 
Il 27 agosto 1950 muore Cesare Pavese, unendosi così alla lunga lista di artisti geniali che hanno deciso di porre fino alla loro vita. Vincent van Gogh, Ernest Hemingway, Primo Levi, Francesco Borromini, Emilio Salgari, Vladimir Maiakovski, solo per citarne alcuni. La stretta relazione fra tra creatività e follia costituisce un enigma che affascina da sempre. La prima formulazione che si conosce di questo quesito risale ad una nota inserita nel canone aristotelico, «Perché tutti gli uomini eccezionali, nell’attività filosofica e politica, artistica e letteraria, hanno un temperamento melanconico, alcuni a tal punto da essere perfino affetti dagli stati patologici che ne derivano?».

L'uomo è sempre stato inserito in un complesso sistema di relazioni sociali, in cui ognuno trova una sua precisa collocazione. Ma questa condizione "obbligata" porta inevitabilmente all’uniformità. Da ciò deriva negli adulti una perdita di originalità, di fantasia, di capacità di creare, tutte facoltà che invece il bambino possiede, perché il suo pensiero è indipendente, non soggetto a influenze e pressioni esterne. L'artista in questo senso presenta le stesse caratteristiche del bambino. Non si ferma all'apparenza del mondo, non ha vincoli sociali da rispettare e si ribella. Sono proprio l’originalità, la creatività, l’eccentricità rispetto alla tradizione che caratterizzano le personalità geniali. Personalità che sembrano associarsi ad un più alto rischio di sofferenza psichica, perchè in grado di entrare in contatto, pur nella sofferenza, con aspetti intimi che altrimenti resterebbero ignoti, come sono in effetti sconosciuti alla maggior parte delle persone ritenute "sane". Una sofferenza che, talvolta, può arrivare all’evoluzione più drammatica: la morte per suicidio.

Campo di Grano



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martedì, 23 gennaio 2007
Su Dalì, la Spagna, due piedoni e le angosce di un piccolo Rear Window

EspanaOrbene, dovete sapere che sono praticamente cresciuto con questo poster sulla testa. Successe che nei primi anni Settanta mio fratello maggiore andò in vacanza a Londra e se ne tornò con la stampa di questo celebre dipinto, che venne appeso alla parete della nostra camera, esattamente sopra il mio letto. Io credo che tutte le nevrosi e le turbe psicologiche che ebbi a cominciare dagli anni successivi e dalle quali non mi sono mai riavuto, abbiano origine proprio da questo episodio. D'altronde come si può pretendere che un bimbo possa venir sù tranquillo e sereno, se sopra la sua zucca santa (consentitemi questa affettuosità nei miei riguardi) troneggia un ritratto così inquietante? Ciò che mi turbò da subito furono i piedoni di questa figura femminile mollemente poggiata su quella sorta di comò. Troppo grandi, pesanti e definiti rispetto al resto del corpo che invece è molto evanescente. Ogni qualvolta si faceva ora di andare a letto (sempre mooooolto dopo Carosello, perchè già da piccolo ero un grandissimo scassamarroni) ci riflettevo sù, e realizzavo che ci fosse proprio qualcosa che non mi quadrava riguardo quei piedi misteriosi. Per non parlare di quel fazzoletto esageratamente rosso, che pareva quasi grondare sangue. Se poi mi concentravo su quanto si trovava in secondo piano, non potevo che diventare ancora più ansioso, sia per via del leone sistemato di spalle, che di tutte quelle figure che a me sembravano tanti piccoli scheletri. Più passava il tempo e più mi convincevo che mio fratello avesse voluto sistemare sopra di me l'effige di un fantasma. Le motivazioni che secondo me erano all'origine del suo gesto erano così bieche che mi spaventavo solo ad immaginarle! Perchè poi fosse dovuto andare a Londra per acquistare la stampa di un quadro che si intitola "Spagna", è  una domanda a cui non seppi mai dare una risposta! In seguito scoprii che con questo dipinto realizzato nel 1938, il suo autore, Salvador Dalì, volle rappresentare il dilaniarsi della sua patria, protagonista di una lacerante guerra civile; ma il danno oramai era fatto ed i miei sonni di fanciullino erano sempre più agitati da paurosi incubi in cui enormi e bitorzoluti piedi mi inseguivano ovunque!
 
Questo preambolo, poco interessante per i più, solo per ricordare il grande pittore catalano a 18 anni esatti dalla morte. Gusto per la provocazione, carattere egocentrico e ricerca del paradosso sono gli elementi che hanno trasformato Salvador Dalì in un'icona del secolo scorso. Analogamente a Picasso, Dalì ama sperimentare diversi linguaggi espressivi con i più disparati media artistici, come il cinema (celebre è la scena onirica, da lui scenografata, di "Io ti salverò" di Alfred Hitchcock), il teatro, la letteratura, la fotografia, la scultura, etc, passando attraverso i principali movimenti d'avanguardia: dalle iniziali suggestioni futuriste alla scuola metafisica, al cubismo, fino al surrealismo, cui aderisce lavorando anche con il regista Luis Bunuel. Pur partecipando al gruppo surrealista Dalì ne fornisce una sua personale interpretazione, da lui stesso definita "metodo paranoico critico". Basato su un processo di razionalizzazione delle turbe e delle pulsioni che derivano dalla "paranoia", di cui si considera affetto, l'artista trae immagini sorprendenti e paradossali. La sua pittura diventa un mezzo di liberazione da fenomeni allucinatori e visioni morbose, come nel caso, ad esempio, dei famosi orologi liquefatti, simbolo dello sfuggire del tempo e del disfacimento, o dei cassetti che dissemina nelle sue opere e che utilizza per rappresentare le teorie psicanalitiche di Sigmund Freud. Dal 1945, in seguito allo scoppio della bomba atomica, Dalì si richiama ad una nuova forma di pittura classica, passando dalle suggestioni della psicanalisi a quelle della fisica nucleare e rivolgendo  la sua arte verso una maggiore riconoscibilità delle forme, e un'ispirazione data dall’iconografia religiosa occidentale. Nell'atomo infatti il pittore scorge l'esistenza di Dio.



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domenica, 14 gennaio 2007
Oh! Calcutta!

Celebrate fin dall'antichità, le natiche erano tanto affascinanti per la loro bellezza, che i greci si riferivano a loro come Kallipigia, dalla Venere Kallipigia, la dea - per l'appunto - delle belle natiche. Di lei si diceva che avesse il sedere più esteticamente piacevole di qualsiasi altra parte della sua anatomia. Era oggetto di una tale ammirazione, che fu costruito un tempio soltanto in suo onore, rendendo i glutei l’unica parte del corpo umano ad aver mai ricevuto un tale riconoscimento. Non è un caso infatti che gli scultori greci abbiano sempre dedicato a questa componente anatomica, sia femminile che maschile, la massima attenzione. Dopo le tenebre del Medioevo, le natiche conobbero una nuova vitalità artistica nel Rinascimento. Botticelli, ad esempio, nella sua allegoria ispirata alla "Primavera" dipinge quelle delle Tre Grazie in tutto lo splendore della loro sessualità. Famoso è anche il sedere di una suonatrice di flauto dipinta dal Giorgione nel suo Concerto Pastorale. Dal Seicento in avanti la pittura e la scultura celebrano il fascino del fondoschiena sempre più liberamente. Come non citare, ad esempio, le natiche esibite senza inibizioni nel loro boudoir dalle seducenti cortigiane immortalate da Boucher e Fragonard, o il morbido sedere de "La Grande Odalisca" di Ingres. Verso la fine dell'Ottocento Toulose-Lautrec, il piccolo grande pittore che bruciò la sua vita al Moulin Rouge e nei bordelli più alla moda di Parigi, dedica gran parte delle sue opere alle ballerine del Can-Can, ed in particolare al loro didietro. Lo stesso titolo del celebre musical "Oh! Calcutta!" - ispirato a sua volta ad una famosa e discussa tela del pittore Clovis Trouille - era nato da una storica esclamazione di un ammiratore per il magnifico sedere della sua donna. "Oh! Calcutta!" infatti, è l'abbreviazione dell'espressione francese "Oh! Quel cul tu as!" (Oh! Che bel culo hai!). Anche nelle loro opere più audaci, tuttavia, la maggior parte degli artisti ha sempre raffigurato i glutei in una dimensione quasi "desesualizzata", allo scopo di esaltar soprattutto la bellezza e l'armonia delle loro forme, nascondendo con cura ogni particolare genitale.
 
Oh! Calcutta!
 
La storia letteraria delle natiche non ha limiti, ma ha sicuramente conosciuto molti eccessi. La poesia più suggestiva nella storia della lettaratura italiana, a loro dedicata, è opera di Gabriele d'Annunzio: il sonetto "Ad Lunae Sororem", alla natica come sorella della Luna, rappresenta infatti una piccola perla sull'argomento: "Forma che così dolce t'arrotondi dove s'inserta l'arco delle reni e, vincendo in tua copia tutti i seni, ne la mia man che ti ricerca abondi, e ti parti, anche duplice, in due mondi ove il Peccato i suoi più rari beni chiuder volle per me, come in terreni paradisi, se i misteri più profondi; o tu, candida mole che sul vivo, perno ondeggi levata in alti cieli, ove la voluttà suoi nembi aduna, risplendi or qui come nel marmo argivo s'io t'invoco presente, fuor de' veli, o carnale sorella de la Luna!". Il Settecento libertino francese è contrassegnato - quantomeno rispetto a scrittori come il Marchese De Sade e Retif de la Bretonne - da un sempre più marcato interesse erotico per le natiche. Più tardi nell'Ottocento, con la nuova ondata dei "poeti maledetti", il sedere femminile arriva a diventare un vero e proprio oggetto di culto. Arthur Rimbaud scrive "Vidi le tue scapole sporgenti che ti alzavano il vestito e fui trafitto davanti al contorcersi grazioso dei due archi pronunciati del tuoi lombi". A sua volta Paul Verlaine sospira: "Scendendo lentamente per la schiena fino al culo suntuoso, divino candore, rotondità degne del tuo scalpello...". A differenza della poesia surrealista dove la donna è buona e amata, nella pittura surrealista la sua figura è più controversa; infatti il corpo femminile diventa un lacerante focolare di desiderio. Un atto d'amore che non è più una semplice soddisfazione, ma un'orgia di fantasmi, di proiezioni, di sostituzioni, di slittamenti e anche di allucinazioni. "Io induco sempre - sosteneva Salvator Dalì - le più belle donne a spogliarsi. Sono convinto che attraverso il culo i misteri più grandi diventano sondabili. Sono giunto persino a scoprire una profonda analogia fra le natiche di una mia invitata, alla quale ho chiesto di spogliarsi, e l'atomo...".



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martedì, 12 dicembre 2006
Basquiat

Spero di trovare tempo e modo per recarmi a Milano alla Triennale, a vedere la mostra su Basquiat. Primo artista nero di successo dell'epoca contemporanea, definito il James Dean della pittura, bello e maledetto, Jean Michel Basquiat nasce a Brooklyn nel 1960. Suo padre viene da Haiti, la madre è di origini portoricane. Una famiglia medio borghese che cercherà di assecondare la passione del figlio per l’arte, ma questo non basterà a trattenerlo. A soli 17 anni Basquiat se ne va di casa. Alle casette di Brooklyn preferisce gli appartamenti occupati di Lower Manhattan. E sarà da lì che prenderà il via la "carriera" di graffitista di Samo (Same Old Shit, ossia la solita vecchia merda), il nome che sceglie per firmare i suoi lavori. A New York nel 1981 passare dalle stazioni della metropolitana alle gallerie di Soho è cosa non così complicata. L'arte è già un business e cosa c’è di più attraente di un giovane artista di colore, ribelle e talentuoso? Bastano una recensione entusiasta e la benedizione di Andy Warhol che lo prenderà sotto la sua ala protettrice, per decretarne il successo. Mentre l'amico Keith Haring è l’artista bambino, leggero e ingenuo come i suoi omini, alla ricerca di un sorriso anche nelle tele più disperate; Basquiat diventa la rabbia, l’ossessione data dall’eroina che si trasforma in segni e colori violenti. Haring dice di lui: «Tutti e due ci portiamo la morte addosso: io con dolcezza e rassegnazione, lui con furore».
 
BasquiatAlla firma Samo si sostituisce una maschera nera che diventerà la cifra dei suoi lavori, una sorta di teschio che racchiude, in perfetta sintesi, due delle grandi suggestioni di cui si nutre la sua pittura: il mondo magico e senza tempo della terra africana e la violenza simbolo delle bande metropolitane newyorkesi. Intanto i riconoscimenti ufficiali diventano una sfida, i lavori istintivi si trasformano e l'artista matura, trovando ispirazioni più alte. A 27 anni la sua carriera è all’apice, così come la dipendenza dall’eroina. Basquiat vive nel caos costante, tra il disordine dello studio, abiti eleganti macchiati di vernice (cosa che diventa il suo marchio di stile), dischi jazz, videocassette, oggetti riciclati, libri, quaderni. Una miriade di stimoli che alimenta una perfetta mescolanza di primitivismo e contemporaneità: le radici afroamericane, il flusso di frasi e parole, croci e altri simboli, facce e corpi stilizzati, maschere tribali, edifici, automobili, aerei, alberi: un serbatoio di memorie e suggestioni istantanee in equilibrio armonico. Cerca di disintossicarsi rifugiandosi alle Hawaii, ma non ce la farà. Morirà di overdose nel 1988, pochi mesi dopo la scomparsa di Andy Warhol. Da lì a due anni toccherà a Keith Haring.

Nel 1996 un film di Julian Schnabel ripercorre la sua vita. Jeffrey Wright ne è il protagonista e David Bowie, che di Andy Warhol fu amico personale (tanto da dedicargli una canzone nel 1971), interpreta proprio il guru della pop art. Attorno a loro ruota una girandola di attori di grido: Dennis Hopper, Cristopher Walken, Courtney Love,
Gary Oldman, Benicio Del Toro e Claire Forlani.



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martedì, 24 ottobre 2006
Pablo e le donne

Les demoiselles d'AvignonPablo Picasso è una figura chiave del Novecento, capace di rinnovare continuamente il proprio linguaggio, attraverso modalità espressive sempre nuove. Con un numero sterminato di dipinti, sculture e altre opere che crea nel corso degli anni, diventa il più grande rappresentante dell'Arte Moderna. Nasce il 25 ottobre 1881 a Malaga in Spagna e, come figlio di un pittore e insegnante d'arte, comincia ad esplorare la sua vena artistica in giovane età. Il periodo della sua vita tra la prima mostra, avvenuta a Barcellona nel 1900, e il trasferimento a Parigi del 1904, è definito come il suo Periodo Blu, durante il quale i protagonisti delle opere sono i poveri, rappresentati attraverso un colore che l'artista associa al dolore e alla morte. Il periodo successivo, il Periodo Rosa (dal 1905 al 1906), si distingue per i toni più caldi del rosa, ed è ispirato al mondo del circo. Con Les demoiselles d'Avignon Picasso rivoluziona la storia dell'arte: nasce il cubismo. I piani del reale sono scomposti e frammentati, i punti di vista sono moltiplicati e le prospettiva lineare centrica abolita. Lo sfondo è annullato, i colori sono diventati violenti e le forme si avvicinano allo stile di Cezanne e all'arte primitiva africana. Dal 1909, insieme a Braque, Picasso continua nella ricerca cubista, di cui sono individuate due fasi: quella analitica e quella sintetica, fase in cui sperimenta la tecnica del collage. Nel 1917 un soggiorno in Italia permette al pittore di conoscere l'arte antica, ritornando alla figurazione con opere di impianto monumentale e neoclassico. L'anno successivo Picasso sposa la bellissima ballerina russa Olga Koklova e con lei, pur viaggiando molto, si stabilisce a Parigi. Attraverso l'opera di Mirò ed Ernst si avvicina poi al surrealismo, cui aderisce per un breve periodo. Successivamente inizia ad interessarsi alla scultura. Espone le sue opere in molte gallerie in Europa e la sua fama cresce sempre più.

Nel 1927 Picasso compie 46 anni, è un artista già ricco e famoso ma profondamente insoddisfatto della sua vita privata con una moglie che, a causa della sua ossessiva passione per le donne, diventa sempre più gelosa. Durante le vacanze a Cannes, incontra la diciassettenne Marie-Thérèse Walter, che diviene la sua amante e che gli dà una figlia, motivo per il quale l'artista decide di divorziare. La moglie per vendetta lo trascina in tribunale e fa apporre i sigilli a tutte le proprietà del pittore, compresi i colori, i pennelli e i dipinti in lavorazione: "il peggior periodo della mia vita" definirà in seguito questi mesi terribili, che si concludono con la definitiva separazione da Olga, la quale morirà vent’anni dopo completamente pazza. Anche se vive in Francia, Picasso segue da vicino gli eventi della guerra civile spagnola del 1936 che lo porta alla sua opera più famosa e importante: Guernica, una condanna durissima delle brutalità della guerra. Nello stesso anno si stabilisce vicino a Cannes e qui conosce Dora Maar, una giovane fotografa jugoslava che corrisponde fisicamente al suo tipo di donna: bassa, come lui, formosa, bruna, elegante e colta. L’opposto di Marie-Therese, l’amante-bambina che lo attraeva sessualmente senza interessarlo sul piano intellettuale, ma che lui non vuole lasciare e che resta nella sua vita ancora per una quindicina d’anni, durante i quali andrà sempre a trovarla i giovedì e le domeniche. Nel 1943 incontra poi la pittrice Françoise Gilot, una giovane donna che ha fascino, classe, 41 anni meno di lui, e che gli dà due figli. Nonostante la sua inguaribile infedeltà, Picasso sente per Françoise una passione bruciante che gli accende la fantasia e l’ispirazione, dandogli - semmai ce ne fosse bisogno - una carica sensuale ed artistica inesauribile. Insieme a lei vive fino al 1954, quando, settantatreene, conosce Jacqueline Rocque che sposa 7 anni dopo, e che gli sta accanto sino alla morte nel 1973. Sarebbero passati pochi mesi ed il figlio Paulo, primo ed unico avuto da Olga, si toglie la vita, come faranno sia Marie-Therese impiccandosi nel 1977, che la seconda moglie nel 1986.

"Tutti i bambini sono degli artisti nati; il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi."


"La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto."


"Se si sa esattamente che cosa si farà, perchè farlo?"


"Ci si mette molto tempo per diventare giovani."


"I bravi artisti copiano, i grandi artisti rubano."


"Ci sono pittori che dipingono il sole come una macchia gialla, ma ce ne sono altri che, grazie alla loro arte e intelligenza, trasformano una macchia gialla nel sole."


Nude Woman in a Red Armchair



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