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REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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lunedì, 10 luglio 2006
Il cielo è azzurro sopra Berlino

Campioni del Mondo



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mercoledì, 05 luglio 2006
«Pane e cioccolata»... e nazionale!

Pane e CioccolataConfesso che ai due splendidi e liberatori gol di Grosso e Del Piero mi sono sentito come Nino Manfredi in "Pane e cioccolata", straordinario film di Franco Brusati del 1973. E' la storia di un onesto emigrato italiano nella Svizzera tedesca, cameriere a stagione presso un lussuoso ristorante. Un giorno per una banale situazione perde lavoro e permesso di soggiorno. Inizia così per lui un lungo calvario alla ricerca non solo di una nuova attività, ma anche di una propria dignità, calpestata sia dall' indifferenza e dal sottile razzismo della società elvetica, sia dal vittimismo e dal patetico folklorismo degli emigrati. Sconfitto e amareggiato tenta persino di farsi passare per svizzero, tingendosi di biondo i capelli. Si unisce ad un gruppo di tifosi elvetici intenti a seguire la partita Italia - Svizzera al bar, accomunandosi alle voci di scherno contro la squadra italiana, ma, quando gli Azzurri segnano e vanno in vantaggio, non riesce più a fingere ed esplode in un urlo fragoroso e catartico che fa riemergere in lui l'identità e l'orgoglio nazionale: "GOOOOOOL!!!". Il messaggio del film, ma tutto sommato anche di questa emozionante semifinale mondiale, è racchiuso nella voglia di ripartire da zero, di superare ogni difficoltà a dispetto di tutti e tutto, essendo consapevoli di ciò che si è. L'odissea del protagonista è costellata di forti malinconie (nostalgia, solitudine, vergogna, abbandono, fallimento), ma ad esse segue sempre un riscatto deciso, un impulso irresistibile che scaturisce dalla stessa grande umanità che lo spinge a cercare e poi ottenere comprensione, amicizia ed affetto. Solo chi sa soffrire è in grado di sapersi ricostruire mattone dopo mattone e di vivere appieno le gioie che la vita può offrirgli.



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lunedì, 03 luglio 2006
Italia-Germania 4-3

Il mondo del calcio non sta vivendo un buon momento, impelagato in uno dei tanti scandali, piccoli e grossi, che hanno caratterizzato questa recente italietta vittima del berlusconismo, alla deriva morale e culturale. Però la forza e la bellezza dello sport, che risiede proprio nella sua istintiva passionalità, va al di là di qualsiasi considerazone logica e riesce sempre a muovere stomaco e cuore. Pertanto eccomi qui a sottolineare, contento, l'ingresso in semifinale del Campionato Mondiale di Calcio 2006. Il traguardo d'essere tra le prime quattro nazioni del mondo, di per sè prestigiosissimo, anche se in questa edizione facilitato da un percorso tutt'altro che proibitivo, negli ultimi (e nei miei primi) 40 anni è stato raggiunto altre 5 volte. In Usa nel 94, In Italia nel 90, in Spagna nell'82 (quando conquistammo la coppa), in Argentina nel 78 e in Messico nel 70, quando incontrammo (così come dovremo fare domani sera) la Germania, in quella che viene considerata la più emozionante partita di calcio mai giocata.


La formazione italiana di Italia-Germania 4-3

Quando i supplementari terminarono, dopo soli pochi minuti dallo storico gol di piatto di Rivera che sancì la nostra vittoria per 4 a 3, il nostro Paese si risvegliò diverso, anzi in realtà non si risvegliò affatto perché la semifinale del mondiale messicano del 17 giugno del 1970 tenne tutti in piedi e mostrò al mondo un'Italia che non era più quella timida e - calcisticamente parlando, ma non solo - inferiore. Fu l'Italia che seppe stringere i denti, non arrendendosi mai, arrivando a vincere col cuore contro i forti panzer tedeschi, e aggiudicandosi il diritto alla finalissima contro il Brasile di Pelè. Un'Italia che, incontrando la Germania, si confrontava con i fantasmi del passato e con il modello di un futuro che appariva difficilissimo da raggiungere, visti i tanti conflitti sociali e la cupa stagione delle stragi e del terrorismo in cui si era appena entrati. Quei giovani che volevano cambiare il mondo si costringevano a considerare il calcio come il nuovo oppio dei popoli, ma, osservando in quella notte di giugno una partita che rivoluzionava tutti gli schemi, si abbandonarono di nuovo al tifo e alla passione per lo sport e si unirono alla grande festa in cui, per la prima volta, la società italiana, celebrando una vittoria della nazionale, celebrò se stessa, con una intensità che trascinò Italia-Germania 4-3 in una dimensione altra rispetto a quella meramente sportiva, collocando l'evento sul piano del mito e della leggenda.



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sabato, 10 giugno 2006
Il tennis, la Johansson e gli urti della vita

Era circa due anni che non giocavo più a tennis. Assolutamente logico quindi che fossimo turbati e pieni di apprensione durante il viaggio che ci portava al campo, dove, da lì a poco, avrei dovuto riprendere la mia avventura così a lungo interrotta. Ho usato il plurale perchè al centro sportivo non mi ci sono recato da solo. Ero infatti in compagnia del mio cardiologo, il quale, molto più preoccupato di me, tentava in tutti i modi di dissuadermi da quella che considereva (cito testualmente) una sconsiderata follia! "Beh... sono intorno ai quaranta è vero, anche se nessuno me li darebbe (neppure con la condizionale)... evidentemente dormire tutte le notti nel freezer per conservarsi nel miglior modo possibile, alla fine paga! E' altrettanto vero che non faccio sport da tempo, ma questo non significa che dovrei temere qualsivoglia pericoloso contraccolpo sul mio fisico". Il tono della mia voce non era molto convinto, e lo fu ancor meno quando, poco dopo,  mi interessai che il compare (per l'occasione cardiologo ed arbitro) avesse con sè il numero del pronto soccorso più vicino! Il complesso sportivo era davvero bello: immerso nel verde di una ridente località della riviera, vicino Genova... la cosa mi piacque parecchio perchè mi indusse a pensare che se si deve morire, tanto vale farlo in un gran bel posto, facendo qualcosa che piace moltissimo (non so bene per quale strana associazione di idee, ma subito dopo pensai alle cosce di Scarlett Johansson... ma lasciamo stare, altrimenti si divaga).

Ma perchè poi avrei dovuto preoccuparmi cosi tanto? Del resto la persona con cui avrei dovuto incrociare la racchetta era un'amica - si, avete capito bene  - avrei dovuto giocare con una donna, una femmina, insomma qualcuno appartenente ad un sesso fisicamente inferiore (so che questa affermazione "politically incorrect" incontrerà le ire delle mie intrepide lettrici, ma conto sulla clemenza della corte). Continuavo pertanto a ripetermi che non avevo nulla da temere, che avrei fatto la mia porca figura, sia di fronte all'amica, che al cardiologo sempre più angosciato e rassegnato al peggio. Sarei stato all'altezza della situazione, avrei dimostrato che non ho solo una bella testa, ma anche un fisico che resiste "agli urti della vita, a quel che leggi sul giornale e certe volte anche alla sfiga" (per dirla con il poeta). Primi palleggi di riscaldamento... tutto apparentemente bene, fino a quando, dopo una manciata di minuti, iniziai ad avvertire un anomalo ed esponenziale aumento delle pulsazioni... le gambe cominciarono a farsi sempre piu pesanti, ed il campo, per qualche strana legge fisica di cui fino allora ero a sconoscenza, più grande della pista di atterraggio dell'aeroporto di New York.

Iniziò la partita, il sudore scendeva copioso sulla fronte, la vista si annebbiava, avevo piccoli crampi ovunque lungo il corpo, ad un certo punto mi sorpresi di avere ancora un corpo, perchè non lo sentii più... per quanto veloce mi sembrava di correre, dall'altra parte della rete la mia avversaria pareva andare in motocicletta, tanta era la differenza di passo. Il primo set terminò velocemente con un eloquente 6-3 a suo vantaggio! Cominciò il successivo e con esso le prime allucinazioni a sfondo mistico... fu nel momento esatto in cui la Madonna mi invitava ad officiare una messa alla presenza dell'arcangelo Gabriele, Don Mazzi e l'avvocato Previti, finalmente agli arresti (anche se solo domiciliari), che mi accorsi che in un attimo avevo perso per 6 a 2 anche il secondo set e con lui l'onore e l'orgoglio. Tralascio tutto il resto ed in particolare gli sfottò della mia avversaria (evidentemente figlia illegittima di Lea Pericoli, nonchè sorellastra maggiore della Hingis), perchè confido sulla vostra fertile e galoppante immaginazione e sul fatto che non vorrete infierire su uomo distrutto, o comunque su quel che resta di lui!



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