REAR WINDOW
Rear Window adora il cinema, la buona musica, l’arte in tante forme, leggere, scrivere, il web-designing, i viaggi, giocare a tennis, il nero e il grigio, la pizza, gli opposti, ricordare, avere fiducia, la sincerità, le emozioni, il senso dell’umorismo nelle persone. E' contrario ai rapporti prima del matrimonio: fanno arrivare tardi alla cerimonia!
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Ho da poco concluso la lettura di "Questa volta è la mia storia" di Neil Simon, il più grande commediografo vivente. In questa autobiografia, Simon, nato a New York nel 1927, ripercorre con spiccata autoironia i passaggi della sua sfolgorante carriera: si fa le ossa in qualità di autore di gag per comici televisivi come Jerry Lewis e a partire dal 1961 dà alle scene una serie pressoché ininterrotta di successi intramontabili come: A piedi nudi nel parco, La strana coppia, Appartamento al Plaza, Il prigioniero della Seconda Strada, I ragazzi irresistibili. Quasi tutti i suoi lavori ottengono centinaia di repliche, vengono tradotti in film e rappresentati con successo in ogni parte del mondo. Un uomo nato con la vocazione per il mestiere più difficile: far ridere. Se esiste una categoria che esprime il genio americano, il genio ebraico, il genio della sopravvivenza grazie alla propria fantasia, il genio dell'ottimismo nonostante tutto, il genio di far sognare trasformato in pura tecnica scenica, tutto questo sta nel mestiere di gente come Neil Simon.
L'autore non si risparmia nel raccontare con grande umiltà anche aspetti privati e familiari. Dalla sua connaturata insicurezza alle sedute di psicanalisi, dal matrimonio con l’amatissima Joan al legame davvero buffo col fedele cane, dalla nascita delle figlie ai più dolorosi drammi personali, il tutto con grande misura e delicatezza. Il che fa di questo libro un’esperienza divertente ed appassionante, perfetta per chi ama il teatro e il cinema, ma assai piacevole per chiunque voglia conoscere le tappe della vita di un uomo che ha goduto di un grandissimo successo, senza per questo perdere la sobrietà e un ironico, salutare distacco.
"A Joan non era mai importato granchè dei soldi. Si accontentava di vivere nel nostro primo appartamento, un monolocale al quinto piano senza ascensore nel Village. Quell'appartamento aveva un piccolo spogliatoio che lei aveva trasformato in un'ancora più piccola camera da letto [...]. Si poteva aprire la finestra senza scendere dal letto, ma aprire il piccolo armadio sulla parete opposta era tutt'altra faccenda. La nostra tecnica era questa: attraversavamo il letto camminandoci sopra, aprivamo la porta dell'armadio di una decina di centimetri (il che era già un'impresa), ci infilavamo dentro un braccio, tastavamo un pò in giro e qualsiasi cosa tirassimo fuori, la indossavamo. Nessuno ci faceva caso, perchè tanto al Village si vestivano tutti in modo strano. Quando tornavo a casa la sera il letto era rifatto alla perfezione. Credo usasse un calzascarpe. L'appartamento era sulla Decima Strada, fra Fifth Avenue e University Place, a tre isolati dalla New York University. Portare a spasso il cane la sera davanti alla NYU era la cosa più vicina ad un'istruzione universitaria che avessi mai avuto".
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Gilberto Govi nacque nella mia città, Genova, il 22 ottobre 1885. Dopo aver frequentato l'Accademia di Belle Arti, trovò impiego come disegnatore alle Officine Elettriche Genovesi: aveva la passione per il disegno e le caricature. Ma il suo vero amore era il teatro. S'iscrisse quindi all' Accademia filodrammatica del Teatro Nazionale, un ambiente un po' tetro dove era costretto a recitare nel più impeccabile italiano. Le critiche positive non bastavano a soddisfarlo, perchè nel sangue aveva il dialetto. Intenzionato a portare sulle scene un repertorio tipicamente genovese, Govi si separò dall'Accademia Filodrammatica per dar vita alla Dialettale Genovese, con cui riportò un grande seguito e dove conobbe, e nel 1917 sposò, Rina Gaioni. Dopo un lungo apprendistato, nel 1923 la compagnia approdò al teatro di Milano, dove il successo de "I manezzi pe' majâ na figgia" fu strepitoso. Gli anni successivi sanzionarono il prestigio dell'attore, prima grazie ad una tournèe in Argentina e poi a parecchie rappresentazioni a Roma e Parigi. Interrotta l'attività teatrale durante la guerra, Govi la riprese successivamente, accogliendo in compagnia diversi nuovi elementi e replicando con consensi unanimi il suo vecchio repertorio. Nel frattempo iniziò anche una breve carriera cinematografica,
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anche se in realtà non amava molto il cinema, perchè era costretto a recitare a memoria, a scapito dell'improvvisazione che invece gli garantiva il teatro. In anni più recenti, la bonaria maschera goviana apparve con notevolissimo esito sugli schermi televisivi, dove esordì nel 57 con le teleriprese dei Manezzi e di "Pignasecca e Pignaverde". Gilberto Govi morì quasi ottantunenne, assistito amorevolmente dalla moglie. Sino all'ultimo si mantenne lucido e poche ore prima del decesso, con una delle sue caratteristiche battute, intrise di umana ironia, esclamò: «Quanto ghe voe pe' moi!».
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