REAR WINDOW

Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!

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22 PICCOLI INDIANI

IL MOVENTE

Una volta nella vita, solo una e per favore, vorrei essere bello da togliere il fiato. Per riposare, mica per altro. Per recuperare una minima parte delle energie che ho speso in tutta la vita per essere carino, divertente, seducente, spiritoso, simpatico, diverso, imprevedibile, adorabile, forte, coraggioso, disponibile, intelligente, complice, paterno, sensibile, consapevole, preparato, informato, comprensivo, responsabile, affidabile e politicamente corretto. Solo per 48 ore... poi torno!


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giovedì, 04 dicembre 2008
Intrinsecamente cattivi

Nel mondo ci sono 88 paesi che condannano con il carcere, la tortura e i lavori forzati le persone in quanto lesbiche, gay e trans. In 7 di questi - Iran, Arabia Saudita, Yemen, Emirati arabi, Sudan, Nigeria, Mauritania - è prevista la pena capitale. Pochi giorni fa il Vaticano ha respinto l’iniziativa dell’Unione Europea, accolta da tutti i membri compresa l’Italia, di chiedere all’Onu la depenalizzazione dei reati legati all’omosessualità nel mondo. Questa decisione della Chiesa, che ha anche bocciato il progetto di inserire l’aborto tra i diritti universali dell’uomo, è stata motivata da monsignor Celestino Migliore, nunzio del Papa all’Onu, con il fatto che gli Stati che non riconoscono l'unione tra persone dello stesso sesso come matrimonio, finirebbero così con l'essere messi alla gogna e fatti oggetto di pressioni.

Questa inaccettabile posizione, che di fatto pone il Vaticano sullo stesso piano dei paesi islamici in cui si uccidono omosessuali e transessuali, viene ulteriormente ribadita dalla vergognosa affermazione del Papa: «La particolare inclinazione della persona omosessuale, benchè non sia in sè peccato, costituisce tuttavia una tendenza, più o meno forte, verso un comportamento intrinsecamente cattivo dal punto di vista morale.»



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mercoledì, 15 ottobre 2008
Siamo ciò che clicchiamo?

«Siamo ciò che clicchiamo». Lo sostiene il direttore di Hitwise, una delle principali agenzie di monitoraggio del Web e, se davvero così fosse, si capirebbe perchè sta ottenendo tanto interesse la ricerca condotta dalla sua società su più di 10 milioni di utenti americani, secondo cui Facebook e gli altri portali di social networking [come MySpace e YouTube] hanno superato nelle ricerche persino i siti pornografici. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare sono proprio i più giovani che  in apparenza preferiscono il social network al sesso. I siti a luce rossa rappresentano oggi solo l'11,9% del traffico Web americano fra i 18-25enni, contro il 16,9% di 3 anni fa. Una diminuzione del 33% a fronte di una progressione folgorante di Facebook che recentemente è cresciuto del 270%.

Io però mi sentirei di ridimensionare i toni entusiastici che ho letto in giro a proposito di questa inchiesta. Sia perchè se le ricerche su Google si concentrano sui social network è anche dovuto al fatto che gli internauti conoscono già bene dove trovare gratuitamente la pornografia, senza quindi bisogno di far ricorso ai motori di ricerca. Sia perchè non è detto che il grande utilizzo di Facebook et similia sia comunque da considerarsi così positivo. Occorre infatti avere equilibrio nel muoversi in queste comunità virtuali, che a volte possono costituire un falso rimedio all'incapacità di socializzare e rapportarsi al prossimo che alcuni incontrano nella vita reale. Si può rischiare di creare un mondo parallelo in cui le relazioni sono governate dal click del mouse, dove si può cancellare in un attimo il proprio profilo se privo del sufficiente appeal e crearne uno nuovo più accettabile a sè e agli altri.



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domenica, 05 ottobre 2008
Analfabetismo di ritorno

Non credo che ci volesse Fiorello a dire che la TV italiana fa schifo, perchè noi ce ne accorgessimo. Non pretendo di parlare di componenti educative, o men che meno culturali, assenti dai nostri teleschermi ormai da tempo immemorabile. Mi accontenterei solo di godere di un pò di buon gusto, ma - ahimè - anche questo traguardo sembra assolutamente utopico. L'unica distinzione che è possibile fare è fra mala fede o buona fede, fra chi cioè propina programmi per cerebrolesi, essendo convinto di fare intrattenimento di qualità e chi, invece, nel trash ci sguazza e ci affoga consapevolmente. In questi ultimi 25 anni la televisione italiana ha formato, o meglio, ha deformato il gusto del pubblico  con una  pervicacia ed un fanatico accanimento che  ricordano da vicino quelli che Goebbels usava per propagandare la morale nazista ai tempi del Terzo Reicht. Si sa che i politici hanno da sempre dominato il popolo lasciandolo nell'ignoranza, e visto che proprio la televisione contribuì ad abbattere il fenomeno dell'analfabetismo circa 40 anni fa, una delle modalità per ricondurre la gente all'incoltura e ad una sorta di "analfabetismo di ritorno" è abbrutire i mezzi di comunicazione di massa, proponendo dei modelli di riferimento volgari e violenti che influenzano non soltanto il comportamento, ma anche atteggiamenti, credenze e valori. La televisione italiana è il trionfo del facile, del dilettantesco, del grossolano, del brutale. «Nella volgarità del mondo», ha detto Giorgio Bocca, «c'è qualcosa che non funziona. Non sai dire esattamente che cosa ma lo senti sulla tua pelle. Senti ridere e battere le mani quando a te viene voglia di sbadigliare o di piangere».




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venerdì, 01 febbraio 2008
Amò, chiamiamolo Kevin!

«Se t'uscisse fuori un maschio, me piacerebbe chiammallo o Alan... o Kevin. Mejo Kevin!»
«O fai pe' Costner?»
«Ma piu’ che pe’ Costner… o faccio pecche’ e’ un nome che me da un senso de rispetto, capito!… O senti come nnome che c’ha… c’ha possenza, capito!»
[Viaggi di Nozze - Carlo Verdone e Claudia Gerini]
 
L'ho già scritto qui: io sono fra quelli che ritengono che la nostra crisi politica sia espressione diretta della sconfortante crisi in cui versa la società italiana. Fino a quando ci saranno persone che, non solo chiamano i propri figli Tommy, Jennifer e Kevin senza vergognarsene, ma - anzi - ci tengono a farlo sapere a tutti con una decalcomania a caratteri gotici sulla propria auto, non potremo meritarci niente di meglio della classe politica che abbiamo.
 
La foto è stata scattata da me, col mio cellulare, domenica scorsa a Genova.



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domenica, 07 ottobre 2007
Sono un blogger. Sono ciò che scrivo?

"I am a DJ, I am what I play" cantava David Bowie anni fa. Sono un Deejay, sono ciò che suono... una frase che mi ha sempre affascinato e che ho provato a traslare nel mondo dei blog, allorquando, quasi due anni fa, ebbi l'idea di aprirne uno. "Ma un blogger è ciò che scrive?" mi venne subito da chiedere. Chi mi segue sa che ho conosciuto la mia compagna attraverso Splinder. Prima di incontrarla avevo delle sensazioni piuttosto precise che mi venivano dalla lettura del suo blog: l'unico strumento che allora avevo per stabilire una comunicazione con lei, ma non potevo certo affermare di sapere chi fosse. Oltre a Simona, da poco più di un anno vedo e frequento con grande piacere il buon vecchio Seaweeds. Ho quindi avuto una conoscenza con una blogger di Genova durata 12 mesi ed altri contatti più recenti e sporadici con diverse persone [come non citare, per esempio, la scoppiettante Bananae], tutte incontrate dal vivo grazie alla mia "Finestra sul Cortile". A seguito di questa mia esperienza sul campo, provo a dare una personale risposta alla domanda in questione: naturalmente NO, un blogger non è ciò che scrive, nel senso che una persona è ben più complessa, sfaccettata, espressa e densa di ciò che appunta in un blog. Insomma: è molto altro, anche se non necessariamente "di più" o "di meglio". Ciò che scrive - o per meglio dire - ciò che decide di pubblicare [la differenza a volte non è affatto sottile] e, di conseguenza, come sceglie di apparire agli occhi di una platea virtuale, è solo uno dei suoi diversi aspetti. Tutto questo gli appartiene ma non lo contiene.

Qualche giorno fa non ci siamo fatti mancare un'altra puntata di una contesa fra blogger che va avanti ormai da alcuni mesi. In verità la querelle ha origini e natura che affondano nella cosiddetta vita reale. I blogger che avrebbero voce in capitolo sono solo 4, perchè 4 sono le persone che, a diverso titolo, hanno autenticamente vissuto la vicenda al di fuori della Rete, e pertanto ben ne conoscono le dinamiche. Eppure si è assistito ad un curioso fenomeno: decine di commentatori si sono schierati chi per una campana chi per l'altra, senza sostanzialmente conoscere nè i protagonisti [se non attraverso il loro blog] e nè le ragioni effettive del contendere. Sono volate parole grosse, insulti sprezzanti e sarcastici commenti, basati di fatto sul proprio rapporto di simpatia virtuale con questo o quel blogger. Ma siamo davvero sicuri che sia così strano ed incomprensibile? Siamo davvero certi, ad esempio, che le nostre opinioni sui fatti politici o sugli eventi di cronaca [nera o rosa che sia] si rifacciano sempre a fatti nudi e crudi, ad idee che ci siamo costruiti leggendo, informandoci ed approfondendo in ogni direzione, senza pregiudizi? O quanto piuttosto alla propria passionalità o semplicemente a fattori "di pelle" o "di pancia"?

Terminando con una considerazione di carattere più generale: io ho sempre sostenuto che Internet sia lo specchio della società. La nostra società non lesina certo in superficialità, meschinità, grettezza, falsità ed ipocrisia; perchè mai sorprendersi se ne troviamo su Splinder?



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giovedì, 20 settembre 2007
Il blogger, questo sconosciuto

Il blogger, questo sconosciutoLa chiave di lettura del fenomeno italiano dei blog sta nell'utenza femminile, vera avanguardia di questo sempre più diffuso strumento del web. Le donne bloggano di piu' e commentano di piu'. Il 40,3% delle donne ha piu' di un blog [32,7% gli uomini], e il 56,5% delle donne commenta all'interno di un blog quando ha ''qualcosa di interessante da dire'' [49,7% gli uomini]. Le donne concepiscono tendenzialmente la loro azione all'interno dei blog come uno strumento di comunicazione tra buoni conoscenti. A conferma di questa intuizione va sottolineato come il 39,7% delle donne [contro il 23,6% degli uomini] dichiari di leggere determinati blog per via del ''rapporto di amicizia con l'autore''. Rispetto all'autore maschile, l'autrice di blog afferma come la creazione dei testi sia un atto di analisi e magari critica della vita vissuta. Il 74,4% delle donne [contro il 54,9% degli uomini] alla domanda ''Per chi scrivi?'' risponde ''per me'' e il 37,7% delle donne [14,5% i maschi] ammette di ''scrivere di cose intime/personali''. Ma il dato che segna la forchetta piu' ampia tra il comportamento maschile e quello femminile riguarda l'oggetto dei contenuti dei blog: l'80,9% delle donne [contro il 53,7% gli uomini] utilizza episodi della vita reale come ispirazione per i post. Le autrici/lettrici di blog sono piu' giovani degli uomini [22,1 anni di media contro 27,8 anni degli uomini] e stanno online da molto meno tempo, tanto che solo il 25,4% aveva iniziato a navigare prima del 1997, mentre in quell'anno aveva navigato gia' il 54,4% dei maschi. Le navigatrici propongono inoltre un utilizzo dei blog diverso, che ha dei tratti di riflessione sull'essere umano e tendono a essere piu' inserite nella dinamica sociale online.
 
Fin qua i freddi dati di una ricerca condotta da DiarioAperto in collaborazione con Swg, Splinder, Universita' di Trieste e Punto Informatico. Risultati statistici a cui non ho potuto fare a meno di integrare alcune considerazioni provocatorie e caricaturali, giusto per dare un pò di sale al dibattito!
 
Si sa... il blogger medio non ha più una vita, ma una serie di cose che gli accadono soltanto perchè poi ci scriva sopra un post. Le ragioni per le quali decide di scrivere sono le più disparate e, talvolta, le più disperate. Hai un capufficio stronzo? All'università continui a non passare gli esami? Non riesci a prendere la patente? Hai la crisi di mezzetà? La sindrome di Peter Pan? L'alluce valgo? Vuoi trovare il fidanzato o qualcuna che finalmente te la dia? Desideri mandare a quel paese persone che non hai visto neppure una volta nella vita? Aspiri a dire la tua su cose di cui non sai assolutamente nulla? Non vai al cinema/leggi un libro senza pensare alla recensione che dovrai fare? Hai bisogno di una vetrina per le tue fantasie sessuali, le tue opinioni politiche o le tue poesie degli anni adolescenziali? Vuoi fare il figo, padroneggiando con disinvoltura congiuntivi e condizionali? Sei un cyberpunk che medita il suicidio ed intanto inneggia a Totti? Smani per dimostrare che usi abitualmente termini come "misoneismo" o che sul tuo comodino trovano posto soltanto libri di Cernysveskji o Schopenhauer? Hai la tendenza ad autocompiangerti in pubblico? Hai imparato i comandi basilari di Photoshop e vuoi farlo sapere a tutti? Punti ad una seduta psicanalitica di gruppo, ma non hai i soldi per permettertela? Tutto questo e molto altro ancora caratterizza la sfaccettata e complessa figura del nostro eroe di inizio millennio, senza per questo rispondere adeguatamente alla domanda: insomma, ma perchè???



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sabato, 19 maggio 2007
Far soldi al tempo del Web

Orbene, dopo poco più di un anno dalla nascita del blog, ho deciso di fare outing: voglio anch'io il mio milione di dollari!!! Proprio così, voglio diventar ricco da far schifo. Si sa che Paul Getty sosteneva che «Se puoi contare i tuoi soldi, non hai un milione di dollari» - e siccome io non solo posso contarli, ma sono persino in grado di attribuire un nome a ciascuna delle mie banconote e la sera, prima di andare a dormire, le posso salutare una per una, terminando in pochi minuti - penso che sia arrivato il momento di dare una svolta alla mia esistenza. Si dice che tutti nella vita abbiano la stessa quantità di ghiaccio; però i ricchi d'estate e i poveri d'inverno. Per questo io intendo cambiar stagione. E dato che al tempo della Rete più si è strampalati e più si guadagna, qualcosa mi ha inequivocabilmente convinto che sono l'uomo giusto al momento giusto! D'altronde non credo di non essere nelle condizioni di partorire idee bislacche come queste, ognuna delle quali ha consentito di alzare quantità colossali di soldi:
Uncle Scrooge
Million dollar homepage: la famosissima pagina che vendeva pixel a 1$ l'uno ha fatto storia. Il modo più facile al mondo per guadagnarsi  un milione di dollari.

Lettere da Babbo Natale: Volete che mamma e papà non spendano 10$ per una lettera scritta da suo pugno da Babbo Natale? Ne hanno vendute 200.000! Fate un po' di conti...

Occhiali da sole per cani: Sì, si vendono anche quelli e a vagonate. Del resto anche i cani hanno bisogno di carisma e sintomatico mistero.

I frati che ricaricano cartucce ink-jet: (ma non solo) nel 2005 hanno fatturato 2.5 milioni di dollari. Il loro motto è "Commercio con compassione".

Positivedating.com: è un sito di incontri online per sieropositivi. Discutibile quanto si vuole, ma i suoi numeri sono 50.000 utenti e 110.000$ di ricavi.
Ebbene si: «L'oro non è tutto. Ci sono anche i diamanti» [Zio Paperone]



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giovedì, 19 aprile 2007
Blog e giornalismo

Bloggers again? What do they want this time?C’è chi li ama e c’è chi li odia. C’è chi pensa che siano il mezzo di comunicazione del futuro e chi li considera una moda e in quanto tale transitoria. In realtà i blog sembrano entrati in una nuova fase: quella della complementarietà con i media tradizionali. Ormai è un dato consolidato: i giovani leggono più i blog di quanto leggano i quotidiani o di quanto guardino le notizie in televisione. Quelli della fascia d’età 18-34 stanno abbandonando i giornali (negli Usa addirittura con punte del 50%) e, secondo la Online Publisher Association, solo il 17% di chi ha meno di 25 anni ritiene che la lettura dei giornali sia importante nella propria vita. Gli editori sono posti di fronte a scelte radicali: ignorare questa tendenza o elaborare nuove strategie per non perdere il contatto con la generazione dai cui ranghi uscirà la classe dirigente del futuro. Il blog è lo strumento che consente di raggiungere questo fine: consente agli editori di assecondare le abitudini di lettura dei giovani e di fidelizzarli,  capitalizzando la tendenza all’abitudinarietà: se un lettore è abituato a leggere i blog del Figaro e del Times, aumentano le chances che frequenti anche il sito, soprattutto con l’evolversi dei gusti e delle esigenze. La tendenza da parte delle principali testate ad ospitare dei blog nel proprio portale rientra in questo processo.

I blog nascono nel 1997.  Nel 1999 se ne contano 23. Nel Giugno 2004, Technorati, il motore di ricerca dedicato ai blog, ne stima 3 milioni. Oggi le ricerche sull’espansione straordinaria della blogosfera valutano che siano più di 40 milioni, con una tendenza a raddoppiare ogni sei mesi. La blogosfera è l’insieme dei blog. Il termine è stato coniato per scherzo nel 1999: "Goodbye, cyberspace! Hello, blogiverse! Blogosphere? Blogmos?" e poi ripreso seriamente da William Quick nel 2002 sul suo DailyPundit. Ha una struttura fortemente interconnessa: i blogger, gli autori dei blog, leggono spesso blog di altre persone, li linkano, li citano e ne riprendono i temi, proponendone altri punti di vista e arricchendoli con altre esperienze. Tuttavia, la maggior parte di questi blog viene rapidamente abbandonata e solo pochi sono quelli che hanno realmente successo.

Ti post or not to postLa funzione dei media tradizionali resta indiscutibile e per ora insostituibile; ma i blog ne hanno una propria. Tendono non a sostituirsi, ma ad integrarsi ai primi: sono il “cane da guardia” di giornali e tv, ma al contempo hanno successo soprattutto quando le loro denunce o le loro segnalazioni vengono riprese dai mezzi di informazione canonici. Utilizzano un linguaggio disinvolto e personalizzato che quest’ultimi non possono permettersi. Si sta creando una circolarità tra i due mondi: blog famosi vengono ospitati su portali di grandi testate, i giornalisti imparano a monitorare i blog come fonte d’informazione, i bloggisti a loro volta a monitorare costantemente i media e a seguire notizie e fatti che sfuggono al radar dei cosiddetti “mainstream” mediaL’esperienza americana induce a considerare la possibilità che in futuro nasca un nuovo mestiere, a fianco di quello del giornalista: quello del blogger professionista.

Tratto da "Blog e giornalismo, l'era della complementarietà" di
Marco Faré



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mercoledì, 28 marzo 2007
Tutti i diritti hanno riservato

Credo che tutti oramai sappiano cosa sia il phishing. Si dice phishing un tipo di frode ideato allo scopo di appropriarsi di informazioni, quali numeri di carta di credito, password, o altri dati personali. In particolare il phishing viene messo in atto da utenti malintenzionati che inviano milioni di false e-mail che sembrano provenire da siti Web noti o fidati, come il sito della propria banca o della società di emissione della carta di credito. Le persone che ritengono queste e-mail attendibili vengono poi indirizzate verso siti Web che paiono ufficiali, del tutto identici a quelli originali, e qui troppe volte rispondono ingenuamente a richieste di numeri di carta di credito, password, informazioni su account ed altre informazioni personali.

Però, mi chiedo io, perchè questi "utenti malintenzionati" non si impegnano a tradurre un pò meno maldestramente i mail che spediscono all'estero? Magari la truffa riuscirebbe un pò più spesso, e non mi farebbe venire in mente Totò quando cerca di vendere la Fontana di Trevi ad un turista americano! Ecco un esempio di mail truffaldina (con tanto di miei commenti sul contenuto) arrivata oggi alla mia casella di posta:
Gentile Banco Poste Italiane Utente [ma non gliel'ha ancora detto nessuno al traduttore online che usate, che in italiano il genitivo sassone non esiste?],

Eseguiamo attualmente la manutenzione regolare delle nostre misure di sicurezza. Il suo conto è stato scelto a caso per questa manutenzione [che culo!], e lei sarà adesso portato attraverso una serie di pagine di verifica di identità [oh bene, qualcuno che finalmente mi dice chi sono... a volte faccio fatica a saperlo io stesso]

Per eseguire la manutenzione regolare per favore scatti qui [scatto? Ma che è? Devo realizzare un book fotografico??? Ma soprattutto: se col mouse scatto, con la macchina fotografica che faccio?]

Proteggere la sicurezza del suo Primo conto bancario di Scambio è il nostro interesse primario [seeeeeeee!!!] e chiediamo scuse [meglio il plurale, si... che chiedere una scusa sola è poco. E poi un pò di buona creanza non guasta mai: vuoi mettere la soddisfazione di ascoltare uno che, allegerendoti del portafoglio, si profonde in sentitissime scuse??] per qualunque inconvenienza che questo può causare [ma figuratevi... quale inconvenienza potrebbe mai causare?].

Per favore nota: [ah, ma siamo passati al "tu"??? E vabbè dai, simpaticoni... aspettate che mo' me lo appunto!] Se facciamo no riceve la verifica di conto appropriata entro 24 ora [ah ok, facciamo così? E in italiano invece?], poi presumeremo che questo conto è fraudolento [ah... voi presumerete che il conto è fraudolento... allora sto a cavallo! E' un pò come se Totò Riina presumesse, con la pistola ancora fumante, che qualcun altro ha sparato all' esponente di turno della cosca rivale... ma adesso non stiamo a guarda' al capello!] e sarà sospeso. Lo scopo di questa verifica è assicurare che il suo conto non è stato fraudolentamente usato [menomale che ci siete voi] e combattere la frode dalla nostra comunità [non so come mai, ma a questo passaggio del mail mi è venuto in mente Berlusconi]

2007 Banco Poste Italiane. Tutti i diritti hanno riservato. [ecco, appunto!]



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sabato, 03 febbraio 2007
A letto dopo Carosello

Carosello nasce il 3 febbraio 1957. I limiti pubblicitari impongono che su due minuti e quindici secondi di ogni episodio, il richiamo al prodotto duri al massimo trentacinque secondi: il famoso "codino" che differenziava Carosello da tutta la pubblicità mondiale e faceva impazzire i pubblicitari che cercavano di fondere armoniosamente scenetta e reclame,  rispettando i vincoli di una censura particolarmente severa. Il programma, il cui titolo rievoca un celebre film musicale da poco uscito, "Carosello napoletano", diviene in breve l'appuntamento più seguito della Televisione di Stato. E' l'unica trasmissione interamente ideata, scritta e diretta da privati, e per molti giovani alle prime armi diventerà presto una grande palestra per imparare il mestiere. Nel 1961 l'ascolto di Carosello, nonostante la nascita di altri programmi di intrattenimento, è di 7 milioni e 800 mila spettatori. Nel 1963 la vecchia sigla viene cambiata con disegni eseguiti a tempera da Manfredo Manfredi, raffiguranti quattro celebri piazze di città italiane: Venezia, Siena, Napoli e Roma. Nel 1969, unico caso della sua lunga storia, la trasmissione è  sospesa per tre giorni a causa della strage di Piazza Fontana. Nel 1971 una selezione di Carosello viene presentata al Museo d'Arte Moderna di New York. Intanto il programma diventa sempre più corto: nel 1974 ogni scenetta dura un minuto e quarantasecondi, mentre il costo per realizarlo si aggira dai 3 ai 5 milioni. Il primo gennaio 1977 va in onda l'ultimo episodio, ufficialmente per una decisione della Commissione parlamentare di vigilanza della Rai, che tende a ridurre la pubblicità ai vari prodotti. Gli ultimi ascolti parlano di 19 milioni di italiani, fra cui 9 milioni di bambini!

Complessivamente sono andate in onda 42 mila scenette, mentre il giro d'affari é stato di oltre 40 milioni di Euro l'anno. Durante i vent'anni in cui é stato trasmesso, Carosello ha coinvolto tutto il mondo del cinema e dello spettacolo italiano. L'elenco degli attori e dei cantanti che vi ha partecipato è sterminato, per non parlare della grande produzione di cartoni e pupazzi animati che caratterizza il programma: l'omino coi baffi per la caffettiera Bialetti; Capitan Trinchetto, il marinaio che parla genovese ed esagera sempre un po', con il coretto di sottofondo che canta: "Cala, cala, cala! Cala Trinchetto!", per l'acqua brillante Recoaro; il pulcino Calimero per la Mira Lanza; Topo Gigio per i biscotti Pavesini; Carmencita e il Caballero per il caffé Lavazza; l'ippopotamo Pippo per la Lines; Jo Condor per le merendine Ferrero; la Linea per Lagostina e tantissimi altri. Sono innumerevoli gli slogan e i personaggi inventati in questo spazio televisivo che sono divenuti dei veri e propri "modi di dire" e restano ancor oggi, a 30 anni dalla fine del programma, nella memoria collettiva di un Paese intero.



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