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Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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martedì, 20 giugno 2006
Passare il giorno a visitar musei, monumenti e chiese, parlando inglese

In una delle stanze del Rijksmuseum (il più grande museo olandese con più di un milione di visitatori all'anno), ho vissuto una bella ed inattesa emozione, quando ho avuto il piacere di sedere accanto a Peter Greenaway. Il famoso regista inglese ha realizzato una suggestiva e teatrale presentazione del capolavoro di Rembrandt: "La Ronda di Notte". Uno dei quadri più celebri al mondo, da 4 secoli circondato dal mistero, dà vita a diversi interrogativi: perchè ha questo titolo? Chi sono in realtà i personaggi rappresentati? Greenaway fornisce la propria interpretazione, attraverso un allestimento riuscitissimo che dà una dimensione scenica al gioiello di Rembrandt, ricreando con l'aiuto della luce, di immagini in movimento e del suono, il contesto del dipinto del XVII secolo. Al termine il regista è stato applaudito e congratulato per l'intensità dello spettacolo.

La Ronda di Notte

Il Van Gogh Museum è di per sè un'emozione. Quest'anno, alla monumentale collezione permanente dedicata a Van Gogh, si aggiunge uno straordinario raffronto tra due giganti dell'arte figurativa barocca: Rembrandt (di cui si festeggia il 400esimo anniversario della nascita) e Caravaggio. Ai visitatori è offerta la rara opportunità di ammirare circa quaranta loro capolavori, che l'allestimento ha sapientemente disposto a coppie, come in un "faccia a faccia", così da favorire l'individuazione di analogie e differenze tra i due stili pittorici. Sorprendente ed intensissimo "La Sposa Ebrea" di Rembrandt, in cui è ritratto un uomo che pone la mano sul seno della moglie, con un gesto che potrebbe essere interpretato come tenero ed affettuoso, ma che è anche un atteggiamento di chi intende esibire la propria sposa come un trofeo. Van Gogh una volta disse di questo dipinto: "Darei dieci anni della mia vita per poterlo contemplare due settimane filate, con una crosta di pane per unico cibo".

La Sposa Ebrea



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domenica, 18 giugno 2006
Un armonioso e naturale equilibrio

Un'atmosfera da ombelico del mondo e' quella che ho respirato quando sono arrivato alla Central Station, scendendo dal treno che dall’aeroporto di Schipol porta al centro di Amsterdam.  Bianchi, neri, mulatti, cristiani, musulmani, indiani. E’ un amalgamarsi di culture diverse che si confondono tra loro. E’ incrocio magico del mondo dove le diverse etnie, anche per il passato dell’Olanda di grande paese colonizzatore, di mercanti e marinai, si mescolano disinvoltamente. Tante popolazioni hanno portato ad Amsterdam le loro tradizioni, i loro costumi e le loro religioni imparando a convivere, tollerandosi e adattandosi l'una con l'altra con rispetto reciproco. Ciò è quello che succede, ancora oggi, insieme a cose che possono accadere solo qui: la prostituzione legalizzata dallo stato, la liberazione del fumo della cannabis e dei funghi allucinogeni, l'apertura nei confronti del sesso. Tutto questo e molto altro ancora è Amsterdam.


Amsterdam giugno 06

Una città che vive un armonioso e naturale equilibrio fra la storia, la cultura, l'arte e le bellezze architettoniche da una parte e l'estrema libertà, l'apertura a nuove idee e pensieri, la vita notturna e la trasgressione dall'altra. Amsterdam, da sempre abituata ad essere ricettiva ed accogliente, offre una cornice unica al mondo, costituita da un reticolo di canali, ponti e stradine strettissime, dove s’innalzano case di legno, alte fino a 4 o 5 piani, coloratissime in stile secolo XVII. E’ l’unica città al mondo dove ci sono più biciclette che auto, ogni abitante infatti ne possiede almeno una, ed è anche la città con più musei al mondo, ne ha ben 42, tra cui anche quello dedicato a Van Gogh, che da solo vale l’intero viaggio.



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lunedì, 12 giugno 2006
Ci tengo di più ai ricordi

Se domani mattina qualcuno avrà l'occasione di puntare il proprio bel(?) nasino all'insù, potrà probabilmente vedermi sfrecciare nei cieli d'Europa, alla volta della capitale olandese. Dal blu dei cieli si va verso l'azzurro dell'acqua... si, perchè Amsterdam è prima di tutto un insieme di isole e canali, di case impiantate su una selva di pali dalla punta di ferro. E' un sistema complesso di chiuse che impediscono all'acqua di rovinare i pali sui quali si reggono gli edifici e di far inabissare ancor di piu la città. Essa infatti è situata a 3 metri sotto il livello del mare, e da parecchi secoli sprofonda millimetro dopo millimetro. Tutte le notti si pompa acqua fresca, la si trasporta nei canali della città finchè le acque usate ritornano al mare del nord attraverso il Noordzeekanaal.

Nata circa 700 anni fa, la città ha sempre legato il suo destino all'acqua, il suo nome ("Amstellodamme" la diga sull'Amstel) è citato per la prima volta in un documento di dogana, datato 1275. Nei secoli, da piccolo villaggio di pescatori, divenne tra le città più economicamente potenti d'Europa, raggiungendo l'apogeo nel XVII secolo (che fu definito "l'età dell'oro"), avventurandosi inoltre in quello che sarà un impero coloniale di lunga durata. Alla crescita economica ed urbanistica (che venne definita la piu bella metropoli del Rinascimento), si accompagnò anche quella culturale, che ebbe il suo culmine quando Rembrandt diede origine alla fiorente scuola pittorica.  Successivamente, a causa del disastroso attacco simultaneo da parte di Francesi ed Inglesi iniziò un lungo declino, terminato nella seconda metà dell'800 in cui, oltre ad una ripresa commerciale, la città  si sviluppò nell'industria. Ma la seconda guerra mondiale la colpì profondamente, non per i bombardamenti che non la devastarono, ma per tutti gli ebrei che, facendo parte della popolazione, vennero deportati nonostante l'esemplare aiuto fornito alle famiglie ebree, come quello offerto ad Anna Frank che si nascose in una casa di Prinsengracht e che si innalzò a simbolo di opposizione.

Anna Frank"Nasconderci! Dove dovremmo nasconderci, in città, in campagna, in una casa, in una capanna, quando, come, dove…? Erano problemi ch'io non dovevo pormi, e che tuttavia continuamente riaffioravano. Margot e io cominciammo a stipare l'indispensabile in una borsa da scuola. La prima cosa che ci ficcai dentro fu questo diario, poi arricciacapelli, fazzoletti, libri scolastici, un pettine, vecchie lettere; pensavo che bisognava nascondersi e cacciare nella borsa le cose più assurde. Ma non me ne rammarico, ci tengo di più ai ricordi che ai vestiti"

Tale brano tratto dal diario di questa ragazzina, il cui sogno di diventare scrittrice si infranse con la morte, avvenuta a soli 15 anni, mi induce a pensare che uno dei motivi (tanti) per cui amo viaggiare ed una delle ragioni stesse che fanno della vita (quando riusciamo ad esserne consapevoli) un'avventura così appassionata e ricca nei suoi chiaroscuri, è il potere dirompente e per certi versi magico dei ricordi.



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lunedì, 29 maggio 2006
Vincent

Ho appena realizzato che, curiosamente e senza che ce ne fosse alcuna intenzione, la mia vacanza dello scorso mese in Provenza e quella che farò fra due settimane ad Amsterdam, sono tra loro profondamente legate. L’elemento che le unisce a filo doppio è la figura di Vincent Van Gogh. Ho sempre amato questo pittore in modo viscerale, così come, altrettanto intensamente, guardo a tutti gli artisti che, indipendentemente dalla propria forma espressiva, sono accomunati da una sensibilità strabordante, da una personale inquietudine e da un male di vivere che si riversano, connotandola, nella loro vena creativa.

Figlio di un pastore protestante, Van Gogh nasce nel 1853 a Groot-Zundert, un villaggio olandese. Ha un'infanzia infelice e dopo un'esperienza come impiegato in una galleria d'arte, si dedica all'attività di apostolato evangelico presso i minatori olandesi. In quest'ambiente poverissimo nascono i primi disegni e i primi dipinti, caratterizzati da colori molto cupi. Da questa esperienza prende coscienza della sua vocazione alla pittura, scegliendo di rappresentare la vita e le condizioni umane dei lavoratori più umili. Nel 1880 decide di diventare artista a tutti gli effetti. Agli inizi della sua carriera si esercita nel dipingere paesaggi e vedute cittadine. Abita a Bruxelles, quindi a Etten, presso i genitori, e dalla fine del 1881, all’Aia, dove è allievo di Anton Mauve, un suo cugino acquisito. In questo periodo la sua salute inizia a creargli i primi problemi. Conosce una prostituta alcolizzata, Sien Hoornik (che sarà anche sua modella) e va a vivere con lei e con la figlia. Il loro rapporto è segnato, come sempre sarà, dalle intemperanze emotive del giovane Vincent, il cui furore nei confronti della vita, rimarrà sempre in bilico tra la follia e l'amore più puro. Vorrebbe sposare Sien ma la famiglia lo dissuade ed il pittore prende la dolorosa decisione di lasciarla, dopo un anno di convivenza. Alla fine del 1883 torna dai genitori, a Nuenen. Qui allestisce uno studio e tiene lezioni di pittura. Dipinge scene di vita contadina e operai al lavoro.

Vincent Van GoghNel 1886 si trasferisce a Parigi, ospitato dal fratello Theo che lo aiuterà per tutta la vita. Qui scopre un ambiente artistico effervescente ed entra in contatto con artisti d'avanguardia fra cui Paul Gaugin. Si impadronisce subito delle innovazione dell'impressionismo, ormai affermato, e l'effetto immediato è la conversione al colore. Nel 1888 si reca ad Arles, in Provenza, e rimane attratto dalla luce e dai colori di questa terra. Qui inizia in solitudine una febbrile attività che lo porterà a sviluppare una pittura violenta, in cui il colore esplode sulla tela esprimendo il suo tormento interiore. Le pennellate, frantumate, grosse e violente, rivelano il suo stato d'animo e mettono a nudo il suo male di vivere. Scrive Van Gogh: «le emozioni sono talvolta così forti che le pennellate si susseguono senza fine». Con insistenza propone a Gauguin di raggiungerlo al più presto, allo scopo di dare vita a una sorta di comunità artistica. La convivenza fra i due artisti dura solo alcune settimane, a causa dell'incompatibilità di carattere e della crescente instabilità psichica di Vincent. Dopo un tentativo di aggressione e la decisione del pittore olandese di tagliarsi l'orecchio, Gauguin torna a Parigi. Van Gogh cade in grave crisi depressiva. Viene ricoverato presso l'ospedale di Arles con la diagnosi di epilessia, alcolismo e schizofrenia. Da quel momento, l’artista avrà sempre più frequentemente crisi di allucinazione e sarà a più riprese ricoverato, anche spontaneamente, per malattie mentali in un ospedale nei pressi di Saint Remy. Qui dipinge scorci del giardino, cipressi e oliveti. Nel 1890 esce dalla casa di cura, ma le condizioni psichiche sono sempre delicate. Theo desidera averlo più vicino a sé, così Vincent si trasferisce ad Auvers-sur-Oise, presso il dottor Gachet. Qui si mette subito al lavoro. Sembra sereno. Ma il 27 Luglio, colto da un'altra crisi, si spara un colpo di pistola al petto, in uno di quei campi di Auvers che aveva rappresentato nei suoi ultimi quadri. Muore due giorni dopo, assistito da Theo, che gli sopravviverà di poco.

Quando si parla di Van Gogh, si parla anche della dicotomia genio-follia, indicando in quest'ultima il motore della pittura originale dell'artista. Sono mille le ipotesi di malattia, tutte diagnosticate a posteriori: ogni supposizione è possibile, perciò nessuna è veritiera. Ciò che è sicuro è che l'arte di Van Gogh è illuminante, unica ed irripetibile. In soli 10 anni di attività, la sua qualità di lavoratore instancabile e la sua grande passione gli hanno permesso di produrre, un corpo di opere che potrebbe fare invidia a numerosi artisti molto più longevi. Van Gogh ha infatti lasciato più di 840 dipinti e più di 1000 disegni, oltre a molti acquerelli, litografie e schizzi.



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mercoledì, 17 maggio 2006
Amsterdam, Amsterdam, Amsterdam

Ratto di GanimedeFra un mese esatto sarò ad Amsterdam per la terza volta in vent’anni (semplicemente adoro questa città). Quest’anno nella capitale olandese ed in tutta la nazione si ricorda la nascita, avvenuta 400 anni prima, di Rembrandt (1606-1669), con avvenimenti unici e di grandissimo valore. L’evento principale è sicuramente la mostra, incentrata sull’accostamento dei capolavori del maestro olandese  e di quelli del Caravaggio. L’esposizione intende mettere in evidenza attraverso una quarantina di opere, giunte dai maggiori musei del mondo, i tratti comuni ai due grandi rappresentanti dell’arte figurativa barocca. Tale “vicinanza” è incontestabile, malgrado Rembrandt e Caravaggio per motivi anagrafici non avessero potuto incontrarsi (l’italiano morì nel 1610, quattro anni dopo la nascita dell’olandese), e nonostante il diverso contesto in cui operarono. Il primo lavorò, infatti, in un ambiente di fede protestante, al servizio di ricchi borghesi, mentre il secondo dipinse in particolare per esponenti della Chiesa cattolica e dell’aristocrazia. Se Rembrandt non fu mai in Italia, egli conosceva, però, i cosiddetti caravaggisti, attivi a Utrecht, ed ebbe modo di entrare in contatto con la maniera del pittore italiano anche grazie a uno dei suo maestri, Pieter Lastman, che nel 1602 aveva visitato Roma.

Rembrandt e Caravaggio crearono entrambi una pittura rivoluzionaria per l’epoca, specie per il realismo, ed entrambi ebbero un’autentica ossessione per la luce, espressa attraverso il chiaroscuro. I loro stili rimasero comunque ben distinti perché, mentre l’olandese usava una luce diffusa e pennellate molto evidenti, l’italiano si esprimeva con una pittura meno strutturata, dipingendo ombre e luci ben definite e in deciso contrasto.



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martedì, 02 maggio 2006
Viaggio in Provenza

La scorsa settimana mi sono recato con amici in Provenza e devo dire che sono stato conquistato dalla bellezza del paesaggio. Ho soggiornato a Fontvieille, fonte di grande ispirazione per lo scrittore Alphonse Daudet (l'autore di "Le avventure prodigiose di Tartarin di Tarascona") che l'amava moltissimo e della quale diceva: "Quante volte sono andato lì a riprendermi a contatto con la natura, a guarire da Parigi e dalle sue febbri". Il fascino della campagna provenzale ha inoltre dato impulso alle opere di alcuni dei più grandi maestri della pittura di sempre, tra cui Vincent Van Gogh. In Provenza Van Gogh ha trovato la luce, il sole, i colori della natura e ha tratto l'ispirazione per i suoi meravigliosi dipinti. I giardini di mandorli, di ciliegi, gli iris e i girasoli… un ambiente così rigoglioso nell'epoca in cui visse il grande artista e che ancora oggi è rimasto quasi del tutto incontaminato. E' in questo contesto che ho realizzato che la bellezza e l'armonia della natura rendono la vita ben più grande delle meschinità e degli egoismi delle persone... e ciò mi ha dato una nuova serenità!

CastelloDiMontauban

 



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