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Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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lunedì, 14 aprile 2008
Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto

Oggi non intendo dire nulla su berlusconi o su bossi, preferisco soffermarmi sulla larga fetta di elettori che ha votato per il PdL. Ho compreso che avremmo perso quando alle 13 ho letto questa notizia. C'è infatti una forte rappresentanza ed una sostanziale somiglianza fra chi ha vinto le elezioni ed una gran parte dei cittadini italiani. Ha avuto la meglio l'italietta degli ignoranti fieri d'esserlo, degli arroganti, dei furbetti del quartierino, degli intolleranti, dei razzisti, dei violenti, di chi crede che si possa calpestare tutti e tutto per il proprio personale tornaconto, di chi non dà importanza alle parole, di coloro che non hanno considerazione per le istituzioni e rispetto per il prossimo, di chi non possiede senso civico, di quanti ragionano solo in funzione del proprio orticello, di chi ritiene che mentire ed insultare non sia qualcosa di cui vergognarsi ma un grande merito. Quasi il 50 per cento dei miei connazionali ha votato sulla base di questi elementi, che evidentemente sentono molto vicini. A loro e a quanti non si sono espressi, consegnando di fatto la nazione ad un canagliume che sarebbe impresentabile in qualsiasi altro Stato civile, va la mia più completa ed assoluta disistima.

Il mio blog ha preso vita nel maggio di due anni fa, sull'onda di una rinnovata serenità personale e - perchè no - di una sofferta vittoria elettorale. Pare giusto che interrompa le sue pubblicazioni all'indomani di una sconfitta che, a mio avviso, sarà sciagurata per il nostro Paese. In questo momento non so ancora se si tratterà di una sosta temporanea o di una chiusura definitiva. Per intanto ringrazio di cuore tutti coloro che con il loro stimolante contributo hanno arricchito i miei post in tutto questo tempo.

Un caro saluto. Paolo.



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venerdì, 11 aprile 2008
Libertà è Partecipazione



In questi giorni mi è capitato di leggere che la vera libertà sarebbe non andare a votare. Io invece sono dell'opinione che, come cantava Gaber, la libertà è partecipazione. C'è chi mira a sostenere, utilizzando pretestuosamente tutti i mezzi, che Veltroni è uguale a berlusconi che è uguale a Bertinotti che è uguale alla Santanchè che è uguale a Di Pietro che è uguale a Casini che è uguale a Bossi etc, e che quindi è da folli andare a votare, perchè proprio nessuno dei nostri politici ha a cuore le sorti del Paese, o perchè intanto le vere decisioni vengono prese da altri. A mio avviso il Partito Democratico  è un progetto politico realmente innovativo, il solo che, presentandosi con un unico Gruppo Parlamentare, ha inteso dare un netto e significativo segnale di discontinuità col passato. Sono fortemente convinto che sussistano enormi differenze fra Veltroni e il leader del principale schieramento avverso, il quale ha già dato prova di utilizzare il potere esclusivamente per il proprio personale tornaconto [leggasi - fra l'altro - evitare la galera].

«In due giorni, Berlusconi ha chiesto la perizia psichiatrica per i magistrati che indagano, si è rifiutato di sottoscrivere un patto bipartisan di lealtà repubblicana, ha accusato di comunismo il suo avversario, ha denunciato brogli elettorali prossimi venturi, fino all'attacco al Presidente della Repubblica e alla denuncia della "mancanza di un regime di piena democrazia nel nostro Paese" perché la sinistra occupa tutto. Mentre il suo amico più fidato, costruttore di Forza Italia - Marcello Dell'Utri - ha annunciato che la destra dopo la vittoria riscriverà i libri di storia per espellere la Resistenza, e ha indicato agli elettori plaudenti la fulgida figura dello stalliere mafioso Vittorio Mangano, [condannato all'ergastolo per duplice omicidio] definendolo un "eroe", perché "condannato in primo grado all'ergastolo" non ha fatto dichiarazioni "contro di me e Berlusconi."» [Ezio Mauro].

«Gli incerti sono tali per delusione, stanchezza, assuefazione. La delusione nei confronti del governo di centrosinistra è in parte condivisibile, ma non può far dimenticare il vero e proprio abisso politico, culturale ed etico che c'è tra il centrosinistra e la destra italiana. La stanchezza si esprime con l'infastidito "Ma come è possibile, dobbiamo ancora occuparci di Berlusconi?!". Sì, il protagonista negativo purtroppo è ancora lui e, cosa impossibile da immaginare nel '94, si tratta di un Berlusconi addirittura peggiore: per aggressività, assenza di senso dello Stato e disprezzo delle istituzioni.»
[Nanni Moretti].


Domenica e lunedì abbiamo l'occasione di dire BASTA a tutto questo. Quindi, vi prego, andiamo a votare e votiamo in modo da voltare realmente pagina.

Aggiornamento del 13 aprile
...si ripropone a questo punto un tema con il quale siamo alle prese da quindici anni, cioè dall'irruzione di Silvio Berlusconi nella politica: quello della sua legittimità, quello dell'anomalia da lui introdotta nella democrazia italiana e della sua demonizzazione da parte di quella metà del Paese che non si riconosce in lui e lo considera a tutti gli effetti il nemico pubblico numero uno. Questo diffuso sentimento di delegittimazione che provoca inevitabilmente un'analoga reazione, condizionerà la fase politica successiva al voto? Renderà ancora più arduo governare? Spingerà il vincitore a esercitare vendette e discriminazioni contro i perdenti? Trasformerà l'autorevolezza in autoritarismo seguendo uno schema purtroppo frequente nella nostra storia? [... ]
Voglio ancora una volta ricordare la frase di Petrolini a chi l'aveva fischiato. Disse: "Io nun ce l'ho cò te ma cò quelli che te stanno vicino e nun t'hanno buttato de sotto". [...] Si è creato in queste ultime ore un sommovimento nella pubblica opinione che ricorda quanto avvenne nel 1991 con il referendum di Mario Segni: un voto corale che fece saltare la Prima Repubblica ormai logora e dominata da una logora casta. Questo stesso sentimento può prevalere domani. Domani si può voltar pagina e aprire un ciclo nuovo che rimetta la politica al livello di un'Italia desiderosa di cambiare. Non sprecate questa grande occasione. Siate popolo sovrano perché E' QUESTO IL VOSTRO GIORNO. [Eugenio Scalfari]



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mercoledì, 09 aprile 2008
Il mio Blog non vota per Berlusconi

Il mio blog non vota berlusconi

La generazione che ha vissuto la propria prima giovinezza negli anni Ottanta, sotto il segno di Craxi - ascendente Goldrake - ha visto lo sfacelo di una classe politica senescente e vetusta, apparentemente spazzata via dal pool di Mani Pulite. Ancora ricorda le monetine lanciate su Craxi ed il filo di bava che pendeva dalla bocca tremante di Forlani durante gli interrogatori. Svezzata con tali orrori, era quasi naturale che sconfinasse nel più ovvio qualunquismo. Fortunamente, ma solo per il fatto di aver fatto rinascere in molti un attaccamento alla Cosa Pubblica sempre più vilipesa, è sceso in campo il Piazzista della Libertà che, volenti o nolenti, ha forgiato la Nuova Italia [come dimostrava Nanni Moretti ne Il caimano].

La classe operaia, sempre più disperatamente ancorata all'aspirazione verso uno status "borghese", va a braccetto con le siure impellicciate che distribuiscono tartine canticchiando "Silvio, Santo Subito…". I giovani sono attratti dai manganelli della Destra più reazionaria e dalle pistole ad acqua che Bossi cerca di svendere dal suo gerontocomio. Ora, amici, ci troviamo ad un bivio: qui non è più questione di "destra" e "sinistra". E' divenuto fondamentale impedire che l'anomalia Berlusconi governi nuovamente l'Italia, tenendo sotto il giogo Fini e imboccando Bossi all'ora del brodino. E' il Piazzista delle Libertà che ci ha portati non più a votare per un ideale, ma solo a scagliarci l'un contro l'altro armati. Tolta questa piaga dal Paese, forse, rimboccandoci TUTTI le maniche, potremo vedere di far qualcosa per questa Italia, sempre più simile all'Argentina. Giusto con qualche Reality Show in più. Per queste ragioni, e per altro ancora, il mio Blog non vota per Berlusconi.


Conte Nebbia

Alcuni altri Firmatari [con mille scuse a chi non è citato]:
rearwindow06, Aivlis77, Aldebaran, aleike, Alice64, Amalteo, Angi69, Antigone26, argeniogiuliana, Astridonline, Bellatrix74, Catpoet, Chiccama, Chirieleison, coaloalab, compagnidiviaggio, copperhead, Damiani, Darix73, deha, Dora Forino, DreamLady, EdoEleStorieAppese, FamChinaski,
fenicesulmare, Fioco Tram, Giuba47, Gonzolettore, heyhonan, HistoriaVbc, ilcanedisatana, ilmurodipeppe, impbianco, Isa71, lapardaflora, losteyeways, LucFaccenda, Macca, madworlds, MagoSilvan, Mauro Piadi, meryem, molengai, muroalieno, Nuriape, palmarola, PattyBruce, PaulTemplar, pears, PF1, piccolaJo, Pickpocket83, Raindog78, Senzabussare, SimonaCWords, Sirablog, Smillapiffi, Sophie71, snakeandladders, stevemcqueen, tuile, vadoinbici, Watkin

Pubblicate questo "manifesto" nel vostro blog, allo scopo di dargli la massima diffusione possibile. Grazie molte. 



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martedì, 25 marzo 2008
Io voto PD

A meno di un mese dall'appuntamento elettorale, tutti i sondaggi, di parte e non, rivelano l'esistenza di un'alta percentuale di indecisi: un dato oggettivo, frutto anche della crescente disaffezione alla politica da parte degli italiani, ma che nonostante ciò sorprende. Infatti, ritengo che non possa e non debba passare la logica del "tutti uguali, tutti cialtroni", logica cavalcata sia da una qualunquista e picaresca demagogia, sia dalle piccole formazioni politiche che, insistendo sulla sostanziale uguaglianza dei programmi dei due raggruppamenti maggiori (PD e PdL), mirano, per non perdere visibilità, a mantenere lo status quo dell'altissima frammentazione partitica. Proprio quest'ultima è la principale causa della deriva degli ultimi 15 anni: piccole formazioni attestate su percentuali di rappresentanza risibili hanno continuato a dettare legge.
 
Le prossime elezioni si profilano non solo come una battaglia politica, ma anche e soprattutto culturale. Per questo il progetto del Partito Democratico, seppur imperfetto, appare permeato da elementi considerevoli di modernità e discontinuità rispetto al passato. Se si vuole garantire la governabilità, il futuro dell'Italia deve necessariamente essere quello di un sistema bipolare in linea con le più moderne democrazie occidentali, costituito da un numero assai inferiore di partiti. In questo senso non si può non accogliere con grande favore la lungimirante scelta di Walter Veltroni di fare a meno delle formazioni di sinistra, le quali pur garantendo un 8% in più di preferenze, avrebbero reiterato l'esperienza dei precedenti governi, caratterizzati da maggioranze fragili e disomogenee, in disaccordo su tutte le questioni principali, messe insieme solo per fini elettorali e non programmatici. Ciò ha costretto gli avversari a fare altrettanto, ma con una notevole differenza: mentre il progetto del PD, che si attesta come una forza riformista di centro-sinistra, è la conclusione di un consapevole processo politico maturato nel tempo e sostenuto da una larga partecipazione di cittadini, il PdL di Berlusconi e Fini [solo di recente riavvicinatosi al Cavaliere, dopo averlo duramente contestato sul finire dello scorso anno] è una repentina invenzione pre-elettorale, che, tagliando fuori il moderato Casini e inglobando personaggi politicamente discutibili come la Mussolini e Ciarrapico, ha spostato il proprio baricentro nettamente verso destra. Una destra evidentemente anomala, tanto da suscitare l'allarme fra i conservatori del Partito Popolare Europeo circa il rischio di dover accogliere in futuro esponenti che si rifanno orgogliosamente all'esperienza fascista.
 
Sebbene ci possano anche essere dei punti di contatto fra i due programmi, considero centrale la questione della credibilità politica e personale. Da una parte abbiamo un leader che si rifà alla grande tradizione dei democratici americani, una persona colta, dal linguaggio piano e mai gridato, attento ai giovani e alle nuove tecnologie, che ha fatto della lotta alla precarietà e della sicurezza sul lavoro due questioni inderogabili e due grandi battaglie sociali, e che ha aperto le proprie liste alla partecipazione dei cittadini, cercando di immettere nel proprio organismo nuove linfe democratiche per contrastare il predominio e l'autoreferenzialità delle élites politiche. Dall'altra, un piazzista settantunenne che si ripresenta per la quinta volta, strappa i programmi degli avversari, colleziona pessime figure all'estero e provvedimenti giudiziari in patria, emana editti bulgari e leggi ad personam, pronuncia battute offensive e semina discredito contro la magistratura ed il giornalismo [si veda il caso di Enzo Biagi], fa leva sulla demagogia più becera, fingendosi salvatore della patria esclusivamente a fini elettorali [questione Alitalia].
 
Se, parafrasando Curzio Maltese, non si vuole che "in Italia offendere le donne, i media, gli avversari e perfino l'intelligenza dei propri elettori" costituisca un merito, un dono di natura, un esercizio di furbizia, piuttosto che qualcosa di cui vergognarsi, è giunta l'ora di cambiare rotta.



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venerdì, 14 marzo 2008
Liste sporchine

Meno di un mese fa, spinto dal pressing di Gianfranco Fini, che aveva chiesto un maggiore rigore nella scelta dei nomi, usando espressioni decise come "tolleranza zero" e "giro di vite", il Popolo delle Libertà aveva promesso a gran voce "Liste Pulite". La scorsa settimana il movimento del Cavaliere ha presentato l'elenco dei candidati alle prossime elezioni. Aldilà naturalmente dello stesso Silvio Berlusconi, il quale vanta 4 prescrizioni, 2 amnistie, 1 assoluzione con formula dubitativa, un reato depenalizzato da lui stesso [falso in bilancio All Iberian], oltre che tre procedimenti in corso [compravendita diritti Mediaset, corruzione giudiziaria e corruzione di un dirigente RAI], ci ritroveremo in Parlamento i "compagni di merenda" di sempre: il due volte condannato in appello per corruzione Cesare Previti, e il 'definitivo' Marcello Dell'Utri [fatture false Publitalia], ora in attesa di due processi di secondo grado [dopo le condanne per concorso esterno in associazione mafiosa e tentata estorsione] e della conclusione di quello in cui è imputato per calunnia.

Se questi sono i vertici del partito c'è poco da meravigliarsi se tra i candidati spuntano i nomi, fra gli altri, di
Salvatore Sciascia [ex direttore centrale degli affari fiscali della Fininvest, condannato assieme a Paolo Berlusconi ed ad un altro dirigente del gruppo per aver pagato una somma di 330 milioni delle vecchie lire ai militari della Guardia di Finanza per indurli a favorire la Fininvest in occasione di tre verifiche fiscali]; Gaspare Giudice [sotto processo per concorso in associazione mafiosa]; Giuseppe Firrarello [imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, turbativa d'asta e corruzione]; Enrico La Loggia [indagato per un presunto finanziamento illecito da 100 mila euro ricevuto da Calisto Tanzi, mascherato da consulenza legale]; Maurizio Tomeo [candidato in Piemonte, sotto processo per presunte molestie sessuali a danno di due impiegate del comune di cui era sindaco]; Pietro Franzoso [imputato in Puglia per voto di scambio]; Pasquale Nessa [ricandidato a Bari nonostante fosse stato chiesto dai pm il suo arresto per concorso in concussione]. Una particolare "nota di merito" va poi a Giuseppe Ciarrapico, il quale, oltre a dichiararsi orgogliosamente fascista, si porta sulle spalle alcune condanne, fra cui una a 3 anni per bancarotta fraudolenta.



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domenica, 02 marzo 2008
Libera Chiesa in libero Stato

In questi ultime settimane al centro del dibattito politico, accanto ai temi che più tradizionalmente interessano l'elettorato, ossia quelli legati alla quotidianità: lavoro, salari, potere d'acquisto, sicurezza, sanità,  ha trovato posto in modo sempre più penetrante la questione cattolica, ed in particolare la posizione dei partiti sui temi etici quali l'aborto, la fecondazione artificiale, la pillola del giorno dopo, le coppie di fatto, il testamento biologico, l'eutanasia.
 
Pare evidente che la nuova centralità di tali questioni sia diretta conseguenza delle ingerenze del papato di Benedetto XVI, decisamente più interventista del precedente, della prepotente provocazione di Giuliano Ferrara che ha deciso di scendere in campo con un partito contro l'aborto, e soprattutto della grande appettibilità dell'elettorato di centro, che, a fronte del nuovo assetto politico formatosi lo scorso mese, non si è ancora del tutto schierato con alcuna formazione partitica. Oltre a ciò, occorre registrare l'arretramento dell'Italia nei confronti degli altri paesi europei, riguardo la legislazione dei temi cosiddetti "eticamente sensibili". Una parte del mondo politico infatti non vuole legiferare, per timore di assumere una posizione troppo divergente rispetto a quella della Chiesa e conseguentemente perdere dei voti. Da leggere in questa chiave l'affossamento dell'importante legge sulle "Unioni di fatto" e la ridiscussione di una conquista civile come quella della legge 194, che in 30 anni ha reso possibile ridurre le interruzioni di gravidanza del 44 per cento e ha debellato la piaga degli aborti clandestini, a difesa della salute e della dignità di tante donne. Per non parlare - fra le altre cose - della mancanza di una normativa che regoli l'applicazione della pillola del giorno dopo, così come del testamento biologico.
 
Esiste di fatto in Italia una preoccupante situazione di squilibrio, in cui le pressioni di chi osteggia tutte queste pratiche condizionano la libertà di chi non è credente, finendo col disattendere un principio civile inalienabile, ossia la laicità dello Stato, che altro non è che un principio di libertà, come ben espresso da Cavour nella sua celebre formula "Libera Chiesa in libero Stato". Piaccia o no, andremo a vivere in società sempre più multietniche, multireligiose e multiculturali, e ritengo inaccettabile che una fede religiosa, quale essa sia, pretenda di costituire il principio guida nella definizione di leggi che devono valere per tutti: credenti e non.



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domenica, 17 febbraio 2008
Più che a ruota libera, senza manubrio

Sapevo bene che la sua discesa in campo muoveva esclusivamente da interessi personali: me l'aveva detto chiaramente lui stesso. [Indro Montanelli, "Soltanto un giornalista", Rizzoli, 2002]

Ma si può mettere sotto inchiesta Berlusconi soltanto perché qualche suo funzionario ha fatto dei pasticci con la Guardia di Finanza? Ha ragione lui, che cosa ne poteva sapere lui? E allora: vogliamo dare in mano l'Italia a un amministratore che non sa nemmeno cosa succede nella sua azienda? [Umberto Eco, Marzo 1996]

Occorrono politici nuovi che abbiano dimostrato creatività, serietà, professionalità e onestà, per formare i quadri della Repubblica presidenziale, per guidare il Paese all'insegna di meritocrazia e gerarchia. Uno potrebbe essere Berlusconi [...]. Il suo è un ottimo programma, un tessuto sul quale si può costruire un buon partito. [Licio Gelli, "L'Espresso", 07/11/1993]

«Del conflitto di interessi agli italiani non solo non importa niente, ma considerano una garanzia assoluta che chi è incaricato di responsabilità di governo non abbia bisogno di fare i propri interessi, di rubare, avendo una posizione propria». Ecco, se gli italiani, e non solo gli italiani, si intendessero di democrazia quanto di calcio, con questa frase da analfabeta assoluto della democrazia Silvio Berlusconi avrebbe chiuso la sua carriera politica. [Curzio Maltese, "Repubblica", 07/07/2000]

Io vedo Berlusconi come il "padrone" in un Paese, il nostro, alla testa di una squadra di persone che rispondono al "titolare" dell'impresa, il quale assegna ad ognuno i propri compiti e per questo li paga. Una squadra di dipendenti e tutti riconoscono e ossequiano il "padrone". [Mario Luzi, "L'Unità", 03/07/2001]

Berlusconi è il contrario di un uomo di Stato. La democrazia è qualcosa che non riesce a capire e che comunque gli fa perdere tempo. [Nanni Moretti, Convegno di MicroMega, 19/03/2002]

Berlusconi è ridicolo per le cose che fa, le gaffes, la sfacciataggine, le menzogne, la trivialità. Non c'è bisogno di inventare nulla: basta leggere i verbali dei suoi interrogatori, seguire le sue dichiarazioni, vederlo all'opera. [Dario Fo, "Repubblica", 09/11/2002]

Uno come me che ha visto la marcia su Roma, e dopo anni assiste alle performances berlusconiane, trova nella memoria i segni della paura perché vede ripetere atteggiamenti, giudizi, anche atti di governo filosoficamente antidemocratici. Vedi Berlusconi e pensi a Mussolini. [Mario Monicelli, "Il Venerdì" di Repubblica, 05/04/2002]

Per Silvio l'arte della menzogna, la vecchia arte della parlantina, non è qualcosa di cui vergognarsi ma un merito sommo, un dono di natura. [Giorgio Bocca, Piccolo Cesare, Feltrinelli, 2002]

L'illegalità è una specialità che Berlusconi conosce bene: falso in bilancio, esportazione di capitali, finanziamento illecito dei partiti, corruzione di giudici. L'illegalità, in ogni caso, è fortemente incoraggiata dal suo regime. ["Nouvel Observateur", 26/06/2003]

Il gatto con gli stivali ha trasformato la presidenza del Consiglio in un ufficio che cura esclusivamente i suoi interessi giudiziari, le sue proprietà, gli affari di famiglia e di famigli. Davvero incredibile. [Paolo Mieli, "Corriere della Sera", 23/12/2003]

Berlusconi [...] manifesta un'allarmante mancanza di rispetto per le istituzioni; utilizza la carica che ricopre solo per i propri scopi e perverte il connubio tra capitalismo e democrazia. Un simile conflitto di interessi risulterebbe surreale in qualunque altro Paese europeo. ["El Pais", 26/12/2003]

Non mi piace, e credo sia noto, il politico Silvio Berlusconi: e mi rattrista che vada in giro a rappresentare l'Italia, e faccia anche dei discorsi, più che a ruota libera, senza manubrio. [Enzo Biagi, "Corriere della Sera", 13/07/2003]



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sabato, 26 gennaio 2008
Gnorkico, Teocratico o Sanremese?

Il 10 aprile 2007 Clemente Mastella rilasciava questa dichiarazione: «Se c'è il referendum sulla legge elettorale il rischio è la crisi di governo. Lo dico con chiarezza: quando si andrà al referendum noi non ci saremo. Questo senza nessun tema di smentita». 10 giorni fa la Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibili le tre richieste di referendum abrogativi sulla legge elettorale italiana e "curiosamente" oggi non abbiamo più un Governo. Dimostrando per l'ennesima volta una mancanza assoluta di resposabilità politica, Bossi, Berlusconi e Fini spingono per elezioni immediate con l'attuale legge, nonostante il leader di AN sia stato uno dei promotori del Referendum, altrimenti, con la misura e la sensibilità politica che da sempre lo contraddistingue, il Senatur avverte «Metteremo in piedi la polizia del Veneto, della Lombardia, del Piemonte. Sicuramente ci mancano un po' di armi, ma prima o poi quelle le troviamo». Casini si smarca ed insieme a Veltroni prospetta un Governo di Responsabilità nazionale che affronti lo spinoso tema della legge elettorale, per poter dare ai cittadini la possibilità diretta di scegliere i propri rappresentanti, e alla Nazione un Esecutivo che possa governare stabilmente, senza i ricatti di chi - come l'UDEUR - non rispecchia neppure il 2% dell'elettorato e senza i 39 partiti che  oggi siedono in Parlamento. Michele Serra illustra quali sono, tra i sistemi di voto in lizza, quelli principali:
 
Alsaziano È una soluzione di compromesso tra il sistema francese e quello tedesco. Come si ricorderà, Veltroni era favorevole al francese, D'Alema al tedesco. Dopo febbrili trattative tra i rispettivi staff, Veltroni, come segno di buona volontà, si era convertito al tedesco, ma nel frattempo D'Alema, per gli stessi motivi, era passato al francese. Si è dunque deciso, per superare l'impasse, di proporre un mix tra i due sistemi: presidenzialismo e doppio turno alla francese, ma con l'istituzione dei Länder e orologi a cucù in tutti i seggi elettorali. Il professor Sartori si è detto contrario.

Spagnolo Il sistema spagnolo è visto con favore da molti, ma secondo alcuni ha il difetto di prevedere preliminari troppo impegnativi: una lunga guerra civile con milioni di morti, fucilazioni di poeti, accorrere convulso di combattenti da mezzo mondo, bombardamento di Guernica e successiva stesura di quadri di grandi dimensioni, una lunga dittatura, infine un processo di riconciliazione nazionale. Come mettere d'accordo la galassia dei partiti italiani su una soluzione così complessa? Anche Sartori è contrario.
 
Sanremese Cerca di accontentare tanto i partiti grandi, che concorrono nella sezione Big, quando quelli piccoli, che si presentano tra le Nuove Proposte. Il nuovo premier viene incoronato con il televoto dopo la mezzanotte del sabato al teatro Ariston. Svantaggi: dopo una settimana nessuno ricorda più il nome del vincitore e si rischia un pericoloso vuoto politico. Vantaggi: la vendita dei diritti televisivi permette di non gravare sul bilancio dello Stato. Perplessità del professor Sartori.

Salico Il sistema salico, risalente a Carlo Magno, prevede l'incoronazione dell'Imperatore per volontà divina. È visto con molto favore da Berlusconi, che dopo defatiganti trattative con gli altri partiti si è detto costretto ad abbandonare il tavolo. "Abbiamo perfino proposto la rinuncia al manto di ermellino, ma non è servito a niente. Quando la volontà di trattare è zero, non resta che prenderne atto". Ha pesato anche il no di Sartori.

Gnorkico È il sistema in voga sul pianeta di Gnork, scelto da Berlusconi in seconda istanza. Prevede la nomina di un Imperatore per diritto divino. Ai critici, tra i quali il professor Sartori, che lo considerano troppo simile al sistema salico, Berlusconi ha replicato che di fronte al rifiuto di trattare non solo non si sarebbe arreso, ma avrebbe rilanciato con una terza proposta.

Teocratico Il sistema teocratico, terza opzione di Berlusconi, prevede la nomina di un Imperatore a vita. "Per prevenire la stucchevole obiezione che anche questa mia terza proposta è identica alle altre", spiega Berlusconi, "ho però fatto introdurre dai miei costituzionalisti la variante Amon-Ra: l'imperatore, questa volta, non è eletto per diritto divino per il semplice fatto che egli stesso incarna la divinità. Dunque si autonomina". Negativo il giudizio di Vanni Sartori.



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martedì, 22 gennaio 2008
Ama il prossimo tuo come te stesso

Nel gennaio dell'anno scorso, sette confessioni religiose non cattoliche hanno denunciato all’Autorità delle Comunicazioni la violazione da parte dei Tg della Rai delle norme sul pluralismo religioso. Da allora l’Autorithy non ha concluso ancora il procedimento.
 
In Italia il tempo complessivamente dedicato all'informazione religiosa, rispetto al totale dell'informazione, è molto alto ed in costante aumento. In questo contesto la proporzione fra la copertura mediatica offerta alla Chiesa Cattolica e ad altre confessioni è abnorme: infatti ben il 97% dell'informa­zione religiosa all'interno dei TG RAI è appannaggio della prima. La percentuale resta costante an­che in assenza di eventi eclatanti come la successione al pontificato. Ad occupare il restante spazio compaiono soprattutto esponenti dell'Islam e dell'ebrai­smo, mentre è rarissimo ascoltare una voce o una notizia del­le altre religioni o delle diverse famiglie del cristianesimo pur presenti in Italia. "Almeno tre milioni di italiani - osserva Domenico Maselli, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche - vengono ignora­ti".
 
Riguardo poi la classifica relativa ai tempi di intervento in voce nei TG dell'anno scorso, Ratzinger risulta al sesto posto assoluto al TG1, per un totale di 2 ore e 30 minuti [dietro a Prodi, Berlusconi, Casini, Napolitano e Fini] e terzo al TG5 con 3 ore e 15 minuti. Inoltre, in quattro telegiornali su sei [TG2, TG4, TG5, LA7] il Papa ha avuto più interventi del Presidente della Repubblica.
 
Nonostante tutto questo, proprio nello stesso giorno in cui l'onorevole Mastella di fatto apre la crisi di Governo, il Cardinale Bagnasco rilascia alcune affermazioni vittimistiche che in realtà sanciscono l'ingresso in campagna elettorale della Chiesa. Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana definisce quanto accaduto alla Sapienza un "grave episodio di intolleranza" e sostiene che la visita di Ratzinger all'Università romana sarebbe stata sconsigliata dalle autorità italiane. Affermazione - questa - smentita subito dopo da un'ufficiale e secca nota di Palazzo Chigi. Il Cardinale - non soddisfatto - torna quindi all'attacco della legge sull'interruzione di gravidanza ["abominevole", va "almeno aggiornata in qualche punto"], ribadisce il no alle unioni di fatto e conferma le analisi più preoccupate sulla situazione italiana, preparandosi in sostanza a fare da collettore a quel settore sempre più ampio dell'elettorato italiano che in questo momento non ha un preciso riferimento al Centro.



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venerdì, 18 gennaio 2008
Corpo-razioni

L'Italia è un Paese individualista in cui, nella vita privata e in quella pubblica, l'altro non esiste più. In troppi, sia nelle piccole cose quotidiane, che nei fatti di rilevanza nazionale, non hanno attenzione e rispetto per nulla che costituisca un ostacolo al proprio tornaconto. Ciò che importa è solo la razione di personale spettanza, la propria corpo-razione. E' un Paese in cui chi sciopera non si preoccupa di paralizzare una città o di mettere in ginocchio una naziona intera. Un Paese dove aumentano le morti sul lavoro ed in cui la classe imprenditoriale e quella politica dimostrano  una criminale negligenza riguardo le condizioni di sicurezza, ormai del tutto inadeguate ad affrontare un fenomeno che ha assunto proporzioni sempre più allarmanti. Un Paese in cui una legge elettorale, giudicata pessima, non si riesce a modificare per il veto di piccole formazioni partitiche che, con un nuovo sistema, dovrebbero rinunciare a comode rendite di posizione. Un Paese in cui alcuni docenti si oppongono ad una visita del Papa, dimenticando colpevolmente che l'Università dovrebbe essere laboratorio di idee e luogo di confronto fra differenti tendenze intellettuali. Ed in cui il Pontefice, altrettanto colpevolmente, rifiuta l'invito, sfruttando la situazione per dimostrare che l’Università tutta e - più in generale - il laicismo in Italia porta avanti idee contrarie alla tolleranza e al pluralismo di pensiero, con l'obiettivo "corporativista" di compattare il mondo cattolico. Un Paese dove il Guardasigilli si permette, fatto di una gravità inaudita, di sostenere che i magistrati svolgono le loro indagini non per fini di giustizia, ma per fini personali e, cosa ancor più ingiustificabile, viene accolto dall'applauso del Parlamento intero [con l'unica lodevole eccezione di Di Pietro], che fa quadrato a sua difesa, a prescindere. Così facendo, chi sta nel centrodestra mira a legittimare la posizione di Berlusconi e degli altri che, nelle loro fila, sono stati oggetto in passato di indagini civili e penali, mentre chi sta nel centrosinistra è mosso soltanto dalla preoccupazione per le sorti, sempre più traballanti, del Governo. Niente altro interessa, tantomeno l'immagine sempre più logora e squallidamente di parte che la politica offre alla Nazione.
 
Resta l'amara sensazione di vivere in un Paese piccolo, pieno di piccole persone. Un Paese in cui conta solo l'Io. Un Paese di merda.



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